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INQUINAMENTO: 8 MILIONI DI VITTIME L'ANNO (DI ROMEO BASSOLI)

"Messaggero", 29/08/2002

Le condizioni dell'ambiente globale del pianeta in cui viviamo, sarebbero anche peggiori di quelle che vengono ufficialmente rappresentate. Insomma, stiamo peggio del previsto. E a dirlo non è un gruppo radicale ambientalista o un'organizzazione no global: la fonte è addirittura l'OCSE, cioè l'organizzazione dei 22 Stati più ricchi del pianeta che da anni studia le condizioni economico-sociali e le loro prospettive future.
Qualche giorno fa, proprio alla vigilia dell'apertura del summit di Johannesburg, il quotidiano britannico The Guardian anticipava i contenuti di un rapporto che l'OCSE presenta al vertice. Ecco i passaggi essenziali.


EFFETTO SERRA
Le emissioni di anidride carbonica e di altri gas che provocano l'effetto serra, spiega il rapporto, sono destinate a salire. E non di poco. La stima dice che nei prossimi 18 anni l'aumento delle emissioni sarà del 33 per cento nei paesi ricchi e addirittura del 100 per cento in grandi paesi e regioni come la Cina, l'Asia orientale, la Russia. Non solo. Sempre nei prossimi 18 anni si pensa che l'energia globale utilizzata aumenterà di circa il 50 per cento. Sono stime e previsioni di uno sviluppo che non sembra proprio potersi meritare l'aggettivo di "sostenibile".


PAROLE & FATTI
Certo, dalla grande Conferenza di Rio de Janeiro in poi, si sono succeduti dieci anni di trattati, documenti, impegni sottoscritti e ratificati. Ma quale è stato il risultato? Secondo il rapporto dell'OCSE, i dati sul degrado ambientale suggeriscono che le molte convenzioni, trattati e accordi intergovernativi, siglati negli ultimi 10 anni, hanno avuto un effetto minimo se non nullo nel fermare lo sfruttamento delle risorse di legname e minerali nei paesi in via di sviluppo. Un segnale chiaro viene, secondo il rapporto OCSE, dallo stato del patrimonio boschivo: negli ultimi 10 anni il mondo ha perso circa il 10 per cento delle sue foreste e se questi trend non si modificheranno, nel 2025 il 15 per cento di tutte le specie forestali saranno estinte. In generale, oggi è in estinzione l'8 per cento delle specie di piante presenti sul pianeta. Le stesse specie animali, d'altronde, non se la passano meglio: il tasso di estinzione ha infatti ormai raggiunto l'11 per cento per gli uccelli, il 18-24 per cento per i mammiferi, il 5 per cento per i pesci.


SI PESCA TROPPO
Già, i pesci. Si riduce la loro "biodiversità" (cioè la varietà delle specie esistenti sul pianeta), ma diminuisce anche la possibilità dell'uomo di utilizzarli come cibo. Se infatti vengono pienamente sfruttate circa il 50 per cento di tutti i banchi di pesce, il 20 per cento viene addirittura sovrasfruttato. Alla fine il bilancio è negativo: il pesce sta diminuendo ovunque le sue taglie, occorre pescarne di più per fare lo stesso peso. Le flotte (soprattutto quelle europee) sono troppe numerose. E sono poche quelle che stanno cercando di rimediare in qualche modo al sovrasfruttamento delle risorse: secondo l'OCSE non oltre il 2 per cento della pesca globale.


VULNERABILITA’
Lo sviluppo, quando non è sostenibile, non è uno slogan. Significa catastrofi, morte, crollo nella qualità della vita, malattie. Secondo il rapporto OCSE il 60 per cento della popolazione del mondo vive in aree vulnerabili dal punto di vista ambientali e tre milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell'inquinamento atmosferico e 5 milioni per acqua inquinata. E quest'ultimo aspetto non è un retaggio del passato, anzi: l'OCSE prevede che entro il 2020 a livello globale l'acqua dolce prelevata salirà del 31 per cento mentre la maggior parte delle risorse acquifere sotterranee vengono ricostituite a un ritmo che va dall'0,1 per cento allo 0,5 per cento . Il che significa che l'acqua sarà una risorsa preziosa che verrà goduta a diversi livelli: i più ricchi la berranno pulita, a seguire gli altri, in una gerarchia del "sempre più inquinata".


GUAI AI RICCHI
Le donazioni per la protezione ambientale e per i servizi sociali di base rappresentano meno del 15 per cento di tutti gli aiuti, mentre nel 1992 ammontavano al 35 per cento. Nel 1914 circa il 40 per cento dei investimenti Europei sono andati all'Africa, all'America latina e all'Asia. Nel 1990 questi fondi erano meno del 20 per cento. Nel 2000 l'Africa riceveva meno dell'1 per cento degli investimenti stranieri diretti.

ROMEO BASSOLI 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

BOVE' J. e DUFOUR F."Il mondo non è in vendita. Agricoltori contro la globalizzazione alimentare" - Feltrinelli 2001

CELLI G. I semi della discordia” - Edizioni ambiente

FRENCH H.,"Ambiente e globalizzazione. Le contraddizioni fra neoliberismo e sostenibilità" - Edizioni Ambiente 2000

LEWONTIN C, "Biologia come ideologia - La dottrina del DNA" - Bollati Boringhieri

PELT J. M.,   L’orto di Frankestein. Cibi e piante transgeniche”  - Feltrinelli, 2000

VANDANA S.   “Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni”  - Cuen, 1999

 

 

 

 

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