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SESTA PARTE -
L’inquinamento
stermina i più piccoli
JOHANNESBURG
- Se si annacquasse il mondo come si sta annacquando il
documento finale del vertice di Johannesburg nessuno avrebbe più
sete. Dopo l’ennesima notte di trattative, per esempio, è
stato annunciato un accordo sulla biodiversità il cui ritmo di
scomparsa è diventato 50 volte superiore al tasso naturale. Nel
documento finale si chiederà a tutti i Paesi interventi per una
significativa riduzione del tasso di estinzione entro il 2010.
Soltanto sei mesi fa, nell’ambito del patto sulla biodiversità
i Paesi ricchi si erano impegnati a dimezzare il ritmo con cui
animali e piante stanno scomparendo.
L'Onu ha stimato che il 25% degli animali mammiferi e l'11%
delle specie di uccelli sono a rischio di estinzione. Ad oggi,
il 10% delle barriere coralline è stato distrutto. Se niente
sarà fatto, un terzo di quelle rimaste sparirà entro il 2020.
Sull’uso dei prodotti chimici, sia in industria che in
agricoltura era successo lo stesso con la trasformazione
dell’impegno a eliminarli entro il 2020 in un richiesta di «minimizzazione»
dei danni provocati dal loro impiego.
«Progressi» vengono definiti questi accordi ma solo perché
consentiranno di poter evitare ufficialmente la parola «disastro».
Per quanto riguarda il clima c’è l’appello a chi non abbia
ancora firmato il protocollo di Kyoto sulla riduzione dei
gas-serra, a «farlo tempestivamente».
Ora gli ultimi sforzi saranno concentrati su acqua ed energia.
Sul primo punto la controversia riguarda la proposta (sostenuta
dalla Ue) di legare l'obiettivo di aumentare l'accesso all'acqua
all'obiettivo per incrementare gli interventi di purificazione,
fissando per entrambi al 2015 la data di attuazione su cui Usa e
l’Australia sono contrari a stabilire. Il Giappone avrebbe una
posizione simile a quella della Ue e anche il Canada sembra
abbastanza aperto. Sul tavolo dei negoziati restano però due
testi.
A riportare un po’ di tensione nella cittadella del Vertice ci
ha pensato Gro Harlem Brundtland, direttrice
dell’Organizzazione mondiale della Sanità richiamando
l’attenzione del summit sui bambini, i soggetti più
vulnerabili alle malattie provocate dal degrado dell'ambiente.
Nel 2000 più del 40 per cento dei 4,7 milioni di morti causati
da problemi legati all'inquinamento avevano meno di 5 anni.
«A causa dei fattori ambientali, è come se ogni 45 minuti
precipitasse un aereo carico di bambini», ha detto con una
agghiacciante immagine. Secondo i dati forniti dalla signora
Brundtland, nell'anno 2000 le malattie peggiori collegate
all'ambiente sono state diarrea (1,3 milioni di morti),
disfunzioni respiratorie (2 milioni), malattie infettive (1
milione) e incidenti vari (400 mila).
Il proliferare delle industrie, l'uso sconsiderato dei prodotti
chimici, la mancanza di controlli sull'inquinamento e sullo
smaltimento dei rifiuti «sono tutti fattori che hanno una
incidenza diretta sulla salute dei bambini nel mondo di oggi».
«I bambini sono più esposti a questi pericoli perchè, in
rapporto al loro peso, rispetto agli adulti respirano più aria,
e consumano più cibo e acqua - ha spiegato - Il loro sistema
immunitario, il loro sistema nervoso e il loro apparato
digestivo sono molto più delicati di quelli di una persona
adulta».
La signora Brundtland ha lanciato un nuovo appello ai Paesi
ricchi denunciando la loro latitanza. «Non capisco come i paesi
ricchi, sugli aiuti allo sviluppo, non riescano mai a
raggiungere nemmeno la metà della quota dello 0.7 del Pil
concordata a livello internazionale» ha detto.
Da oggi a Johannesburg cominceranno ad arrivare capi di stato di
governo. Ne sono attesi 109. Ci sarà anche Berlusconi che oggi
presenterà le iniziative italiane sull'e-government e la de-Tax.
Il presidente del Consiglio ribadirà la necessità di
rispettare l'impegno a dimezzare entro il 2015 il numero delle
persone afflitte dalla povertà e soprattutto si soffermerà su
due progetti promossi dall'Italia: l'e-government, ovvero
l'informatizzazione dell'attività amministrativa e di governo
dei Paesi in via di sviluppo, e la «de-tax», che permetterebbe
ai venditori di beni e servizi di devolvere l'1% del valore
d'acquisto a favore di progetti di cooperazione (importo poi
detratto dalle tasse al commerciante). Non ci sarà Bush,
rappresentato dal segretario di Stato, Colin Powell.
Il
Messaggero, 2/09/2002
Energia
rinnovabile e acqua, accordi a metà
JOHANNESBURG
- L’impegno di ridurre del 50% la popolazione che non ha
accesso all’acqua potabile entro il 2015 è entrato nel
documento finale del Vertice di Johannesburg sullo sviluppo
sostenibile. Ovviamente impegno non vuol dire dovere. Ci si
proverà, insomma. Un traguardo che molte delegazioni
interpretano come un grande successo.
E un’intesa è stata raggiunta in extremis anche
sull’energia. La posizione dell’Unione europea era quella di
giungere entro il 2010 a un aumento del 15 per cento della
produzione di energia rinnovabile. Sulla questione dell'energia,
ieri si è tenuta una riunione comunitaria, tra tutti i Paesi
della Ue per mettere a punto i margini di flessibilità sulla
strategia di partenza. E la resa europea c’è stata davanti
alla proposta di compromesso del Sud Africa che ha mantenuto la
data del 2010, ma senza fissare alcun obiettivo per l'aumento
della produzione, limitandosi a chiedere «un sostanziale»
aumento della produzione di energia pulita. Che si aggiungerebbe
agli altri accordi di buon intenti raggiunti su clima, chimica e
biodiversità.
Le particolari difficoltà di raggiungere un’intesa
sull’energia sono state forse anche dettate dal fatto che a
condurre i giochi su questo punto è stata posta l’Arabia
Saudita che “qualche" interesse a cavalcare l’energia
“sporca" come quella petrolifera ce l’ha. Nella contesa
sull’energia è venuto a crearsi un “asse"
politicamente atipico con Usa, Iran e Iraq dalla stessa parte
della barricata.
Sulla resistenza dei paesi produttori di petrolio è intervenuto
anche il presidente del Consiglio Berlusconi che sottolineando
«la consapevolezza comune che non si può consumare
all’infinito ciò che non si rinnova» ha poi aggiunto che «abbiamo
constatato il fatto che i paesi arabi, depositari delle maggiori
riserve di petrolio, non possano che opporsi al fatto che venga
a ridursi la loro possibilità di mercato».
Per quanto riguarda la posizione italiana, un Berlusconi
soddisfatto («il Vertice è andato molto bene») ha rilanciato,
lo aveva già fatto in occasione del G-8 di Genova di un anno
fa, i progetti di e-government e de-tax.
Il primo
riguarda l’informatizzazione delle amministrazioni dei paesi
in via di sviluppo. Il secondo è una «misura che libera con
una decisione volontaria l'1-2% del prezzo di acquisto di un
prodotto a favore di progetti concreti di cooperazione», ha
spiegato Berlusconi.
Sui risultati fin qui raggiunti dal Vertice, Berlusconi ha
sottolineato il «buon lavoro della presidenza (della Ue)
danese. «Il fatto che tutti si siano scomodati qui - ha detto
ancora il presidente del Consiglio - già dice che dobbiamo
caricarci tutti del futuro per quanto riguarda ambiente,
energia, acqua e povertà». Poi ha ribadito che «l'obiettivo
è di arrivare a devolvere lo 0,7% del Pil in favore dello
sviluppo. Per ora l'impegno italiano prevede di arrivare allo
0,39% (entro il 2006) e abbiamo la ferma intenzione di
raggiungere questo traguardo».
Tra i
protagonisti della giornata di ieri è stato il Canada; per due
motivi. Il primo è stato l’annuncio del premier Jean Chretien
sulla decisione del Parlamento canadese di votare entro la fine
dell'anno la ratifica del protocollo di Kyoto sui cambiamenti
climatici. Se il voto sarà favorevole e se anche la Russia
procederà, come preannunciato, alla ratifica, il trattato
contro la proliferazione dei cosiddetti gas serra potrà entrare
in vigore nonostante gli Stati Uniti se ne siano dissociati dopo
l'arrivo alla Casa Bianca di George W. Bush. Su Kyoto è
intervenuto anche il cancelliere tedesco Gerhardt Schroeder: «Nelle
ultime settimane si è registrato uno spettacolare aumento degli
eventi meteorologici estremi. (...) È in gioco la sopravvivenza
del pianeta, per questo la conferenza dovrebbe chiedere a tutti
i Paesi di ratificare il protocollo di Kyoto».
L’altro
motivo che ha attirato le attenzioni sul Canada è stata la
proposta di riaprire il capitolo dell'aborto tra i sistemi
sanitari da offrire ai Paesi in via di sviluppo. Sulla salute,
non c'è infatti ancora accordo né sull’interruzione alla
gravidanza né sulla contraccezione. La controversia è nata
attorno a un paragrafo in cui si chiede migliori servizi
sanitari «nel rispetto delle leggi nazionali e dei valori
culturali e religiosi». Il Canada, così come l’Unione
Europea, vorrebbe eliminarlo perché ritenuto penalizzante e
rischioso per le donne di molti Paesi.
Su questo
tema Berlusconi non si è voluto pronunciare, limitandosi a
osservare laconicamente che «certamente da parte di molti il
problema demografico viene posto, c'è la prospettiva di
raddoppiare la popolazione mondiale entro 50 anni e qui ci sono
ancora tanti problemi».
Tra il susseguirsi di interventi di capi di governo e capi di
Stato si è inserito anche quello del presidente della
Commissione Europea, Romano Prodi, che ha voluto tessere
l’elogio dell’Unione Europea: «Questo - ha detto Prodi - è
il vertice dell'Europa, senza l'Europa non ci sarebbe stato né
il vertice né nessuna strategia concreta di aiuto ai paesi più
poveri».
Il presidente francese, Jacques Chirac, giunto a Johannesburg
con l’intenzione di rilanciare la “Tobin-tax"
tassazione mondiale su tutti gli scambi commerciali da destinare
allo sviluppo del Paesi poveri, si è rivolto alla platea
affermando che «La nostra casa brucia e noi stiamo guardando
dall'altra parte, dobbiamo pensare seriamente a un prelievo di
solidarietà per finanziare lo sviluppo e tenere sotto controllo
i risvolti negativi della globalizzazione».
Il Messaggero,
3/09/2002
Il
vertice chiude con la sorpresa di Kyoto
JOHANNESBURG - Si conclude con un successo, fuori agenda, il
Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Merito della
Russia (e della Cina) che ha fatto sapere che ratificherà il
protocollo di Kyoto sull’ambiente. Grazie all’adesione russa
il protocollo del 1997 potrà finalmente entrare in vigore
lasciando sola sul fronte del “no" l’America di Bush
junior. L’accordo di Kyoto però non fa parte del documento
finale che oggi, giorno di chiusura del vertice, sarà firmato a
Johannesburg. Un documento bocciato dalle associazioni
ambientaliste. «Il vertice delle intese vergognose» lo ha
bollato il Wwf «che ha clamorosamente fallito nei suoi
obiettivi». E sulla posizione del Wwf sono in tanti.
Pur riconoscendo «alcuni risultati positivi» soprattutto negli
impegni unilaterali assunti da molti Paesi, il Wwf denuncia «la
mancanza di scadenze e obiettivi chiari» negli impegni su temi
cruciali.
«A parte qualche impegno limitato per la protezione degli
oceani e delle specie ittiche, complessivamente queste intese
non beneficeranno nè i Paesi che le hanno messe a punto, nè
quelli che hanno permesso che fossero approvate» ha lamentato
il direttore generale del Wwf internazionale Claude Martin».
Per poter considerare chiuso il lavoro sul documento ufficiale
ieri sera mancava ancora l’intesa - nel capitolo sanità -
sull’aborto. Ma in nottata la presidenza ha annunciato che era
stato raggiunto un accordo anche sul capitolo "diritti
delle donne nelle politiche sanitarie di base". La
controversia, scoppiata lunedì, era uscita dalle stanze del
vertice: ieri attorno all'area di Sandton hanno manifestato
donne e militanti di varie associazioni per chiedere ai delegati
di cambiare il paragrafo 47 del documento finale. È il capitolo
in cui si afferma la necessità di garantire a tutti un servizio
sanitario di base efficace, accessibile e a un costo
abbordabile...«nel rispetto delle legislazioni nazionali e dei
valori culturali e religiosi».
Il Canada aveva chiesto di modificarlo, aggiungendo una frase:
«e in conformità con tutti i diritti umani e le libertà
fondamentali». Su questa aggiunta aveva concordato la Ue.
Contrari, invece, ad inserire queste poche righe gli Stati
Uniti, il Vaticano, l'Iran e il Sudan.
I movimenti femminili hanno premuto perché passasse la
formulazione canadese. Senza un chiaro legame tra diritto alla
salute e diritti umani, affermano le femministe, il solo
riferimento alle leggi e alle culture nazionali rappresenterebbe
una sorta di via libera a pratiche di mutilazione sessuale, come
l'infibulazione ancora praticata in 28 Paesi africani e in
alcuni del Medio Oriente.
Su tutto il resto dell’accordo è stata soprattutto l’Unione
europea a dover sacrificare i suoi obiettivi. «L'Europa ha
dimostrato di essere unita» dice il ministro dell’Ambiente,
Matteoli, ma sull'energia è stata battuta da «una commistione
di interessi». Per il ministro comunque il documento
complessivo è «sufficientemente accettabile».
Il ministro ha spiegato che l'Ue era disposta a slittare dal
2010 al 2015 la scadenza per arrivare a un 15% di utilizzo di
energie rinnovabili, ma «anche su questa data è rimasta sola»
e si è deciso di limitarsi alla generica indicazione di «un
aumento sostanziale» senza fissare scadenze.
Matteoli si è anche mostrato scettico sull'annuncio del
commissario europeo Margot Wallstroem che la Ue andrà avanti da
sola per rispettare l'obiettivo che aveva proposto.
Cosa consegna quindi questo vertice ai Paesi più poveri?
Energia: non sono stati fissati obiettivi per un aumento
dell'impiego di energie rinnovabili. È stato convenuto di
eliminare i sussidi alle fonti inquinanti, «quando appropriato»,
ma al tempo stesso ci sono riferimenti a favore di un ricorso
maggiore all'energia nucleare e ai combustibili fossili che sono
ritenuti la causa principale dell'effetto serra.
Acqua: accordo per dimezzare entro il 2015 i 2 miliardi e 400
milioni di persone che attualmente non dispongono di acqua
potabile o purificata.
Povertà: creazione di un fondo di solidarietà per combattere
la povertà. Ma i contributi sono su base volontaria.
Agricoltura e pesca: cessazione dei sussidi che incoraggiano a
depredare le riserve ittiche del Terzo mondo per arrivare a
ripristinarle al più tardi entro il 2015 e riconoscimento che
gli oceani sono essenziali agli ecosistemi e una fondamentale
risorsa alimentare.
Biodiversità: accordo per ridurre significativamente entro il
2010 il ritmo a cui si stanno estinguendo specie rare di animali
e piante.
Salute: l'accordo sui brevetti dell'Organizzazione mondiale per
il commercio non deve impedire ai Paesi poveri di fornire
medicine per tutti.
Commercio: un accenno alla promozione dei commerci, ma non viene
specificato che le regole dell'Organizzazione mondiale per il
commercio fanno perno sui trattati ambientali.
L’accordo sui diritti delle donne in materia di sanità ha
permesso l’adozione del Piano d’azione, il principale
documento politico del vertice.
Il Messaggero,
4/09/2002