INCHIESTA
INTERNAZIONALE SULLA LETTURA DELLA BIBBIA (14/10/2008) |
Radio
Vaticana, 14 ottobre 2008
Ascolta
l'intervista con l'arcivescovo di Praga
Presentata
in Vaticano l’Inchiesta internazionale sulla lettura
della Bibbia in prospettiva ecumenica. Firmato un accordo
per la traduzione e la diffusione delle Sacre Scritture
In
diversi Paesi, una larghissima maggioranza di persone
dichiara di aver fatto esperienza, almeno una volta nella
vita, della vicinanza e della protezione da parte di Dio.
In molti dichiarano di pregare con un’elevata frequenza,
ma l’offerta religiosa non soddisfa la domanda
potenziale già presente. Sono alcune delle osservazioni
messe in rilievo dalla “Inchiesta internazionale sulla
lettura della Bibbia in prospettiva ecumenica”,
presentata stamani nella Sala Stampa della Santa Sede.
Sono intervenuti il cardinale Walter Kasper, presidente
del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità
dei cristiani, il vescovo Vincenzo Paglia, presidente
della Federazione Biblica Cattolica, e il reverendo
Archibald Miller Milloy, segretario generale delle Società
Bibliche. In occasione della presentazione
dell’Inchiesta, è stato anche firmato un accordo di
cooperazione per la traduzione e la diffusione della
Bibbia tra la Federazione Biblica Cattolica e le Società
Bibliche. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
La ricerca, realizzata tra novembre 2007 e luglio 2008
per la Federazione Biblica Cattolica, ha preso in
considerazione 12 Paesi, tra i quali Stati Uniti, Regno
Unito, Russia, Italia, Argentina e Filippine. L’indagine
si è svolta su un campione rappresentativo della
popolazione adulta e su un sub-campione di persone che
hanno dichiarato di partecipare alla Messa “almeno
due/tre volte al mese”. Dallo studio, è emerso che è
larga la maggioranza di coloro che in casa hanno a
disposizione una copia della Bibbia. Ma i dati sulla
lettura delle Sacre Scritture non sempre sono confortanti:
i livelli più bassi riguardano Francia e Spagna con il 20
per cento di persone che hanno dichiarato di aver letto
almeno un brano della Bibbia nel corso dell’ultimo anno.
Negli Stati Uniti, la rilevazione statistica si attesta,
invece, al 75%. Presentando l’inchiesta, il cardinale
Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per
l’Unità dei cristiani, ha affermato che la Bibbia è
rimasta sempre un’eredità comune. “Il dialogo
ecumenico - ha aggiunto il porporato - non è un negoziato
diplomatico ma significa leggere e ascoltare insieme ciò
che Dio ci vuole dire”:
"Nell’indagine, notiamo che rimane ancora molto
da fare. La grande maggioranza dei cristiani conosce la
Bibbia solamente attraverso la lettura della liturgia;
solo pochi la leggono e la meditano personalmente e
privatamente. Oggi vogliamo un nuovo slancio ecumenico.
Non c’è altra via per un nuovo slancio biblico: le due
realtà sono inseparabili".
Oltre a statistiche sulla lettura della Bibbia,
nell’indagine vengono indicati anche dati sulla
comprensione del testo: si sottolinea, in particolare, una
non adeguata conoscenza biblica soprattutto in Spagna e in
Russia. Tra gli intervistati è diffusa la sensazione di
trovarsi di fronte ad un testo difficile e ad eccezione
delle Filippine, prevale un approccio non letterale alle
Sacre Scritture. In Europa, al contrario di Stati Uniti e
Filippine, non è alto il gradimento verso le omelie.
Viene confermata, poi, la preferenza della televisione
come canale di comunicazione religiosa, particolarmente
negli Stati Uniti, in Germania e Italia.
Commentando questi dati, mons. Vincenzo Paglia si è
soffermato sul rapporto che i fedeli delle diverse
tradizioni cristiane - cattolici, ortodossi, anglicani e
protestanti - hanno con la Bibbia. La storia
dell’ecumenismo - ha detto - è legata a doppio filo
alla riscoperta delle Sacre Scritture. La Bibbia, ha
aggiunto il presule, è il luogo più efficace per
l’incontro tra i cristiani. Il Sinodo dei vescovi
incentrato sulla Parola, ha poi spiegato, ha anche offerto
l’occasione di segnare un accordo tra la Federazione
Biblica Cattolica e le Società Bibliche:
"Abbiamo scoperto l’urgenza di una
presentazione, la più larga possibile delle Sacre
Scritture: noi crediamo che ci sia un diritto, un diritto
di ogni popolo, ad avere la Bibbia tradotta nella propria
lingua. E noi cristiani abbiamo un dovere, di poter
aiutare o di poter far giungere la Bibbia, che è la
lettera di Dio agli uomini, a ciascuno secondo la propria
lingua".
La
Parola di Dio, ha aggiunto mons. Vincenzo Paglia,
ammonisce tutti i cristiani contro ogni chiusura e
incoraggia nel cammino dell’unità”: il dialogo
ecumenico sarà senza dubbio più fruttuoso “se cederà
il posto al dialogo di Dio con tutti i cristiani". La
lettura delle Sacre Scritture in prospettiva ecumenica può
far leva su un lavoro preziosissimo. La Bibbia, fino ad
oggi, è stata già tradotta in 2454 lingue diverse. Ma
l’opera di traduzione e diffusione della Bibbia richiede
ulteriori sforzi: sono infatti almeno 4500 le lingue in
attesa di essere confrontate con le Sacre Scritture.

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