INTERVISTA
CON IL CARD. OSWALD GRACIAS SULLE VIOLENZE IN
INDIA (27/08/2008) |
Ascolta
l'intervista con il cardinale Oswald Gracias
Le
scuole cattoliche in India chiudono venerdì per protesta
contro gli attacchi alla comunità cattolica. Il cardinale
Oswald Gracias, presidente dei vescovi locali: le autorità
intervengano al più presto
Ancora
violenze contro i cristiani nello Stato indiano dell’Orissa,
dove si allarga il fronte delle rivolte compiute da
radicali indù. Il bilancio delle vittime, ancora
provvisorio, è salito ad 11 morti. Il governo ha
decretato il coprifuoco in diverse città e sono state
schierate anche truppe antisommossa. Ma gli attacchi non
si fermano. Per protestare contro queste continue violenze
venerdì prossimo resteranno chiuse le scuole cattoliche.
E’ stata anche indetta per il 7 settembre una giornata
di preghiera e digiuno. La comunità cristiana, intanto,
teme che la situazione possa degenerare e chiede
un’adeguata cornice di sicurezza. E’ quanto
sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il cardinale
Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente
della conferenza episcopale indiana:
R. - I cristiani in Orissa stanno vivendo con paura,
perché non sanno che cosa accadrà. Almeno 25 chiese
cristiane sono distrutte. C’è violenza, c’è
un’ostilità che sta aumentando. Abbiamo rivolto un
appello al governo affinché intervenga subito.
D. - Il Papa ha lanciato oggi un appello invitando
leader religiosi e autorità civili a lavorare insieme per
promuovere la convivenza pacifica. Come procede in India
il dialogo tra le varie realtà della società?
R. - Ci sono tante iniziative che la Chiesa cattolica
ha fatto per il dialogo, tante iniziative alle quali
stanno seguendo buoni risultati. Purtroppo, in Orissa, non
ci sono state iniziative di questo genere.
D. - Quando si parla di persecuzione, si pensa
soprattutto a Paesi islamici o a regimi comunisti. Ci sono
poi altri Paesi, come l’India, dove l’intolleranza è
alimentata dal fondamentalismo indù. Quali sono le
caratteristiche di questa nuova offensiva anticristiana in
Orissa?
R. - Lo scorso dicembre, c’è stata un'ondata di
violenza contro i cristiani. Dopo questi episodi, la
situazione è andata migliorando ma è rimasta alta la
tensione. Due-tre giorni fa, un capo indù è stato
assassinato e queste che vediamo sono reazioni a quell’omicidio.
D. - In India, le violenze seguono dinamiche presenti
in altri Stati dove le comunità cristiane vengono
perseguitate perché diffondono principi fondati sulla
persona e sulla libertà. Possiamo dire, eminenza, che il
fondamentalismo non solo cerca di contrastare il
cristianesimo ma lo stesso sistema di vita
dell’Occidente?
R. - Senz’altro, perché queste forze fondamentaliste
non vogliono che la Chiesa lavori per i diritti umani, per
i poveri. Non vogliono che la Chiesa contribuisca ad
innalzare il livello di vita di questa gente: per questo
ci sono problemi
D. - Alle persecuzioni i cristiani hanno già risposto,
nella storia, difendendo con la forza della fede la parola
del Vangelo e dei più deboli. In India, quale risposta
deve dare la Chiesa, con l’aiuto della società, per
spegnere il fuoco dell’intolleranza?
R. - Adesso servono la preghiera e la fede nella Croce
di Gesù. Adesso, dopo la violenza, dobbiamo esaminarne le
cause e chiederci come evitare questo in futuro.
D. - Tra i nemici dei sistemi totalitari ci sono anche
l’educazione e l’evangelizzazione, soffi di libertà
che non possono rimanere a lungo ingabbiati nelle grinfie
di un sistema violento. Il fondamentalismo è comunque una
pagina destinata al fallimento…
D.
- Certamente, non può avere successo. La nostra speranza
è nella risurrezione di Gesù e noi sappiamo che la
vittoria sarà sempre di Gesù.

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