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QUARTA PARTE -
Il
ministro Matteoli: «Cancelleremo un altro miliardo di debito
estero»
ROMA - Matteoli propone la "De-tax". Al vertice di
Johannesburg il ministro dell’Ambiente suggerisce una forma di
finanziamento per i poveri. Una misura fiscale comune a tutti i
paesi ricchi. Un contributo, come precisa Matteoli, che
commercianti e consumatori, su scelta esclusivamente volontaria,
possono devolvere in favore di progetti di cooperazione
internazionale per lo sviluppo. Questa forma di "No-tassa"
prevede, al momento, un uno per cento sul prezzo di acquisto. Ma
non è tutto, Altero Matteoli annuncia che entro il 2002
l’Italia cancellerà 1 miliardo di dollari di debito estero a
favore dei paesi più poveri. Una decisione che fa parte di un
più ampio programma per la cancellazione di almeno 4 miliardi
di dollari di debiti.
La "De-tax" fa parte della riforma fiscale italiana.
Fu Giulio Tremonti il primo a proporla (la illustrò in una
intervista al quotidiano francese "Le Monde" a
settembre del 2001) e dovrebbe servire a finanziare, attraverso
l’adesione volontaria di commercianti ed acquirenti, progetti
di cooperazione e di sostegno allo sviluppo sostenibile. E
dovrebbe essere estesa a tutti i paesi della Ue.
Spiega il ministro Matteoli: «La società civile sarà
sollecitata ad aderire volontariamente al finanziamento di
progetti per lo sviluppo sostenibile, in linea con il principio
di sussidiarietà».
Inoltre l'Italia, al Summit mondiale sullo
sviluppo sostenibile, appoggia «la progressiva apertura dei
mercati dei paesi ricchi ai prodotti dei paesi in via di
sviluppo, che tuttavia dovranno rispettare gli standard di
sicurezza e qualità ambientale richiesti dai mercati». Dice
Matteoli: «È urgente e prioritario mobilitare le risorse
finanziarie pubbliche e private e favorire il trasferimento
delle tecnologie necessarie, per assicurare la disponibilità di
acqua e l'accesso all'energia elettrica per i miliardi di
persone che ne sono privi, senza determinare un aumento della
pressione ambientale sulle risorse del pianeta. Acqua ed energia
sono essenziali nella lotta alla povertà, per la protezione
della salute, per l'agricoltura, per combattere la
desertificazione, per la conservazione dei cibi e dei farmaci,
per lo sviluppo delle attività produttive locali, per accedere
alla rete delle comunicazioni e delle informazioni, per
sostenere i programmi di educazione».
L'Italia, sostiene il
ministro, «sta facendo la sua parte. Abbiamo assunto l'impegno,
insieme agli altri paesi dell'Unione europea, di assicurare
entro il 2006 un contributo annuale per l'aiuto allo sviluppo
pari allo 0,39% del prodotto interno lordo. Presenteremo a
Johannesburg le nostre iniziative nella regione mediterranea, in
Cina e in Africa, per sostenere l'accesso all'acqua ed
all'energia, per il trasferimento delle tecnologie
"pulite", per la lotta contro la desertificazione, per
la diffusione della cultura e degli strumenti di E-government».
Contrari alla "De-tax" il presidente dei Verdi,
Alfonso Pecorario Scanio («è una presa in giro nei confronti
dei poveri del mondo») e Giuseppe Fioroni della Margherita
(«é poco più di un’elemosina. Si tratta di un ennesimo
regalo alle imprese, una scorciatoia per far riprendere i
consumi»). Favorevole alla "De-tax" Legambiente. Dice
il portavoce Roberto Della Seta: «E’ una buona idea, ma
servono altri impegni».
Il
Messaggero, 27 agosto 2002, di PAOLA
OREFICE
La
semplice verità: chi sta bene produce di più
IL SUMMIT mondiale sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg si
svolge in una zona del mondo dove nei prossimi sei mesi fame e
malattie faranno più di 300.000 vittime. Certamente, affrontare
i temi dello sviluppo sostenibile significa discutere di
cambiamenti climatici, di perdita di biodiversità e di
desertificazione, ma anche di come assicurare cibo, abitazioni e
salute a tutti gli abitanti del pianeta in modo tale che anche
le future generazioni possano fare lo stesso.
L'urgenza della situazione è stata ben riassunta dal ministro
sudafricano per l'Ambiente, Valli Moosa, che alla conferenza
delle Nazioni Unite di Monterrey, ha affermato: «Molte cose
sono cambiate, ma se il mondo continuerà su questa traiettoria,
la minaccia combinata delle malattie, dei conflitti per le
risorse naturali, delle migrazioni, del sottosviluppo, del
degrado ambientale e della povertà, finiranno col minare le
prospettive di prosperità globale e la stabilità politica e
sociale».
La salute è un tema prioritario di questo vertice e per molte
ragioni. Prima di tutto l'investimento dei popoli per la salute
è un elemento essenziale per lo sviluppo sostenibile. Una vita
sana è uno dei benefici di una crescita sostenibile e uno
strumento potente e sottovalutato di sviluppo.
Dieci anni fa si pensava che assicurare la salute volesse dire
sostanzialmente assicurare i servizi sociali: un costo, più che
un investimento. Ora, a dieci anni da Rio, il mondo sta
cominciando ad accettare l'idea che la salute è un mezzo per
stimolare la crescita, proteggere l'ambiente e ridurre la
povertà.
Inoltre il lavoro della Commissione delle Nazioni Unite su
macroeconomia e salute definisce l'impatto positivo della salute
sull'economia e stabilisce quanto costa combattere le cause più
comuni e diffuse di morte e disabilità, Aids incluso.
Raggiungere l'investimento minimo necessario di 30-40 dollari
per abitante dei Paesi poveri richiede certamente una spesa
aggiuntiva ai Paesi donatori, ma il ritorno di questo
investimento sarebbe grande. Ogni centesimo speso in questo modo
porterebbe a dieci dollari di guadagno in termini di sviluppo.
In terzo luogo oggi sappiamo stabilire le strategie per
aggredire i rischi per la salute, soprattutto quando si tratta
di rischi ambientali. Le malattie gastrointestinali e
respiratorie hanno uno stretto ma prevenibile legame con le
condizioni di vita disagiate, con l'acqua sporca, con i
combustibili domestici inquinanti e con il cibo dall'igiene
incerta.
Infine dobbiamo riconoscere a tutti un accesso equo e a lungo
termine alle risorse naturali, indispensabile per la salute e
per la stessa sopravvivenza. La carestia nell'Africa meridionale
riflette il fallimento degli impegni presi in passato per lo
sviluppo sostenibile.
Tuttavia, non possiamo contare sulla sola crescita economica per
risolvere il problema della povertà. Quello che serve è
assistenza allo sviluppo, cambiamenti democratici e un accordo
più ragionevole per i Paesi in via di sviluppo. Serve un
accesso ai mercati che aiuti a portare tre miliardi di persone
fino al livello in cui possano partecipare allo sforzo globale
per salvare le nostre risorse naturali. Ci sono molti esempi di
azioni di successo a livello globale, per esempio la
poliomielite sta per essere sradicata dal pianeta e sono stati
fatti dei progressi per ridurre l'emissione dei gas serra. I
Paesi ricchi sono veloci nel destinare miliardi di dollari agli
obiettivi che credono importanti. Come società globale abbiamo
le risorse che ci servono. Gli impegni presi - o ignorati - a
Johannesburg ci mostreranno se abbiamo la volontà.
Traduzione di Eva Benelli
Il Messaggero,
28/08/2002,
Guerra
sui sussidi all'agricoltura
JOHANNESBURG
- L’agricoltura, fonte e vittima dell’effetto serra. Fonte
di inquinamento. Fonte di scontro tra Paesi ricchi e meno
poveri. L’agricoltura come salvagente per i due miliardi di
persone in più che la Terra ospiterà entro il 2030.
L’agricoltura come incubo per le sorti del Pianeta. Ieri è
stata al centro della seconda giornata di colloqui al Vertice
sullo sviluppo sostenibile in corso a Johannesburg.
Più del 70% dei poveri nei Paesi in via di sviluppo vive in
zone rurali e trae dall'agricoltura il proprio sostentamento. La
Fao stima che la domanda mondiale di cibo crescerà del 60%
entro il 2030. La maggior parte della maggiore domanda e
produzione verrà dai Paesi in via di sviluppo: per la Fao circa
il 20% della produzione aggiuntiva deriverà da un espansione
dei terreni coltivati, il 10% da raccolti più frequenti durante
l'anno ed il 70% dalla maggiore resa dei terreni.
L'espansione dei terreni agricoli riguarderà 120 milioni di
ettari di terre soprattutto in Africa ed America Latina: «una
grave preoccupazione», per la Fao, è il fatto che aree
ecologicamente sensibili siano toccate da questo processo.
Secondo de Haen, vice direttore della Fao «un'agricoltura
sostenibile e lo sviluppo rurale sono le basi per il successo
nella lotta alla fame e alla povertà. Estrema povertà, bassa
produttività agricola e degradazione delle risorse formano un
circolo vizioso. Questo circolo deve essere rotto se vogliamo
raggiungere l'obiettivo assunto dalla comunità internazionale
di dimezzare la povertà entro il 2015».
L'obiettivo è quindi quello di aumentare i raccolti con il
minimo impatto possibile sull'ambiente»: «Intensificazione
sostenibile», la chiama de Haen. Per realizzarla occorre più
ricerca, ma essa può essere ottenuta già utilizzando e
migliorando le tecnologie esistenti. «La lotta integrata può
ridurre notevolmente l'impiego di pesticidi, sistemi integrati
di nutrimento delle piante possono ridurre il fabbisogno di
fertilizzanti dal 10 al 30% e l'agricoltura di conservazione
può far crescere i raccolti del 20-50%.» Le risorse richieste
per attuare il piano d'azione per l'agricoltura ammontano a
circa 16 miliardi di dollari all'anno.
Ma l’agricoltura è fonte anche di guerre commerciali tra i
Paesi ricchi, dove il settore può contare su barriere doganali
e consistenti sussidi statali, e quelli in via di sviluppo. Le
Nazioni più povere chiedono così a quelle ricche di tagliare
questi sussidi che costituiscono un ostacolo alle esportazioni.
Tutti si rendono conto che la è fondamentale. Tant’è vero
che ieri mattina è stato elaborato un nuovo testo di
compromesso su commercio e finanze. Il nuovo documento -
presentato da John Ash, ambasciatore Onu delle isole dei Caraibi
e Antigua - è il risultato delle negoziazioni condotte ieri
notte per tentare di ravvicinare le posizioni tra il blocco
Ue-Usa (che hanno concordato un punto di vista comune in un
documento ufficioso) e il gruppo dei paesi in via di sviluppo
del “G77".
Secondo la Banca Mondiale, gli aiuti pubblici all'agricoltura
dei Paesi del nord del mondo rappresentano il maggior ostacolo
alle possibilità di sviluppo del settore agricolo in Africa e
negli altri paesi che hanno problemi di crescita. «Se si
sblocca questo capitolo avremmo risolto quasi tutti i
problemi», ha commentato Corrado Clini, direttore generale del
ministero dell'ambiente.
Passi in avanti ieri sono stati compiuti nel settore della
pesca. E’ stato raggiunto un accordo che fissa a livello
globale delle norme comuni per sviluppare tecniche e modalità
di pesca compatibili con le risorse naturale e stabilisce una
data, il 2015, per la loro attuazione. L'accordo - che sarà
inglobato nel documento finale del Vertice - si propone di
ridurre i quantitativi di pesca a livelli compatibili con
l'ambiente.
Su un altro capitolo importante - la chimica - si sono fatti
passi in avanti, anche se non è stato ancora raggiunto un
accordo conclusivo. Le delegazioni stanno discutendo di
eliminare l'utilizzo dei prodotti chimici pericolosi sia in
industria che in agricoltura entro il 2020 in tutto il mondo.
Il Messaggero,
28/08/2002
Inquinamento:
8 milioni di vittime l’anno
Le condizioni dell'ambiente globale del pianeta in cui viviamo,
sarebbero anche peggiori di quelle che vengono ufficialmente
rappresentate. Insomma, stiamo peggio del previsto. E a dirlo
non è un gruppo radicale ambientalista o un'organizzazione no
global: la fonte è addirittura l'OCSE, cioè
l'organizzazione dei 22 Stati più ricchi del pianeta che da
anni studia le condizioni economico-sociali e le loro
prospettive future.
Qualche giorno fa, proprio alla vigilia dell'apertura del summit
di Johannesburg, il quotidiano britannico The Guardian anticipava
i contenuti di un rapporto che l'OCSE presenta al vertice. Ecco
i passaggi essenziali.
EFFETTO SERRA
Le emissioni di anidride carbonica e di altri gas che provocano
l'effetto serra, spiega il rapporto, sono destinate a salire. E
non di poco. La stima dice che nei prossimi 18 anni l'aumento
delle emissioni sarà del 33 per cento nei paesi ricchi e
addirittura del 100 per cento in grandi paesi e regioni come la
Cina, l'Asia orientale, la Russia. Non solo. Sempre nei prossimi
18 anni si pensa che l'energia globale utilizzata aumenterà di
circa il 50 per cento. Sono stime e previsioni di uno sviluppo
che non sembra proprio potersi meritare l'aggettivo di
"sostenibile".
PAROLE & FATTI
Certo, dalla grande Conferenza di Rio de Janeiro in poi, si sono
succeduti dieci anni di trattati, documenti, impegni
sottoscritti e ratificati. Ma quale è stato il risultato?
Secondo il rapporto dell'OCSE, i dati sul degrado ambientale
suggeriscono che le molte convenzioni, trattati e accordi
intergovernativi, siglati negli ultimi 10 anni, hanno avuto un
effetto minimo se non nullo nel fermare lo sfruttamento delle
risorse di legname e minerali nei paesi in via di sviluppo. Un
segnale chiaro viene, secondo il rapporto OCSE, dallo stato del
patrimonio boschivo: negli ultimi 10 anni il mondo ha perso
circa il 10 per cento delle sue foreste e se questi trend
non si modificheranno, nel 2025 il 15 per cento di tutte le
specie forestali saranno estinte. In generale, oggi è in
estinzione l'8 per cento delle specie di piante presenti sul
pianeta. Le stesse specie animali, d'altronde, non se la passano
meglio: il tasso di estinzione ha infatti ormai raggiunto l'11
per cento per gli uccelli, il 18-24 per cento per i mammiferi,
il 5 per cento per i pesci.
SI PESCA TROPPO
Già, i pesci. Si riduce la loro "biodiversità"
(cioè la varietà delle specie esistenti sul pianeta), ma
diminuisce anche la possibilità dell'uomo di utilizzarli come
cibo. Se infatti vengono pienamente sfruttate circa il 50 per
cento di tutti i banchi di pesce, il 20 per cento viene
addirittura sovrasfruttato. Alla fine il bilancio è negativo:
il pesce sta diminuendo ovunque le sue taglie, occorre pescarne
di più per fare lo stesso peso. Le flotte (soprattutto quelle
europee) sono troppe numerose. E sono poche quelle che stanno
cercando di rimediare in qualche modo al sovrasfruttamento delle
risorse: secondo l'OCSE non oltre il 2 per cento della pesca
globale.
VULNERABILITA’
Lo sviluppo, quando non è sostenibile, non è uno slogan.
Significa catastrofi, morte, crollo nella qualità della vita,
malattie. Secondo il rapporto OCSE il 60 per cento della
popolazione del mondo vive in aree vulnerabili dal punto di
vista ambientali e tre milioni di persone muoiono ogni anno a
causa dell'inquinamento atmosferico e 5 milioni per acqua
inquinata. E quest'ultimo aspetto non è un retaggio del
passato, anzi: l'OCSE prevede che entro il 2020 a livello
globale l'acqua dolce prelevata salirà del 31 per cento mentre
la maggior parte delle risorse acquifere sotterranee vengono
ricostituite a un ritmo che va dall'0,1 per cento allo 0,5 per
cento . Il che significa che l'acqua sarà una risorsa preziosa
che verrà goduta a diversi livelli: i più ricchi la berranno
pulita, a seguire gli altri, in una gerarchia del "sempre
più inquinata".
GUAI AI RICCHI
Le donazioni per la protezione ambientale e per i servizi
sociali di base rappresentano meno del 15 per cento di tutti gli
aiuti, mentre nel 1992 ammontavano al 35 per cento. Nel 1914
circa il 40 per cento dei investimenti Europei sono andati
all'Africa, all'America latina e all'Asia. Nel 1990 questi fondi
erano meno del 20 per cento. Nel 2000 l'Africa riceveva meno
dell'1 per cento degli investimenti stranieri diretti.
Il Messaggero,
29/08/2002, di ROMEO
BASSOLI
