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Johannesburg Summi 2002

- SESTA PARTE -

L’inquinamento stermina i più piccoli

JOHANNESBURG - Se si annacquasse il mondo come si sta annacquando il documento finale del vertice di Johannesburg nessuno avrebbe più sete. Dopo l’ennesima notte di trattative, per esempio, è stato annunciato un accordo sulla biodiversità il cui ritmo di scomparsa è diventato 50 volte superiore al tasso naturale. Nel documento finale si chiederà a tutti i Paesi interventi per una significativa riduzione del tasso di estinzione entro il 2010. Soltanto sei mesi fa, nell’ambito del patto sulla biodiversità i Paesi ricchi si erano impegnati a dimezzare il ritmo con cui animali e piante stanno scomparendo.


L'Onu ha stimato che il 25% degli animali mammiferi e l'11% delle specie di uccelli sono a rischio di estinzione. Ad oggi, il 10% delle barriere coralline è stato distrutto. Se niente sarà fatto, un terzo di quelle rimaste sparirà entro il 2020. Sull’uso dei prodotti chimici, sia in industria che in agricoltura era successo lo stesso con la trasformazione dell’impegno a eliminarli entro il 2020 in un richiesta di «minimizzazione» dei danni provocati dal loro impiego. «Progressi» vengono definiti questi accordi ma solo perché consentiranno di poter evitare ufficialmente la parola «disastro». Per quanto riguarda il clima c’è l’appello a chi non abbia ancora firmato il protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas-serra, a «farlo tempestivamente».


Ora gli ultimi sforzi saranno concentrati su acqua ed energia. Sul primo punto la controversia riguarda la proposta (sostenuta dalla Ue) di legare l'obiettivo di aumentare l'accesso all'acqua all'obiettivo per incrementare gli interventi di purificazione, fissando per entrambi al 2015 la data di attuazione su cui Usa e l’Australia sono contrari a stabilire. Il Giappone avrebbe una posizione simile a quella della Ue e anche il Canada sembra abbastanza aperto. Sul tavolo dei negoziati restano però due testi.


A riportare un po’ di tensione nella cittadella del Vertice ci ha pensato Gro Harlem Brundtland, direttrice dell’Organizzazione mondiale della Sanità richiamando l’attenzione del summit sui bambini, i soggetti più vulnerabili alle malattie provocate dal degrado dell'ambiente. Nel 2000 più del 40 per cento dei 4,7 milioni di morti causati da problemi legati all'inquinamento avevano meno di 5 anni. «A causa dei fattori ambientali, è come se ogni 45 minuti precipitasse un aereo carico di bambini», ha detto con una agghiacciante immagine. Secondo i dati forniti dalla signora Brundtland, nell'anno 2000 le malattie peggiori collegate all'ambiente sono state diarrea (1,3 milioni di morti), disfunzioni respiratorie (2 milioni), malattie infettive (1 milione) e incidenti vari (400 mila).


Il proliferare delle industrie, l'uso sconsiderato dei prodotti chimici, la mancanza di controlli sull'inquinamento e sullo smaltimento dei rifiuti «sono tutti fattori che hanno una incidenza diretta sulla salute dei bambini nel mondo di oggi». «I bambini sono più esposti a questi pericoli perchè, in rapporto al loro peso, rispetto agli adulti respirano più aria, e consumano più cibo e acqua - ha spiegato - Il loro sistema immunitario, il loro sistema nervoso e il loro apparato digestivo sono molto più delicati di quelli di una persona adulta».


La signora Brundtland ha lanciato un nuovo appello ai Paesi ricchi denunciando la loro latitanza. «Non capisco come i paesi ricchi, sugli aiuti allo sviluppo, non riescano mai a raggiungere nemmeno la metà della quota dello 0.7 del Pil concordata a livello internazionale» ha detto. Da oggi a Johannesburg cominceranno ad arrivare capi di stato di governo. Ne sono attesi 109. Ci sarà anche Berlusconi che oggi presenterà le iniziative italiane sull'e-government e la de-Tax. Il presidente del Consiglio ribadirà la necessità di rispettare l'impegno a dimezzare entro il 2015 il numero delle persone afflitte dalla povertà e soprattutto si soffermerà su due progetti promossi dall'Italia: l'e-government, ovvero l'informatizzazione dell'attività amministrativa e di governo dei Paesi in via di sviluppo, e la «de-tax», che permetterebbe ai venditori di beni e servizi di devolvere l'1% del valore d'acquisto a favore di progetti di cooperazione (importo poi detratto dalle tasse al commerciante). Non ci sarà Bush, rappresentato dal segretario di Stato, Colin Powell.

Il Messaggero, 2/09/2002

 

Energia rinnovabile e acqua, accordi a metà

JOHANNESBURG - L’impegno di ridurre del 50% la popolazione che non ha accesso all’acqua potabile entro il 2015 è entrato nel documento finale del Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Ovviamente impegno non vuol dire dovere. Ci si proverà, insomma. Un traguardo che molte delegazioni interpretano come un grande successo. E un’intesa è stata raggiunta in extremis anche sull’energia. La posizione dell’Unione europea era quella di giungere entro il 2010 a un aumento del 15 per cento della produzione di energia rinnovabile. Sulla questione dell'energia, ieri si è tenuta una riunione comunitaria, tra tutti i Paesi della Ue per mettere a punto i margini di flessibilità sulla strategia di partenza. E la resa europea c’è stata davanti alla proposta di compromesso del Sud Africa che ha mantenuto la data del 2010, ma senza fissare alcun obiettivo per l'aumento della produzione, limitandosi a chiedere «un sostanziale» aumento della produzione di energia pulita. Che si aggiungerebbe agli altri accordi di buon intenti raggiunti su clima, chimica e biodiversità.


Le particolari difficoltà di raggiungere un’intesa sull’energia sono state forse anche dettate dal fatto che a condurre i giochi su questo punto è stata posta l’Arabia Saudita che “qualche" interesse a cavalcare l’energia “sporca" come quella petrolifera ce l’ha. Nella contesa sull’energia è venuto a crearsi un “asse" politicamente atipico con Usa, Iran e Iraq dalla stessa parte della barricata. Sulla resistenza dei paesi produttori di petrolio è intervenuto anche il presidente del Consiglio Berlusconi che sottolineando «la consapevolezza comune che non si può consumare all’infinito ciò che non si rinnova» ha poi aggiunto che «abbiamo constatato il fatto che i paesi arabi, depositari delle maggiori riserve di petrolio, non possano che opporsi al fatto che venga a ridursi la loro possibilità di mercato».
Per quanto riguarda la posizione italiana, un Berlusconi soddisfatto («il Vertice è andato molto bene») ha rilanciato, lo aveva già fatto in occasione del G-8 di Genova di un anno fa, i progetti di e-government e de-tax.

Il primo riguarda l’informatizzazione delle amministrazioni dei paesi in via di sviluppo. Il secondo è una «misura che libera con una decisione volontaria l'1-2% del prezzo di acquisto di un prodotto a favore di progetti concreti di cooperazione», ha spiegato Berlusconi. Sui risultati fin qui raggiunti dal Vertice, Berlusconi ha sottolineato il «buon lavoro della presidenza (della Ue) danese. «Il fatto che tutti si siano scomodati qui - ha detto ancora il presidente del Consiglio - già dice che dobbiamo caricarci tutti del futuro per quanto riguarda ambiente, energia, acqua e povertà». Poi ha ribadito che «l'obiettivo è di arrivare a devolvere lo 0,7% del Pil in favore dello sviluppo. Per ora l'impegno italiano prevede di arrivare allo 0,39% (entro il 2006) e abbiamo la ferma intenzione di raggiungere questo traguardo».

Tra i protagonisti della giornata di ieri è stato il Canada; per due motivi. Il primo è stato l’annuncio del premier Jean Chretien sulla decisione del Parlamento canadese di votare entro la fine dell'anno la ratifica del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici. Se il voto sarà favorevole e se anche la Russia procederà, come preannunciato, alla ratifica, il trattato contro la proliferazione dei cosiddetti gas serra potrà entrare in vigore nonostante gli Stati Uniti se ne siano dissociati dopo l'arrivo alla Casa Bianca di George W. Bush. Su Kyoto è intervenuto anche il cancelliere tedesco Gerhardt Schroeder: «Nelle ultime settimane si è registrato uno spettacolare aumento degli eventi meteorologici estremi. (...) È in gioco la sopravvivenza del pianeta, per questo la conferenza dovrebbe chiedere a tutti i Paesi di ratificare il protocollo di Kyoto».

L’altro motivo che ha attirato le attenzioni sul Canada è stata la proposta di riaprire il capitolo dell'aborto tra i sistemi sanitari da offrire ai Paesi in via di sviluppo. Sulla salute, non c'è infatti ancora accordo né sull’interruzione alla gravidanza né sulla contraccezione. La controversia è nata attorno a un paragrafo in cui si chiede migliori servizi sanitari «nel rispetto delle leggi nazionali e dei valori culturali e religiosi». Il Canada, così come l’Unione Europea, vorrebbe eliminarlo perché ritenuto penalizzante e rischioso per le donne di molti Paesi.

Su questo tema Berlusconi non si è voluto pronunciare, limitandosi a osservare laconicamente che «certamente da parte di molti il problema demografico viene posto, c'è la prospettiva di raddoppiare la popolazione mondiale entro 50 anni e qui ci sono ancora tanti problemi». Tra il susseguirsi di interventi di capi di governo e capi di Stato si è inserito anche quello del presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, che ha voluto tessere l’elogio dell’Unione Europea: «Questo - ha detto Prodi - è il vertice dell'Europa, senza l'Europa non ci sarebbe stato né il vertice né nessuna strategia concreta di aiuto ai paesi più poveri». Il presidente francese, Jacques Chirac, giunto a Johannesburg con l’intenzione di rilanciare la “Tobin-tax" tassazione mondiale su tutti gli scambi commerciali da destinare allo sviluppo del Paesi poveri, si è rivolto alla platea affermando che «La nostra casa brucia e noi stiamo guardando dall'altra parte, dobbiamo pensare seriamente a un prelievo di solidarietà per finanziare lo sviluppo e tenere sotto controllo i risvolti negativi della globalizzazione».

Il Messaggero, 3/09/2002

 

Il vertice chiude con la sorpresa di Kyoto


JOHANNESBURG - Si conclude con un successo, fuori agenda, il Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Merito della Russia (e della Cina) che ha fatto sapere che ratificherà il protocollo di Kyoto sull’ambiente. Grazie all’adesione russa il protocollo del 1997 potrà finalmente entrare in vigore lasciando sola sul fronte del “no" l’America di Bush junior. L’accordo di Kyoto però non fa parte del documento finale che oggi, giorno di chiusura del vertice, sarà firmato a Johannesburg. Un documento bocciato dalle associazioni ambientaliste. «Il vertice delle intese vergognose» lo ha bollato il Wwf «che ha clamorosamente fallito nei suoi obiettivi». E sulla posizione del Wwf sono in tanti.


Pur riconoscendo «alcuni risultati positivi» soprattutto negli impegni unilaterali assunti da molti Paesi, il Wwf denuncia «la mancanza di scadenze e obiettivi chiari» negli impegni su temi cruciali.
«A parte qualche impegno limitato per la protezione degli oceani e delle specie ittiche, complessivamente queste intese non beneficeranno nè i Paesi che le hanno messe a punto, nè quelli che hanno permesso che fossero approvate» ha lamentato il direttore generale del Wwf internazionale Claude Martin».


Per poter considerare chiuso il lavoro sul documento ufficiale ieri sera mancava ancora l’intesa - nel capitolo sanità - sull’aborto. Ma in nottata la presidenza ha annunciato che era stato raggiunto un accordo anche sul capitolo "diritti delle donne nelle politiche sanitarie di base". La controversia, scoppiata lunedì, era uscita dalle stanze del vertice: ieri attorno all'area di Sandton hanno manifestato donne e militanti di varie associazioni per chiedere ai delegati di cambiare il paragrafo 47 del documento finale. È il capitolo in cui si afferma la necessità di garantire a tutti un servizio sanitario di base efficace, accessibile e a un costo abbordabile...«nel rispetto delle legislazioni nazionali e dei valori culturali e religiosi».


Il Canada aveva chiesto di modificarlo, aggiungendo una frase: «e in conformità con tutti i diritti umani e le libertà fondamentali». Su questa aggiunta aveva concordato la Ue. Contrari, invece, ad inserire queste poche righe gli Stati Uniti, il Vaticano, l'Iran e il Sudan.
I movimenti femminili hanno premuto perché passasse la formulazione canadese. Senza un chiaro legame tra diritto alla salute e diritti umani, affermano le femministe, il solo riferimento alle leggi e alle culture nazionali rappresenterebbe una sorta di via libera a pratiche di mutilazione sessuale, come l'infibulazione ancora praticata in 28 Paesi africani e in alcuni del Medio Oriente.


Su tutto il resto dell’accordo è stata soprattutto l’Unione europea a dover sacrificare i suoi obiettivi. «L'Europa ha dimostrato di essere unita» dice il ministro dell’Ambiente, Matteoli, ma sull'energia è stata battuta da «una commistione di interessi». Per il ministro comunque il documento complessivo è «sufficientemente accettabile». Il ministro ha spiegato che l'Ue era disposta a slittare dal 2010 al 2015 la scadenza per arrivare a un 15% di utilizzo di energie rinnovabili, ma «anche su questa data è rimasta sola» e si è deciso di limitarsi alla generica indicazione di «un aumento sostanziale» senza fissare scadenze.


Matteoli si è anche mostrato scettico sull'annuncio del commissario europeo Margot Wallstroem che la Ue andrà avanti da sola per rispettare l'obiettivo che aveva proposto.
Cosa consegna quindi questo vertice ai Paesi più poveri?
Energia: non sono stati fissati obiettivi per un aumento dell'impiego di energie rinnovabili. È stato convenuto di eliminare i sussidi alle fonti inquinanti, «quando appropriato», ma al tempo stesso ci sono riferimenti a favore di un ricorso maggiore all'energia nucleare e ai combustibili fossili che sono ritenuti la causa principale dell'effetto serra.


Acqua: accordo per dimezzare entro il 2015 i 2 miliardi e 400 milioni di persone che attualmente non dispongono di acqua potabile o purificata. Povertà: creazione di un fondo di solidarietà per combattere la povertà. Ma i contributi sono su base volontaria. Agricoltura e pesca: cessazione dei sussidi che incoraggiano a depredare le riserve ittiche del Terzo mondo per arrivare a ripristinarle al più tardi entro il 2015 e riconoscimento che gli oceani sono essenziali agli ecosistemi e una fondamentale risorsa alimentare.


Biodiversità: accordo per ridurre significativamente entro il 2010 il ritmo a cui si stanno estinguendo specie rare di animali e piante. Salute: l'accordo sui brevetti dell'Organizzazione mondiale per il commercio non deve impedire ai Paesi poveri di fornire medicine per tutti. Commercio: un accenno alla promozione dei commerci, ma non viene specificato che le regole dell'Organizzazione mondiale per il commercio fanno perno sui trattati ambientali. L’accordo sui diritti delle donne in materia di sanità ha permesso l’adozione del Piano d’azione, il principale documento politico del vertice.

Il Messaggero, 4/09/2002

 

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