L'IRAQ
PRIMA DELLE ELEZIONI:
INTERVISTA AD ANNA MIGOTTO (30/11/2004) |
Almeno
7 civili morti nei pressi di Baji, nel nord del Paese, per
l’esplosione di un’autobomba e un soldato rimasto
ucciso in un attentato a nord di Baghdad: sono le
conseguenze delle azioni compiute in Iraq dalla
guerriglia. E intanto Al Qaeda con un messaggio del medico
egiziano Al Zawahiri ha sottolineato come “la caduta di
Baghdad rappresenti la resa di tutti i Paesi che hanno
abbandonato la Jihad”.
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Sul futuro del Paese è stata
aperta a Teheran una conferenza alla quale partecipano,
tra gli altri, i ministri dell’Interno di Iran, Arabia
Saudita, Siria e Turchia. Tema principale del summit le
elezioni previste in Iraq il prossimo 30 gennaio. Ma come
si sta avvicinando il Paese arabo a questa consultazione?
Amedeo Lomonaco lo ha chiesto ad Anna Migotto, giornalista
Mediaset,
che ha seguito sul campo il conflitto:
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R.
– La situazione è difficile. Il governo ha comunque
deciso che le elezioni si terranno il 30 gennaio. Ci sono
minacce, non si sa come potranno essere tenuti comizi e
allestiti i seggi ... Indubbiamente io credo che se le
elezioni dovranno costituire una svolta, potranno esserlo
solo coinvolgendo tutte le rappresentanze del popolo
iracheno.
D.
– In Iraq, diversi partiti hanno chiesto di posticipare
il voto ma questa ipotesi è stata respinta. Perché? E
quali conseguenze avrebbe avuto un rinvio?
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R.
– Tutta la componente sciita, che è la comunità di
maggioranza, è favorevole allo svolgimento delle elezioni.
Ma quale significato potrebbe avere, quale parlamento
potrebbe uscire da un voto dove, ad esempio, i sunniti non
fossero rappresentati? I sunniti hanno dato più uomini
alla guerriglia; senza di loro non si può andare da
nessuna parte.
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Sunniti
in preghiera |
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D.
– L’appuntamento elettorale può dunque ricomporre
realmente le varie fazioni del Paese, come da tutti
auspicato?
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R.
– Un appuntamento elettorale potrebbe portare ad una
ricomposizione. Il problema è capire come si arriva a
questo appuntamento elettorale. In queste condizioni ci
sono comunità del Paese che potrebbero decidere di non
votare, altre che non potranno recarsi alle urne per le
difficili condizioni sul terreno. Credo che da un voto
espresso in un clima dominato dall'odio e dalle violenze,
non si ricaverà un esito realmente democratico e
rappresentativo.
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Sciiti |
D.
– In questo periodo di attesa prima delle elezioni, le
azioni della guerriglia sembrano essere entrate comunque
in una fase meno cruenta. E’ questo un dato che può far
sperare?
R.
– Indubbiamente c’è una battuta d’arresto.
Evidentemente l’operazione delle forze americane e
irachene contro Falluja ha sicuramente rallentato le
organizzazioni terroristiche che operavano dalla città
sunnita.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (30/11/2004)

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