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In
questa nostra epoca di globalizzazione l'impero
romano, esteso per migliaia di chilometri con più
fusi orari, è stato un grande esempio non solo di
"romanizzazione"
ma anche di globalizzazione, non solo perchè
tutti parlavano la stessa lingua ma soprattutto
perchè tutti avevano accettato il modello di vita
romano. |
Dall'Ingliterra
alla Siria, dalla Tunisia alla Baviera e alla Romania il
modello romano si era esteso ovunque realizzando
l'auspicio espresso da Plinio il Vecchio: "tante
nazioni, una sola patria".
Gli
elementi della civitas romana erano presenti in
ogni provincia: in primo luogo la lingua, poi
l'urbanistica. Un ipotetico viaggiatore dell'epoca
attraversando l'impero non solo poteva comunicare in
latino con le popolazioni locali ma trovava ovunque i
fori, il teatro l'anfiteatro e le terme, luoghi che in
provincia come nella capitale svolgevano anche una
funzione sociale dove i cittadini si riunivano per
chiacchierare o concludere affari, affari che ovviamente
dovevano svolgersi nel rispetto di un'unica legge, la lex,
imposta da Roma, a cui tutti i cittadini e non dovevano
sottostare.
Ma, oltre
al diritto, le popolazioni annesse all'Impero, dai Galli
ai Cartaginesi, dai Daci agli Egiziani, acquisivano un
nuovo culto con l'obbligo di offrire sacrifici
all'imperatore e a Roma imperiale.
A questo
proposito tuttavia sarebbe sbagliato dire che i romani
imponessero la loro religione: uno degli aspetti più
intelligenti della colonizzazione romana era il sottile
l'approccio ai culti e alle credenze locali.
Le
popolazioni conquistate potevano mantenere tutte le loro
antiche pratiche religiose purchè non mancassero di
offrire sacrifici anche all'imperatore e alle divinità
ufficiali dello stato. Così avveniva che gli dei locali,
col tempo, spesso finissero per assumere il nome di una
divinità romana. In Nord Africa, ad esempio, dove le
popolazioni adoravano gli antichi dei punici, Saturno
impersonava il dio Bal; allo stesso modo Tanit, la crudele
dea della fertilità moglie di Bal, divenne la dea
Giunione.
In genere
le popolazioni accettavano di buon grado la dominazione
romana anche perchè chi si sottometteva all'impero godeva
di grandi vantaggi. Una caratteristica dell'impero romano
era l'accondiscendenza a introdurre le popolazioni delle
province nelle strutture del potere. Al contrario di
questo accadeva nei sistemi imperialisti dell'era moderna,
come l'impero britannico o il colonialismo francese,
dalla periferia dell'impero romano le elites locali
convergevano a Roma dove diventavano soldati, funzionari,
magistrati, senatori, persino imperatori.
Un
esempio della progressiva assimilazione culturale delle
province è data dalle iscrizioni sulle rovine di Dugan,
nell'odierna Tunisia, che mostrano come le grandi famiglie
locali gradualmente abbandonassero i nomi africani in
favore dei nomi romani.
E dove non
può il potere può il denaro: la strategia di Roma per
conquistarsi il favore delle popolazioni consisteva
essenzialmente nel creare nuova ricchezza. La rete
stradale costruita all'inizio prevalentemente per ragioni
militari si rivelava poi preziosa per lo sviluppo
economico dei territori conquistati favorendo gli scambi
commerciali e dando origine ad una nuova classe di
mercanti che arrivavano ad accumulare anche grandi
ricchezze.
L'ottimo
sistema viario e la presenza dell'esercito che garantiva
la sicurezza dei trasporti, resero possibile la diffusione
in tutte le province, anche le più lontane, degli
elementi base dell'alimentazione romana; per cui il nostro
ipotetico viaggiatore, ovunque andasse, oltre alla statua
dell'imperatore trovava altri simboli di Roma imperiale:
il grano dell'Egitto, il vino della Grecia e della Gallia,
l'olio di oliva di Spagna e d'Italia. Naturalmente tutte
queste merci si acquistavano in sesterzi in ogni punto
dell'impero e talvolta perfino anche oltre i suoi confini:
in India o nelle lontane steppe russe, i mercanti di ogni
paese o etnia mercanti di ogni paese usavano per i loro
scambi le monete romane. La moneta romana circolava
ovunque nell'impero ed era per così dire l'euro
del tempo.
Ma siamo
davvero sicuri che questa epoca romana si sia
completamente estinta? In fondo i romani non ci hanno solo
lasciato solo degli archi, delle statue, dei bellissimi
monumenti ma anche un vero e proprio software che
regola la nostra vita di tutti i giorni:
-
l'alfabeto
che utilizziamo per scrivere, anche su internet, è
romano;
-
la
nostra lingua deriva dal latino come buona parte del
francese, dell'inglese, del portoghese, dello
spagnolo; il sistema giuridico occidentale deriva da
quello romano;
-
il
sistema stradale, dell'arte ,dell'architettura non
sarebbero gli stessi senza i romani;
-
il
nostro sistema di vita occidentale è in buona parte
l'evoluzione moderna del sistema di vita romano.
passo
tratto dalla trasmissione televisiva "Ulisse"
andata in onda su Rai 3 il 13/04/2002