Quando si tratta di riflettere sui possibili scenari che attendono
l’uomo del futuro, l’immagine più ricorrente
è quella del
Golem.
Il Golem è l’antesignano del moderno automa:
fatto di argilla o terracotta, era usato come servo per sbrigare le faccende
domestiche.
Poi però continua a crescere e diventa più grande
e più forte di tutti quelli che gli stavano vicini. Con uno stratagemma,
l’uomo lo induce a chinarsi per poterlo uccidere, e così avviene, ma il peso
dell’argilla ricade sull’uomo stesso e lo schiaccia. Nel motivo del mito si
può leggere anche il rischio che la capacità dell’uomo di modificare il
proprio habitat di vita si trasformi in un micidiale strumento autodistruttivo.
Il rischio in un’epoca in cui le nuove tecnologie
sembrano consentire tutto, è quello di credersi onnipotenti.
La cultura che comprende i più avanzati
mezzi
tecnologici può essere considerata come il prolungamento dell’organismo
biologico; ciò significa, per esempio, che l’arte e la scienza non sono
connaturate all’uomo meno del suo istinto, del bisogno di nutrirsi, di
intessere una vita sociale, ecc.
La cultura che cresce e si sviluppa nell’era
della globalizzazione presenta peculiarità preoccupanti, quali una sempre
maggiore spinta alla solitudine perché spesso, ad esempio, l’interazione col
computer viene privilegiata su quella con la società ed una generale tendenza
all’omologazione culturale: in questa cornice l'unica realtà globale è
quella
americana.
Infine
la perdita progressiva della percezione dello spazio e del tempo, dovuta alla
sparizione dei confini e alla riduzione della durata degli spostamenti,
influisce pesantemente sul senso di identità culturale.
RIFERIMENTI
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