PERCHE' L'ISLAM E' ANTIAMERICANO (PAOLO LIGAMMARI) |
da
" Il Nuovo", 24 settembre 2001
"I musulmani - sostiene Mario
Mozzati, studioso del mondo arabo - chiedono di non essere emarginati,
disprezzati, isolati. Il loro odio per gli Usa è figlio di un corto circuito
culturale."
MILANO - "Le tragedie di New York
e di Washington sono il folle frutto dell'odio. Un odio viscerale che il mondo
arabo concentra sugli Stati Uniti, e che invece sfiora soltanto i Paesi europei,
che pure hanno alle spalle un passato lungo e nefasto di potenze
coloniali". L'anti-americanismo e l'Islam. Un binomio che sembra
indissolubile. Eppure, per Marco Mozzati, direttore del Centro Studi sui popoli
extra-europei dell'Università di Pavia, è anche un grido di dolore quello che
arriva dal mondo islamico, questo grande cordone incandescente, che dalle alture
dell'Atlante alle rive del Mediterraneo, fino ai bastioni della Muraglia cinese,
tiene in apprensione il mondo occidentale. "Accettare la diversità,
l'originalità dell'Islam - dice il professor Mozzati - e non negarla o
considerarla tutt'al più bisognosa di tutela. Ecco come si poteva evitare una
tragedia di queste proporzioni".
"La situazione attuale è
purtroppo il frutto di una serie di gravi errori, molti commessi proprio dagli
Stati Uniti. Altri storicamente più lontani - continua il docente - e a ben
vedere tutto cominciò con Napoleone". Le truppe francesi del console corso
arrivarono ai piedi delle Piramidi, dove il futuro Imperatore pronunciò la
celebre frase: "Noi siamo l'Islam". "Ovvero - spiega Mozzati -
'noi ci sentiamo di dover rappresentare l'Islam'. Non li consideriamo capaci di
rappresentare loro stessi, di essere e contare nella politica mondiale. E'
quello che Said, il pensatore arabo, ha definito 'Orientalismo'. L'incapacità
degli occidentali di considerare degno di attenzione e rilevante il mondo
arabo". Gli americani sono oggi una potenza che vuole rappresentare il
mondo intero. E la cultura araba reagisce: "Perché si sentono umiliati -
dice Mozzati - e gli Usa muovono un odio duro e crudele, pur presentandosi come
grandi innovatori. Ma la libertà americana non ha portato ai risultati sperati,
per un fatto culturale: ho parlato spesso con amici dal mondo arabo. Ci sentono
"estranei e invadenti". La reazione è folle, ma è il frutto della
sedimentazione storica di tutte queste che sentono come crudeli
ingiustizie". Un nuovo colonialismo. Più subdolo e nauseante, perché non
ha bisogno di armi.
La crisi afgana, e il richiamo
all'Islamismo fondamentalista rischiano ora di dare quella coesione spesso
inseguita e mai ottenuta al mondo arabo. "E' un rischio che non si corre -
sostiene Mozzati - perché l'Islam non è unico. Ci sono moltissime culture
differenti che proliferano sotto lo stesso albero. Del resto la crisi del Golfo,
poco più di dieci anni fa, era per certi versi simile, ma non c'è stata una
risposta uniforme da parte del mondo arabo".
Così come la rete mondiale del
terrorismo islamico non ha possibilità di far presa in tutti i paesi legati
all'islamismo: "E non solo perché alcuni Paesi hanno preso subito una
posizione molto moderata nei confronti del terrorismo. Molti Paesi sono ormai più
vicini di quanto si creda al mondo occidentale: non è un caso che il leader
libico Gheddafi non sia entrato neanche di striscio tra i sospettati. Per
decenni il mondo occidentale ha tenuto la Libia in uno stato di confino,
sbloccato poi proprio dal governo italiano. E i risultati si sono visti subito.
Non è solo un fatto economico, ma ancora una volta culturale: i rapporti
commerciali e gli affari si sono sempre portati a termine tra Europa e Gheddafi,
anche nel periodo peggiore per i rapporti internazionali, ma il colonnello
voleva il riconoscimento dei danni morali da parte dell'Italia, per il suo
passato e i suoi misfatti coloniali: voleva le scuse. E questo vogliono anche le
altre civiltà mussulmane: uscire dalla cattività. Questi Paesi - conclude il
professore - stanno chiedendo di non essere emarginati, disprezzati, isolati.
Questo è il denominatore comune, non una rete mondiale di cellule
terroristiche. E il fallimento della conferenza di Durban sul razzismo, ai loro
occhi, non ha fatto invece che confermare che gli Stati Uniti non riescono ad
accettare altri punti di vista se non il loro".
PAOLO LIGAMMARI
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