|
India:
attaccato un convento carmelitano nel Madhya
Pradesh. Un vescovo denuncia: motivi elettorali
dietro le violenze anticristiane
In
India, dopo l’ondata di violenze contro i
cristiani in Orissa, nuovi attacchi sono avvenuti
nel Madhya Pradesh: un convento carmelitano è
stato attaccato e una chiesa siro-cattolica è
stata incendiata. Nei giorni scorsi, altri Stati
dell’India sono stati teatro di attacchi: nel
Karnataka, radicali indù hanno attaccato,
domenica, diverse chiese e luoghi di culto. Un
asilo cattolico è stato inoltre assaltato da
sconosciuti, nella notte tra domenica e lunedì,
in un distretto dello Stato del Kerala. Dietro
queste violenze - sostengono vari analisti - c'è
la mano di fondamentalisti indù sostenuti da
partiti nazionalisti. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Sono anche motivazioni politiche ad alimentare,
in alcuni Stati dell’India, il dramma delle
violenze contro non indù, in particolare
cristiani: gli attacchi - sottolineano diversi
analisti - sono dettati dal tentativo dei
fondamentalisti di rafforzare sentimenti
patriottici, soprattutto in alcuni Stati.
L’ondata di violenze contro le minoranze si sta
concentrando, infatti, in aree dell’India dove
il partito nazionalista induista ha maggiore presa
sulla popolazione. In queste aree sono
maggiormente contrastati gli sforzi per modificare
il sistema delle caste. I partiti estremisti,
attraverso il richiamo al nazionalismo e il
ricorso alle violenze contro comunità non indù,
cercano anche di raccogliere consensi in vista
delle elezioni generali, che si terranno in India
nel maggio del 2009. E’ quanto sostiene mons.
Abraham Mar Jiulius, vescovo dei siro malankaresi
della diocesi di Muvattupuzha:
“In Karnataka, il governo attuale è in gran
parte amminnistrato da esponenti del partito
politico induista. Tra loro ci sono anche alcuni
gruppi fondamentalisti: forse vogliono prendere
spunto dalla situazione in Orissa e ripetere
l’attacco contro i cristiani. Mi sembra, però,
che tutto questo avvenga anche con un obiettivo
politico: in India, infatti, sono prossime le
elezioni generali in India. L'intenzione è quella
di rivolgersi alla popolazione indù per avere
maggiori consensi alle elezioni generali”.
In India la Chiesa cattolica, fortemente
impegnata nel difendere i diritti di ogni uomo,
trova in alcuni Stati e a causa di alcuni gruppi
estremisti, diversi ostacoli nel suo cammino per
promuovere una società più giusta. In
particolare, vengono aspramente criticate dai
partiti nazionalisti le conversioni dei dahlit, i
cosiddetti fuori casta, dall’induismo al
cristianesimo. Secondo i fondamentalisti, sono
ottenute con l’inganno, ma in realtà – fanno
notare diversi osservatori – sono ostacolate
perché minano il sistema delle caste: nel frenare
le conversioni, i gruppi delle caste alte mirano,
infatti, a mantenere lo status quo di
sottomissione sociale ed economica dei dahlit. Ma
non è solo la Chiesa ad invocare maggiore libertà:
anche la Costituzione indiana difende la libertà
di religione e di conversione, come spiega mons.
mons. Abraham Mar Jiulius:
“Ci affidiamo alla Costituzione dell’India,
secondo la quale l’India è uno Stato laico e
davanti alla legge tutte le religioni sono uguali,
hanno stessi diritti. Rimarremo tranquilli,
domandando che siano rispettati i nostri diritti
costituzionali; siamo disposti a rivolgerci anche
alla Corte suprema perché siano riconosciuti i
nostri diritti. Questi attacchi non ci
spaventano”.
In
base a dati forniti da 'All Union Catholic Union',
le vittime nel solo Stato dell'Orissa sono state
45. Sono state distrutte inoltre 56 chiese, 11
scuole e 4 sedi di ONG. Sono stati attaccati 300
villaggi ed incendiate 4 mila case. Le violenze
hanno costretto alla fuga più di 50 mila persone.
Di queste, almeno 40 mila sono tuttora nascoste
nella foresta.
|