martedì,
20 gennaio 2004
La lotta
per l'indipendenza dell'Irlanda cattolica e
filo-repubblicana dalla corona britannica ha radici
secolari. La prima invasione inglese dell'isola risale al
1170, guidata da Strongbow, vassallo della monarchia di
Londra. Tuttavia l'attenzione su questo conflitto si
accende a partire dal 1921 (nel 1916 era
stata repressa a Dublino una prima rivolta) quando l'Esercito
Repubblicano Irlandese (IRA - Oglaigh na hEireann)
contesta con le armi il Trattato Ango-Irlandese,
che divide il Paese in due parti. Sei contee (l'Ulster),
abitate da una maggioranza protestante, frutto degli
insediamenti del XVI secolo, restano sotto il Regno
Unito, le altre 26 vanno a comporre l'attuale Eire.
L'IRA (braccio armato del Sinn Féin/"Noi
da soli") è uno degli eserciti clandestini più
organizzati e militarmente efficaci del mondo, rinvigorito
a partire dal anni '70 del dichiarato supporto (per
fornimento di armi e sponde "diplomatiche")
della Libia di Gheddafi e di influenti irlandesi emigrati
negli Stati Uniti. I cattolici indipendentisti e i
protestanti unionisti (appoggiati dai soldati inglesi) si
fronteggiano a colpi di granate, attentati, "bombe
caffettiere" e lanci di pietre. La tensione (i Troubles)
sale alle stelle quando negli anni 70 il governo inglese
decide di incrementare la propria presenza militare in
Irlanda e di adottare una linea dura. Nell'Ulster è
praticamente guerra. Non mancano massacri di popolazione
civile, come il cosiddetto "Bloody Sunday",
quando durante una manifestazione per i diritti civili a
Derry, il 30 gennaio 1972, i paracadutisti inglesi aprono
il fuoco sulla folla, uccidendone 14.
Alla
domenica di sangue, la nuova IRA (Provisional Ira, nata da
una spaccatura con la "prudente e socialisteggiante"
vecchia guardia dell' Official Ira) risponde con
gli attacchi dinamitardi del 12 luglio 1972, chiamati del
"Bloody friday": 22 esplosioni nel
giro di 75 minuti uccidono 9 persone, 130 i feriti.
Tra
attentati dell'IRA in Irlanda e in Gran Bretagna,
repressione militare e violenze settarie, dal 1976
si contano oltre 3 mila morti. I due cessate il
fuoco del 1972 e del 1975 vengono infranti dopo pochi
mesi. Solo nel 1992 (anche se i primi contatti
segreti risalgono al 1982, dopo la morte in carcere di Bobby
Sands) vengono avviate, in pieno
conflitto, le prime trattative tra Sinn Féin e le
controparti. Il 31/8/1994, con la decisione dell'IRA di
attuare una "completa cessazione delle operazioni
militari a tempo indeterminato" si avvia
ufficialmente il processo di pace grazie alla cooperazione
di Gerry Adams, leader del Sinn Féin ed
ex Capo di Stato maggiore dell'IRA ('77/'78), Martin
McGuinness, altro capo carismatico
dell'IRA di Derry, John Hume, leader del
Partito Socialdemocratico e Laburista dell'Ulster, John
Major, premier britannico conservatore
succeduto alla Thatcher e infine Albert
Reynolds, il Taoiseach (primo
ministro irlandese) e leader del partito Fianna Fail
(partito costituito da Eamon de Valera
nel 1926 dopo la rottura con l'IRA). L'evento può essere
di portata storica perché mai fino a quel momento il
governo inglese ha riconosciuto la legittimità del Sinn Féin
a sedere al tavolo delle trattative come rappresentante
degli interessi cattolici, ma viene posta una condizione
che a molti irlandesi sembra inaccettabile: L'IRA deve
consegnare le armi. Si entra così in una fase di stallo.
Siamo nel 1996.
La situazione si sblocca due anni dopo con la
dichiarazione di pace e il cessate il fuoco (Accordo del
Venerdì Santo del 1998). Durante l'estate una bomba
artigianale del Real Ira (gruppo
dissidente all'interno dell'esercito repubblicano) esplode
a Omagh uccidendo 29 persone. Attualmente le cose si
stanno complicando. Nonostante il premier
britannico Tony Blair abbia indicato il
"problema irlandese" come una priorità nel suo
programma, gli scontri a Belfast (e non solo) si sono
riaccesi. Alcune frange dell'IRA, spesso in conflitto
anche tra loro, non hanno aderito al cessate il fuoco
e da parte lealista le provocazioni sono continue. I paramilitari
unionisti (UVF, UDA) scatenano spesso scontri e
violenze.
