Anche se caratterizzato da molteplici strumenti finanziari, interni ed esterni all’impresa, il finanziamento è un processo essenzialmente unitario, in assiduo divenire, che richiede, di conseguenza, scelte continue e complesse.
Le scelte in materia di finanziamento sono strettamente congiunte, mediante vincoli di complementarità e interdipendenza, a tutte le altre scelte d’impresa e con esse formano il sistema delle scelte, che costituisce, a sua volta, il contenuto dell’unitaria gestione d’azienda.
Naturalmente, prima di effettuare una scelta di finanziamento, è di cruciale importanza che l’impresa si impegni a studiare quali possano essere i legami tra i diversi strumenti finanziari, al fine di cogliere le opportunità migliori in relazione agli obiettivi che intenda raggiungere.
Le diverse formule di finanziamento si differenziano tra loro sotto molti aspetti: in rapporto al costo, alla durata del vincolo, all’elasticità, all’ingerenza del finanziatore nel governo dell’impresa, ai rischi o vantaggi di ordine monetario, etc.
E’ chiaro quindi, come all’interno di uno scenario così complesso, per le formule di finanziamento ci sarà un’accurata attenzione da parte del Management d’impresa.
Le più frequenti relazioni che si crede di poter instaurare tra i particolari investimenti e determinati finanziamenti d’impresa e i criteri di scelta tra le varie forme di acquisizioni finanziarie più comunemente suggerite, si fondano sulla “frequenza del rigiro” e sulla “redditività del dato investimento” da un lato; sulla “durata del vincolo” e sul “costo
del finanziamento” dall’altro.
Così, ad esempio, si afferma che gli investimenti a lento rigiro dovrebbero essere coperti mediante finanziamenti con il vincolo di capitale o di credito a lunga scadenza, mentre quelli a rapido rigiro mediante finanziamenti con il vincolo di credito a breve scadenza.
Si pensa anche che la convenienza di negoziare dati prezzi, per un determinato finanziamento, deve essere giudicata in funzione della redditività dell’investimento che lo strumento finanziario è destinato a coprire.
Anche se coerenti sotto il profilo teorico, le considerazioni fatte nella realtà sarebbero alquanto riduttive. Infatti, non importa tanto la velocità del rigiro, la durata del vincolo, etc., quanto piuttosto i caratteri specifici del fabbisogno da soddisfare e, in relazione a questo, le possibilità che si presentano internamente ed esternamente alla realtà aziendale.
Per offrire un quadro esplicativo sulle diverse relazioni esistenti tra le due tipologie di finanziamento (interno ed esterno all’impresa), è necessario sviluppare degli indici che contribuiscano a chiarire il piano di scelte aziendali in materia di copertura del fabbisogno finanziario. A tal proposito, i parametri presi in riferimento sono tre:
· Return on Equity;
· Return on Investment;
· Leverage (o leva finanziaria).
Il Return on Equity (ROE) è dato dal rapporto tra reddito netto del periodo considerato ed il valore del Patrimonio Netto (sarebbe conveniente scegliere il valore medio dell’anno). Esprime la redditività del capitale proprio in termini di utile netto. Un’azienda, per poter attrarre nuovo capitale di rischio, dovrebbe fornire un ROE superiore ai tassi di rendimento alternativi.
In ogni caso il ROE di una impresa non dovrebbe mai essere inferiore al tasso garantito per investimenti senza rischio (titoli di Stato, depositi bancari, etc.). Al di sotto di tale limite, infatti, il rischio degli azionisti o dei proprietari non sarebbe remunerato in modo congruo e sarebbe di conseguenza preferibile il disinvestimento.
Moltiplicando e dividendo il valore del ROE per i valori del capitale investito e del reddito operativo, è possibile riscrivere l’indice come:
ROE = ROI x 1 + Leverage x Indice di incidenza di gestione non caratteristica
Il primo indice (reddito operativo/capitale investito) esprime la redditività che l’impresa riesce ad ottenere dalla gestione tipica; il secondo (capitale investito/mezzi propri) è rappresentativo della gestione finanziaria; il terzo, infine, (reddito netto/reddito operativo) mette in luce l’incidenza della gestione extra-operativa sul reddito netto: un rapporto pari ad uno evidenzierebbe un’influenza nulla della gestione non operativa sulla
redditività d’impresa (questo perché numeratore e denominatore sarebbero uguali ed eventuali saldi di gestione finanziaria, straordinaria e tributaria si compenserebbero).
Il Return on Investment (ROI) rappresenta invece il rapporto tra il reddito operativo e il capitale investito (capitale proprio e capitale di credito). Disponendo dei
bilanci di 2 anni consecutivi, è possibile optare per la seguente configurazione del ROI:
Risultato operativo
(Capitale investito iniziale + capitale investito finale) / 2
Tale configurazione assume un significato maggiore in quanto esprime la redditività del capitale mediamente investito nei due esercizi considerati. Infatti, occorre precisare che il ROI deve essere interpretato nelle sue variazioni nel corso dei vari esercizi e mai in una visione statica.
In particolare, il ROI deve essere almeno pari (o meglio superiore) al costo medio del denaro, in pratica al costo percentuale dei finanziamenti esterni utilizzati per dar vita al capitale investito, onde valutare la convenienza o meno di un ulteriore indebitamento allo scopo di sviluppare l’attività aziendale.
Se ciò si verificasse, l’azienda potrebbe sfruttare la leva finanziaria (leverage), ossia servirsi dell’indebitamento esterno per finanziare gli investimenti, dato che sarebbe in grado di ottenere un rendimento di ritorno superiore al costo del denaro preso a prestito.
Facendo leva, quindi, sui capitali dei finanziatori, l’azienda può migliorare, a date condizioni, la redditività del capitale dei soci.
Il ROI evidenzia la capacità reddituale dell’impresa, ed è per tale motivo che viene preso come parametro di riferimento per stabilire la politica degli investimenti.
Il ROI può essere espresso anche mediante la seguente formula:
ROI = ROS x Indice rotazione degli impieghi
Il ROS (Return on Sales) misura la redditività delle vendite, cioè il reddito operativo conseguito in relazione ai ricavi di vendita ottenuti; tale indice influenza direttamente il ROI e permette di esprimere un giudizio sulle politiche di vendita effettuate dall’azienda. Per poter valutare il suo risultato occorre confrontarlo con quello realizzato in anni precedenti oppure paragonarlo a quello di aziende operanti nello stesso settore.
L’altro indice che influenza direttamente il ROI è l’Indice di rotazione degli impieghi che esprime il numero di volte in cui il totale impieghi si rinnova attraverso le vendite; maggiore è il risultato ottenuto con questo indice, maggiore è l’efficienza dell’impresa.
Con la scomposizione del ROI è intuibile come imprese con un basso margine sulle vendite, per avere una redditività sul capitale investito alta, abbiano la necessità di un elevato tasso di rotazione degli impieghi; viceversa, un robusto margine sulle vendite consentirebbe di avere un ROI elevato anche in presenza di un basso indice di rotazione degli impieghi.
Il grado di indebitamento è dato dal rapporto tra capitale di credito e mezzi propri. L’indice che lo misura prende il nome di Leverage (o leva finanziaria). Si tratta di un importante indice di solidità il cui obiettivo è quello di verificare se la struttura finanziario-patrimoniale dell’azienda presenti caratteristiche di robustezza.
Questo indicatore evidenzia in quale misura il totale dei mezzi investiti nell’azienda è stato finanziato dal capitale proprio, e riveste una notevole importanza per poter esprimere un giudizio sull’indipendenza finanziaria, in quanto, se troppo elevato, essa potrebbe essere compromessa da debiti eccessivi e conseguenti oneri finanziari.
Al contrario un valore molto basso, inferiore o prossimo ad 1, pur esprimendo una struttura equilibrata, risulta poco conveniente, in quanto un’azienda che opera esclusivamente con mezzi propri si preclude la possibilità di potenziare ulteriormente il proprio sviluppo (sfruttando la leva finanziaria).
Come chiave di lettura dell’indice, a puro titolo esemplificativo, possono essere indicati i seguenti valori raffigurati nella Tab. 3.1.
Tab. 3.1 - Significato del grado di indebitamento
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Tra 1 e 1,50
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Indipendenza finanziaria
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Tra 1,50 e 2
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Struttura finanziaria buona
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Tra 2 e 3
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Struttura finanziaria con tendenza allo squilibrio
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> 3
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Struttura finanziaria squilibrata
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© www.villaggiomondiale.it - Tesi di laurea sull'Ict di Andrea Lomonaco