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STRUMENTI DI SUPPORTO AL CAPITALE DI RISCHIO

 

 

Dopo aver definito il capitale proprio e l’autofinanziamento all’interno di un’impresa è conveniente passare in rassegna le principali forme di sostegno al capitale di rischio nell’ambito dell’innovazione tecnologica. L’esperienza degli ultimi anni ha evidenziato diverse tecniche che possono essere sviluppate e di seguito verranno elencate le più importanti e soprattutto quelle più significative al fine di stimolare e favorire il processo innovativo.

Il ricorso al mercato azionario rappresenta per le grandi aziende una prassi consolidata in quanto permette di avere un bacino di utenza notevole, grazie al quale è possibile ottenere aumenti di capitale di rischio attraverso l’emissione di nuove azioni.

Per acquisire nuovo capitale però è opportuno che le stesse imprese destino interesse presso gli investitori esterni. E’ fondamentale inoltre che dispongano sia di una buona politica di dividendi che di un appetibile potenziale di crescita. Requisiti imprescindibili sono infine una buona efficienza di gestione, di direzione e controllo, un’adeguata trasparenza e informazione dell’attività svolta.

Le imprese minori invece tendono ad evitare il ricorso al mercato azionario per accrescere la disponibilità del capitale di rischio. La ragione di questa scelta potrebbe risiedere nel fatto che i loro titoli non hanno un vasto mercato, non sono oggetto di continuo scambio, in quanto la base azionaria di queste aziende è circoscritta a poche persone legate da vincoli di parentela e/o amicizia[1]. Inoltre la maggior parte di queste piccole imprese hanno la forma giuridica di società a responsabilità limitata piuttosto che società per azioni.

Le merchant banks costituiscono uno strumento innovativo e si inseriscono nell’evoluzione e nell’innovazione degli strumenti che perseguono l’obiettivo di assumere partecipazioni in determinate società per consentire l’afflusso di capitale di rischio.

Reperendo mezzi finanziari ed offrendo consulenza, le società di merchant banks devono cercare di stimolare le piccole e medie imprese verso l’innovazione e il miglioramento dell’imprenditorialità.

Essendo molteplici i servizi offerti da tali società, sinteticamente vengono elencati i più importanti:

 

·        assistenza per l’emissione di titoli, la loro ammissione alla quotazione, le offerte pubbliche di acquisto e/o di vendita;

·        concessione di finanziamenti alle aziende nella forma dell’accettazione o dello sconto di cambiali;

·        consulenza finanziaria e fiscale;

·        gestione di portafogli e patrimoni di singoli operatori o di investitori istituzionali;

·        finanziamento di progetti di investimento.

 

Sostanzialmente i modelli operativi per l’attività di merchant banking sono riconducibili a due: società di partecipazione e società di intermediazione.

Il primo modello implica l’assunzione in proprio di titoli delle società partecipate, detenendoli per periodi più o meno lunghi, contribuendo attraverso la sottoscrizione di partecipazioni azionarie (e, in alcuni casi, delle obbligazioni convertibili) ad accrescere il valore del capitale di rischio.

Il secondo modello invece non si occupa dell’assunzione di partecipazioni, ma realizza prevalentemente un’attività di intermediazione, organizzando tanto il processo di raccolta di capitali per le imprese che emettono titoli, quanto la distribuzione di questi presso il pubblico, nonché le operazioni finanziarie e societarie destinate allo sviluppo delle aziende.

La durata media dell’investimento da parte di una merchant bank è generalmente di 2-3 anni. In questo modo il ruolo di temporanea partecipante alle vicende aziendali non assume una vera e propria posizione imprenditoriale: essa offre il suo supporto finanziario e manageriale per realizzare l’operazione di innovazione con successo. Una volta raggiunto l’obiettivo, la società di merchant bank smobilizza il suo investimento.

I profitti di una merchant bank derivano essenzialmente:

 

·        dagli interessi sui finanziamenti concessi o dalle provvigioni per gli interessi fatti acquisire grazie al suo intervento;

·        dai dividendi eventualmente ottenuti dalle aziende partecipate[2].

 

L’espressione venture capital indica un’importante forma di finanziamento per le imprese. Le società di venture capital sono dedite all’investimento in capitale di rischio di imprese ad alto contenuto innovativo. Si può affermare che dietro un’operazione di venture capital vi è un innovatore o inventore, il quale dispone di un progetto valido nell’ambito della tecnologia avanzata, ma non possiede i capitali sufficienti per realizzare il prodotto e successivamente commercializzarlo, né le necessarie capacità amministrativo-gestionali. Per contro vi è perciò un finanziatore (venture capitalist nel caso di società di investimento o business angel nel caso di singola persona fisica) che valuta l’idea e, se questa dovesse risultare valida e allettante, decide di finanziarne la realizzazione. La partecipazione del finanziatore è temporanea (non supera i 5-7 anni) e il suo obiettivo sarà perciò quello di vendere la sua quota partecipativa lucrando sulla plusvalenza generata. L’investimento è perciò caratterizzato da una forte propensione all’innovazione al fine di offrire un alto potenziale di crescita all’impresa innovatrice.

E’ importante sottolineare che il venture capitalist investe solo in minima parte fondi propri. La maggior parte delle risorse utilizzate dal finanziatore per sostenere i progetti innovativi proviene da privati o altri investitori istituzionali (banche, compagnie assicurative, fondi pensione, etc.) che sottoscrivono le quote di un fondo comune di investimento chiuso[3].

Le risorse così raccolte vengono poi gestite dal venture capitalist per finanziare il progetto innovativo della singola impresa o di più imprese[4].

Si comprende come il finanziamento attraverso il venture capital si caratterizzi e si differenzi da altre forme di intermediazione finanziaria per i seguenti elementi:

 

·        si tratta di investimenti in capitale di rischio;

·        si opera nell’ambito della crescita delle imprese mediante il finanziamento di nuovi prodotti/servizi e/o processi produttivi;

·        si ha un supporto finanziario abbinato a un supporto gestionale dell’impresa finanziata;

·        la partecipazione al capitale d’impresa ha un carattere temporaneo.

 

Le imprese di piccole-medie dimensioni che accettano la partecipazione di società di venture capital nella loro gestione possono ottenere diversi vantaggi non indifferenti, tra cui:

 

·        maggior facilità di reperire i fondi utili per finanziare gli obiettivi di investimento, ricerca e sviluppo pianificati;

·        possibilità di ottenere servizi e consulenze in materia finanziaria;

·        miglioramento dell’immagine e dell’affidabilità finanziaria;

·        miglioramento della forza contrattuale nei confronti del sistema creditizio e dei fornitori;

·        possibilità di sviluppare un sistema di gestione più professionale grazie all’ausilio del venture capitalist[5].


[1] Cfr. U. Fava, Metodologie e tecniche di finanziamento delle aziende, op. cit., p. 62.

[2] Cfr. U. Fava, Metodologie e tecniche di finanziamento delle aziende, op. cit., pp. 71-73.

[3] Questi fondi sono detti chiusi dal momento che i partecipanti non possono entrare o uscire liberamente, mediante la sottoscrizione di nuove quote o il riscatto in qualsiasi momento. In altre parole, nei fondi chiusi il capitale viene fissato all’inizio e non più modificato in seguito: ciò significa che chi vuole entrare in uno di questi fondi e sottoscriverne, dunque, le quote deve farlo al momento del collocamento e, per uscirne - fatto salvo il caso in cui un terzo soggetto intenda rilevare le quote - deve attendere la fine della vita del fondo. Si distinguono perciò dai fondi comuni di investimento aperti i quali consentono ai risparmiatori di sottoscrivere in qualunque momento quote di questi strumenti. Il capitale dei fondi aperti può variare continuamente, in relazione al fatto che siano conferiti nel fondo nuovi capitali o sia richiesto il rimborso di quelli già versati. Questi fondi sono detti, appunto, “aperti” in quanto i sottoscrittori sono liberi di uscire dal fondo in ogni momento, chiedendo il rimborso delle quote secondo le modalità previste dallo schema di funzionamento del fondo.

[4] R. Corigliano, Il venture capital, Bancaria Editrice, Roma, 2001, p. 31.

[5] Cfr. R. Corigliano, Il venture capital, op. cit., p. 35 e p. 38.


© www.villaggiomondiale.it - Tesi di laurea sull'Ict di Andrea Lomonaco