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INTERVISTA CON NUNZIO LOPEZ QUINTANA SULLE VIOLENZE IN INDIA (27/08/2008)

 

Ascolta l'intervista con il nunzio Pedro Lopez Quintana 

Ancora violenze e omicidi in India ai danni della comunità cristiana. La Santa Sede: basta "sopraffazioni"

Sono salite a cinque le vittime delle violenze contro i cristiani scatenate dagli integralisti indu' nello stato di Orissa, in India. E la Santa Sede, in un comunicato, esprime solidarieta' a chi è vittima delle violenze, condanna queste azioni che ledono la dignità e la libertà delle persone e compromettono la pacifica convivenza e fa appello a tutti affinché, con senso di responsabilità, si ponga fine ad ogni sopraffazione e si ricostituisca un clima di dialogo e rispetto vicendevole. Gli attacchi contro i cristiani in Orissa sono iniziati lo scorso 22 agosto, dopo l’omicidio di un leader radicale indù, ucciso secondo diverse fonti non da cristiani - come sostenuto da fondamentalisti induisti - ma da ribelli maoisti. Dietro questa nuova ondata di violenze contro i cristiani nello Stato indiano ci sono, in realtà, diverse cause. E’ quanto sottolinea al microfono di Amedeo Lomonaco l’arcivescovo Pedro López Quintana, nunzio apostolico in India: 

R. – Dietro questa violenza ci sono dei gruppi fondamentalisti. Qualcuno è anche appoggiato ad ideologie di matrice nazista, totalitaria. Lo scopo di questi gruppi è di creare e imporre uno Stato fondamentalista. Hanno trovato in certi Stati dell’India una situazione maggiormente favorevole. Sono diffusi in tutto il Paese, ma in alcune parti dello Stato non riescono ad avere presa sulla popolazione. In altre zone trovano terreno più fertile per creare questa situazione e diffondere la violenza.
 
D. – Quindi, in realtà, la religione non è la causa di queste violenze. Il vero problema è costituito da queste ideologie...

R. – Esatto. La religione viene utilizzata come uno strumento di manipolazione. In questo caso, anche tali gruppi considerano la religione cristiana una religione straniera, cui bisogna opporsi. Secondo loro, si deve evitare che il cristianesimo si diffonda nel Paese. Travisano la realtà affermando che i cristiani praticano il proselitismo, cosa che è proibita dalla legge. Sostengono che i cristiani fanno delle conversioni forzate. Ci sono moltissime accuse assurde. Oggi ho ascoltato uno di questi leader fondamentalisti in televisione: diceva che loro non stavano diffondendo la violenza. Ma allo stesso tempo, aggiungeva che questa violenza contro i cristiani è un bene, perché i cristiani impediscono che altri lavorino. Questa è una tesi allucinante. Sono queste le accuse che non reggono. Ma sono scuse dalle quali la gente semplice si lascia manipolare facilmente.

D. - Ricordiamo che i cristiani sono il 2 per cento della popolazione in India. Quale contributo danno proprio i cristiani allo sviluppo dello Stato indiano, sotto il profilo sia culturale, ma anche formativo?
 
R. - Sia nel campo assistenziale, sia in quello sanitario che educativo i cristiani in India sono una presenza molto, molto importante. Bisogna pensare che i centri educativi - soprattutto cattolici - sono i più ricercati per la qualità dell’insegnamento. Questo dimostra che la Chiesa ha una rilevanza molto importante nel Paese, più che la realtà stessa. Alle volte sembra che siamo una forza più grande, dal punto di vista numerico, rispetto alla dimensione reale della comunità, che è una piccola minoranza. Questo è un elemento che molte volte confonde gli stessi gruppi fondamentalisti: pensano che siamo più forti di quello che in realtà siamo.

D. - Dopo queste violenze in quali passi e azioni concrete si possono riporre reali speranze di riconciliazione?
 
R. - La speranza in India è una realtà che esiste, perchè il dialogo, la convivenza sono qualcosa che appartiene alla realtà della società indiana. Purtroppo, i gruppi fondamentalisti cercano di distruggere tale realtà, gettando veleno per rompere la struttura della società indiana. Noi siamo sicuri - come è già successo a Natale, sempre nello stato di Orissa - che gli stessi membri delle altre comunità saranno i primi a dare una mano anche in questo caso. E vorrei anche dire - come sottolineano i vescovi - che la Chiesa in India è risoluta e, a dispetto di tutta questa orrenda esperienza di violenza, tornerà a fare il suo lavoro per il bene di tutti, particolarmente per i più poveri. Se questi gruppi pretendono di mettere paura nel corpo perchè la Chiesa abbandoni la propria missione, non ci riusciranno: la Chiesa in India è risoluta nel continuare la propria missione di amore, nel manifestare l’amore di Dio a tutti, particolarmente ai più piccoli.

 

 

 

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