Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco a padre Zanotelli
Radio
Vaticana,
intervista di Amedeo
Lomonaco
con padre Alex Zanotelli (24/08/2004)
Quarto
appuntamento
della
nostra
rubrica
settimanale,
con
la
quale
ogni
martedì
vogliamo
affrontare
un
particolare
tema
prendendo
spunto
dagli
insegnamenti
del
Papa.
Ci
soffermiamo
oggi
sul
complesso
fenomeno
della
globalizzazione.
Già
nella
lettera
Enciclica
Centesimus
Annus,
Giovanni
Paolo
II
sottolineava
che
l’economia
di
mercato,
se
controllata
dalla
comunità,
è
un
modo
per
rispondere
adeguatamente
alle
necessità
economiche
delle
persone
pur
rispettando
la
loro
libera
iniziativa.
Ma
come
promuovere
una
globalizzazione
equa
e
solidale?
Amedeo
Lomonaco
lo
ha
chiesto
al
missionario
comboniano,
padre
Alex
Zanotelli:
**********
R.
–
Per
avere
una
globalizzazione
equa
e
solidale
dobbiamo
rimettere
radicalmente
in
discussione
un
sistema,
quello
economico-finanziario.
E’
chiaro
che
questo
tipo
di
globalizzazione
che
stiamo
avendo
oggi
non
possiamo
accettarla.
Non
perché
la
globalizzazione
sia
qualcosa
di
male,
anzi.
E’
la
prima
volta,
infatti,
che
gli
uomini
cominciano
a
capire
di
trovarsi
sulla
stessa
barca
e
che
si
devono
salvare
insieme.
Purtroppo,
questo
tipo
di
globalizzazione
è
stato
preso
in
mano
proprio
dai
potentati
economico-finanziari
per
i
loro
interessi.
La
globalizzazione
dà
benefici
essenzialmente
ad
un
20
per
cento
della
popolazione
mondiale,
mentre
gli
altri
ne
soffrono
sempre
di
più.
Quello
che
ci
chiede
Dio,
se
vogliamo
tutti
vivere
a
questo
mondo,
è
che
ci
si
muova
verso
un’economia
di
uguaglianza.
Dobbiamo
invece
dire
di
no
ad
un’economia
di
opulenza
imperiale,
di
ostentazione
della
ricchezza.
D.
–
Quali
potrebbero
essere
gli
sviluppi
e
le
prospettive
di
questo
processo,
di
questo
scenario?
R.
–
Con
quanto
avvenuto
con
il
crollo
dell’Est,
del
comunismo,
siamo
entrati
in
una
nuova
era
storica,
caratterizzata
da
un’economia
di
mercato.
C’è
stato
un
grande
grido
di
trionfo,
come
se
davvero
fosse
arrivata
l’età
messianica.
Purtroppo
ci
siamo
accorti
subito
che
eravamo
ben
lontani
dall’età
messianica.
Dio
sognava
per
il
suo
popolo
un’economia
di
uguaglianza,
ma
non
ci
si
può
arrivare
così
automaticamente.
Ogni
società,
lasciata
a
se
stessa,
tende
a
strutturarsi
nella
disuguaglianza.
D.
–
Come
instaurare
allora
un’economia
di
uguaglianza?
R.
–
Solo
una
politica
che
persegua
la
giustizia
potrà
permettere
l’instaurarsi
di
un’economia
di
uguaglianza.
Tutti
gli
apparati,
cioè
la
gente
eletta
dal
popolo,
devono
stare
attenti
soprattutto
al
grido
dei
poveri,
degli
ultimi,
di
chi
non
conta.
E
prendere
decisioni
che
favoriscano
questi
e
non
chi
ha
già
la
pancia
piena.
Qual
è
il
tradimento
di
oggi?
Che
chi
decide
è
la
finanza,
l’economia.
I
politici
sono
lì
come
foglie
di
fico,
per
coprire
le
decisioni
già
prese. Chiaramente
non
potrò
arrivare
ad
una
politica
di
giustizia
se
non
ho
nel
cuore
un
minimo
di
eticità.
Ed
oggi,
purtroppo,
sta
saltando
proprio
l’etica.
Se
noi
non
recuperiamo
l’eticità,
sia
per
chi
crede
che
per
chi
non
crede
non
c’è
futuro.
Ed
è
qui
che
ci
giochiamo
effettivamente
tutto.
D.
–
Come
si
possono
tutelare
i
principali
punti
di
riferimento
culturali
di
fronte
al
carattere
intrusivo
ed
invasivo
della
logica
di
mercato?
R.
–
Quello
che
mi
preoccupa
di
più
di
questa
economia
di
mercato
è
proprio
che
si
sta
imponendo
una
cultura
massificante,
una
cultura
materialista
che
ci
sta
distruggendo
dentro,
che
ci
toglie
l’anima.
Rischiamo
fra
qualche
anno
di
trovarci
senza
cultura.
Non
c’è
umanità
se
non
al
plurale.
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