ANCORA
VIOLENZE IN INDIA (30/08/2008) |
Ascolta
l'intervista con il cardinale Toppo
India: nuove
violenze anticristiane. Il cardinale Toppo: ci attaccano
perché siamo contro le caste
La Chiesa
indiana ha indetto una giornata di digiuno per il prossimo
7 settembre, che coinvolgerà tutte le diocesi del Paese.
In segno di solidarietà, anche le ACLI, le Associazioni
dei lavoratori cattolici italiani, hanno annunciato di
volersi unire in quella stessa data ai fratelli indiani,
mentre il PIME ha proclamato una giornata di digiuno per
il 5 settembre, a Milano. L’iniziativa, spiega il PIME,
vuole sottolineare i molti silenzi che stanno
accompagnando il dramma dei cattolici in India. Silenzi
denunciati ieri anche dal presidente dei vescovi italiani,
il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, che
ha detto di non aver sentito in merito “particolari
reazioni di sincero sdegno, di condanna”. Per decifrare
dunque quanto sta accadendo in Orissa, Amedeo Lomonaco
ha sentito l’arcivescovo di Ranchi, il cardinale
Telesforo Placidus Toppo:
R. - L’India non è semplice da capire. Non tutta
l’India è così. Ci sono i fondamentalisti, che
rappresentano una percentuale, forse l’11 per cento, e
quando accadono queste cose per loro è facile
distruggere, bruciare. Ma non è tutta l’India ad
esserne colpita: è solo una parte. E la loro posizione
non è di tutta la religione indù. Ci sono in gioco
fattori socio-economico-politici. Fattori che sono
all’origine di questi fatti, degli incendi appiccati
anche alle botteghe dei cristiani. Anche la legge contro
la conversione è un argomento che noi abbiamo chiarito:
noi non convertiamo la gente forzatamente.
D. - Ci sono in India parti della popolazione che si
ribellano ai fondamentalisti?
R. - Non tutti approvano quello che stanno facendo i
fondamentalisti: questa è una delle ragioni per cui è
caduto l’ultimo governo. Un esecutivo che era ben
rappresentato dai fondamentalisti. Ma i partiti
fondamentalisti hanno perso le elezioni e così è salito
al potere l’attuale governo.
D. - La fede, la vita cristiana costituiscono in India
alternative concrete al fondamentalismo,
all’ingiustizia, al sistema delle caste: è questo che
spaventa e alimenta poi le violenze?
R. - Sì, perché non esiste uguaglianza tra le
persone: con il sistema delle caste, non c’è
uguaglianza. Ecco perché non vogliono questo impegno
della Chiesa per il superamento delle caste. Mentre per
noi la persona è sacra.
D. - Quando, eminenza, secondo lei, le minoranze
cristiane in India non saranno più bersaglio del
fondamentalismo indù?
R. - Non è semplice la risposta, perché ciò che sta
accadendo in Orissa non si manifesta ovunque, non è
diffuso in tutta l’India. Un tempo, ad esempio, nello
Stato del Gujarat ci sono state violenze contro i
musulmani. Ecco: quello che è accaduto nel Gujarat sta
avvenendo ora in Orissa contro i cristiani.
D. - E la Chiesa continua a rispondere alla violenza
con la carità, con una forza mite …
R. – Come Gesù, i cristiani non hanno risposto alle
aggressioni. Adesso, io penso che avremo l’aiuto del
governo centrale e dello Stato. Inoltre, fra le iniziative
della Chiesa voglio ricordare che il 7 settembre ci sarà
una giornata di preghiera e di digiuno in tutta l’India.
E ci saranno anche altre iniziative insieme con gli indù,
con i musulmani: si sta organizzando un’assemblea di
preghiera. Ci sono tante iniziative buone. E va detto
questo: l’uguaglianza tra noi è una minaccia per i
fondamentalisti.

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