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INSICUREZZA MONDIALE (DI SARA CRISTALDI) |
da
"Il
Sole
24
Ore",
Giovedí
18 Ottobre 2001
Appuntamento
a Doha in Qatar, o altrove per ragioni di sicurezza nei giorni della guerra al
terrore? Le prossime settimane scioglieranno il nodo della sede della Quarta
conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) in
agenda per il 9-13 novembre. Ma una cosa è certa: nel nuovo e incerto panorama
mondiale tutto sarà fatto, a partire da Usa e Unione europea, per garantire
l'incontro tra i 142 Paesi membri che dovrebbe varare l'avvio di un nuovo Round
di negoziati commerciali che garantiscano e migliorino il livello di libero
scambio raggiunto nell'ultimo decennio. In gioco c'è quella globalizzazione che
ha fatto sì le fortune delle multinazionali (e non solo americane, europee o
giapponesi), ma ha anche dato ai Paesi in via di sviluppo l'opportunità di
entrare nel gioco dell'economia globale con ricadute positive in termini di
lotta alla povertà e liberalizzazione socio-politica.
Nell'era della guerra al
terrorismo, c'è chi parla di un brusco colpo di freno per la globalizzazione.
Il nuovo clima di insicurezza mette in crisi il modello vincente degli anni 90
basato sul binomio produttività-bassa inflazione. "Oggi c'è della sabbia
nelle ruote dei collegamenti trasfrontalieri. E questo è un grande cambiamento
strutturale nel panorama globale", afferma Steven Roach, capo economista
della Morgan Stanley. Certo c'è chi auspica la fine della globalizzazione, in
Occidente come nelle terre del fondamentalismo islamico, che in essa vede la
minaccia della secolarizzazione. Ma il mondo è ormai troppo integrato e non si
può tornare indietro. La globalizzazione rallenterà e sarà più costosa. Di
qui l'importanza di continuare a garantire il libero scambio, nell'interesse dei
Paesi ricchi e di quelli più o meno poveri.
A maggior ragione nel momento in
cui le statistiche fanno risuonare un campanello d'allarme: dopo il boom del
2000 (+13,4%) il commercio mondiale subisce quest'anno una pericolosa frenata i
cui sintomi erano già inquietanti prima dell'attacco alle torri del World Trade
Center di New York. E questo sarà il primo anno, dal 1985, in cui gli scambi
globali cresceranno meno dell'economia mondiale (vedi articolo a pag.3). Se a
questo si aggiunge la pesante contrazione dei flussi degli investimenti
internazionali, il quadro appare ancora più fosco soprattutto per i Paesi in
via di sviluppo. A questo punto, se già prima dell'attacco all'America
servivano nuove regole per ridare slancio al commercio mondiale, garantire
scambi sempre più liberi contro i protezionismi dichiarati e nascosti, dare
maggiore trasparenza al funzionamento della stessa Wto, oggi tutto questo
diventa imperativo. E in questo numero, Mondo&Mercati cerca di chiarire
quale è la posta in gioco sulla strada di Doha.
Sara
Cristaldi
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
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