CONVEGNO
SU "INQUISIZIONE ROMANA E DOMENICANI"
(11/02/2006) |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco sul convegno
A
ROMA, TERZO SEMINARIO INTERNAZIONALE SUL TEMA:
“DOMENICANI E INQUISIZIONE”, IN PROGRAMMA MERCOLEDI
NELLA PONTIFICIA UNIVERSITA’ SAN TOMMASO
-
Intervista con padre Carlo Longo -
Uno
studio su “Domenicani ed ebrei”, una ricerca sulla
patente di nomina inquisitoriale e due relazioni dedicate
a Giordano Bruno. Sono alcuni degli interventi previsti
nel terzo seminario internazionale “I domenicani e
l’inquisizione”, promosso dall’Istituto storico
domenicano. Su questo incontro, che sarà aperto mercoledì
prossimo a Roma dal cardinale Georges Cottier nella sede
della Pontificia Università San Tommaso, ascoltiamo al
microfono di Amedeo Lomonaco, il segretario
dell’Istituto storico domenicano, padre Carlo
Longo:
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R
– Questo terzo seminario rientra in una grande
programmazione di riflessione. Affronta il coinvolgimento
dei domenicani nell’Inquisizione romana, cioè nel
Sant’Uffizio, struttura che ebbe vita a metà del
Cinquecento e durò fino a quando non fu trasformata in
Congregazione per la
dottrina della fede. Saranno affrontati tutti gli aspetti,
anche quelli più particolari o scabrosi proprio per fare
chiarezza, per avere un’idea chiara di quel che fece il
Sant’Uffizio e di quel che fecero i domenicani nel
Sant’Uffizio.
D.
– Padre, quali sono le implicazioni storiche del legame
tra Inquisizione e Domenicani?
R.
– I domenicani dall’inizio ebbero sempre il ruolo di
Commissario, spesso anche quello di cardinale-inquisitore.
Furono pienamente coinvolti come inquisitori e anche come
gestori delle Inquisizioni locali ed ebbero ruoli di primo
piano. Però ci furono anche – e se ne parlerà nel
seminario - domenicani inquisiti. Un domenicano famoso,
Giordano Bruno, è stato bruciato.
D.
– Tra i cardinali inquisitori c’è qualche figura che
vuole ricordare?
R.
– Uno dei grandi Inquisitori domenicani fu una delle
persone più illuminate che il Sant’Uffizio ebbe. Si
tratta del cardinale Vincenzo Maculano, un porporato che
si lasciava poco suggestionare dai preconcetti. Salvò, ad
esempio, Galileo Galilei e Tommaso Campanella.
D.
– Qual è il filo conduttore del seminario?
R.
– Il filo conduttore è quello di stabilire quali furono
le cose vere e quali sono i cliché
che ci portiamo dietro. Sull’Inquisizione, sul Sant’Uffizio
si è fatto tanto romanticismo. Ci furono certamente
pagine nere, ma ci furono anche tante “larghezze”
delle quali non sappiamo niente.
D.
– Perché questi aspetti non sono stati rilevati?
R.
– La pubblicistica normale vede Inquisizione, Sant’Uffizio,
Inquisizione di Sicilia come una cosa truce. Ma, in realtà,
l’Inquisizione è molto articolata. I domenicani, dentro
queste strutture sapevano distinguere l’eresia da forme
di pazzia, di isterismo e di esaltazione religiosa.
Bisogna valutare l’Inquisizione per quello che è stata
e non per quello che ci hanno detto che sia stata.
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Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana -
13/02/2006
LE
ATTIVITA’ DI REPRESSIONE E DI PREDICAZIONE AL TEMPO DEL
SANT’UFFIZIO AL CENTRO DEL SEMINARIO “I DOMENICANI E
L’INQUISIZIONE” CONCLUSOSI IERI A ROMA
-
Intervista con il cardinale George Cottier e con padre
Carlo Longo -
La
fede non si può difendere reprimendo il pensiero e la
libertà della persona: è il monito che emerge dal
controverso periodo storico dell’Inquisizione, del quale
si è occupato il terzo seminario internazionale: “I
domenicani e l’Inquisizione romana”. Il Convegno,
promosso dall’Istituto storico domenicano e conclusosi
ieri nella sede della Pontificia Università San Tommaso a
Roma, ha messo in luce le ombre di quell’esperienza
storica, ma anche qualche attenuante che ridimensiona in
parte quanto accaduto. Il servizio di Amedeo Lomonaco.
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Il
terzo seminario internazionale “I domenicani e
l’inquisizione” ha messo in luce come l’Ordine
domenicano sia stato pienamente coinvolto nell’azione
repressiva del Sant’Uffizio, istituzione fondata nel
1542. Questa azione è stata affiancata anche da finalità
tese all’educazione e alla difesa della cristianità. Su
queste priorità ascoltiamo il cardinale George Cottier,
già teologo della Casa Pontificia, che ha inaugurato
l’incontro.
“L’intenzione
di fondo dell’Inquisizione era la difesa della fede.
L’idea era di impedire con mezzi giuridici e azioni
anche violente la diffusione dell’eresia.
Nell’Inquisizione c’è un errore profondo, di tipo
psicologico: quello secondo cui la coercizione fisica
possa impedire la diffusione delle idee. Oggi, al
contrario, la coercizione favorisce la diffusione delle
idee. Certamente, l’uso della violenza per impedire
l’eresia ha portato a grandi abusi”.
Il
cardinale Cottier sottolinea, poi, come questa storia di
abusi debba comunque essere distinta da altre drammatiche
pagine di storia:
“Abbiamo
l’esperienza storica dei grandi totalitarismi che hanno
perseguitato le idee con modalità che non si possono
paragonare a quello che ha fatto l’Inquisizione.
L’Inquisizione, infatti, era molto più moderata ed era
condotta con una preoccupazione di equità e di rispetto
del diritto. Preoccupazioni che, invece, non hanno
riguardato i grandi sistemi totalitari. Dobbiamo anche
tener conto della mentalità differente e del contesto
storico e ridimensionare l’Inquisizione di cui si fa un
mito”.
L’Inquisizione
presenta molteplici lati oscuri e atrocità per le quali
Giovanni Paolo II ha chiesto perdono. Ma quante sono state
le condanne e le vittime di queste sentenze? Risponde il
segretario dell’istituto storico domenicano, padre Carlo
Longo:
“Non
sono stati compiuti studi seri. Certamente ci furono molte
condanne. Ci furono sicuramente molte condanne capitali,
anche in numero rilevante. Però, ancora non si può dire
se le vittime furono 1000, 500 o 50.000. Molto spesso
quello che si dice o è frutto di esagerazione, di una
“leggenda nera”, o è il risultato di
giustificazioni, di una “leggenda rosa”.
Tra
le vittime dell’Inquisizione, Giordano Bruno, è quella
più nota. Quale eredità ci ha lasciato Giordano Bruno?
“E’
certamente un insegnamento in negativo. La fede si propone
e non si reprime. Non si ottiene niente uccidendo la
gente. Il sistema europeo cattolico della Controriforma
doveva difendersi perché aveva grandi paure. Si difendeva
con le proprie armi e, purtroppo, una di queste armi era
l’Inquisizione.
L’esperienza
dell’Inquisizione è dunque chiusa ma da questa pagina
storica possiamo trarre un monito sempre valido.
Ascoltiamo ancora padre Longo:
“E’
certamente un monito verso i sistemi politici vigenti che
cercano di imporre con la forza idee politiche che non
sono quelle che la gente vorrebbe”.
Le
idee, anche quelle che difendono la verità, non devono
dunque mai essere imposte con la violenza. E’ questo il
principale insegnamento che possiamo ricavare dalla storia
dell’Inquisizione.
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Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana -
19/02/2006

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