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Il finanziamento dell’ICT richiede una valutazione della copertura del fabbisogno finanziario per l’innovazione tecnologica, poichè l’ICT non solo favorisce, ma sviluppa anche nuovi prodotti/servizi e/o processi. L’analisi finanziaria del processo innovativo esige una profonda attenzione delle diverse opportunità che si presentano all’impresa per reperire i fondi necessari alla realizzazione di nuovi prodotti o processi produttivi.
Il termine di finanziamento dell’innovazione tecnologica appare non univoco proprio in relazione all’oggetto del finanziamento. Da un punto di vista logico il problema è capire se si possa, o meno, isolare il processo di innovazione tecnologica nel quadro aziendale di riferimento.
All’interno di un’organizzazione, indipendentemente dal settore che si prende in considerazione, l’attività di innovazione rappresenta un processo cruciale, che deve essere elaborato attentamente, tenuto conto che questo fenomeno permette di identificare l’impresa come una realtà in itinere, continuamente “aggiornata” con i mutati scenari di mercato, senza che si possa mai definire, in modo assoluto, un momento particolare in cui l’organizzazione stessa smette di attuare cambiamenti.
Sotto questo punto di vista l’attività di innovazione tecnologica sembrerebbe coinvolgere l’intera vita d’azienda. Supportare questa tesi sembrerebbe giusto, tuttavia il processo di innovazione, tante volte, trae origine da un ramo dell’azienda per poi diffondere gli effetti all’interno e all’esterno dell’impresa.
Vedere perciò il processo di innovazione tecnologica come un fenomeno a sé, che attiene ad una parte o a più parti del tutto, esulerebbe da una visione unitaria del cambiamento d’impresa, cosicché si avrebbe la possibilità di scindere il fenomeno dell’innovazione tecnologica dal resto della realtà aziendale e sviluppare, di conseguenza, programmi di finanziamento specifici.
La precisa identificazione del fenomeno innovativo permette infatti di determinare la dinamica qualitativa e quantitativa del fabbisogno finanziario relativo, verificando contemporaneamente il contributo al riequilibrio finanziario che il fenomeno osservato può, nel tempo, offrire.
Qualora si accettasse la tesi dell’isolabilità dell’innovazione tecnologica sarebbe possibile allora esaminare il fenomeno sotto due punti di vista essenziali:
· una direzione verticale;
· una direzione orizzontale.
Nel primo caso si tratta di identificare uno specifico evento innovativo, attraverso gli stadi più o meno tipici del processo che conduce da un’opportunità tecnologica (technology push) o di mercato (demand pull) alla commercializzazione di un nuovo prodotto e/o allo sfruttamento di un nuovo processo produttivo.
Sotto il profilo economico-finanziario, l’identificazione dell’innovazione, come fatto specifico e isolabile nel contesto di riferimento, consente di considerare il fenomeno innovativo come un vero e proprio investimento, inteso cioè come un’operazione di trasferimento di risorse nel tempo, caratterizzata dal prevalere di uscite monetarie in una prima fase e di entrate monetarie in una fase successiva.
L’individuazione del profilo dei flussi di cassa, conseguenti all’attuazione dell’investimento, permette allora (in linea di principio) di determinare i livelli di rischio o di redditività e di esplicitarne il fabbisogno finanziario.
Nel secondo caso, quello dell’isolabilità dell’innovazione tecnologica da un punto di vista orizzontale, l’attenzione, sempre ai fini dell’apprezzamento del fabbisogno finanziario, si deve spostare dal percorso compiuto dalla singola innovazione ad una determinata fase del processo produttivo – che potremmo semplicemente identificare nella funzione di ricerca e sviluppo – che coinvolge l’intera attività innovativa dell’azienda. In questo caso il fabbisogno finanziario è determinato dalla somma dei costi sostenuti per consentire lo svolgimento dell’attività
suddetta.
In realtà, entrambe le ottiche (verticale e orizzontale) non consentono di definire in modo soddisfacente il fenomeno dell’innovazione tecnologica da un punto di vista finanziario.
Nel primo caso, infatti, risulterebbe a volte impropria l’enucleazione di una specifica innovazione, a causa sia di fattori tecnologici che rendono complessi i fenomeni innovativi, sia per la frequente esistenza di legami fra ricerche relative a diverse innovazioni che impedisce una corretta analisi degli investimenti, secondo il principio dell’indipendenza dei progetti.
Isolando poi la singola innovazione tecnologica vi è il rischio, assai probabile, di trascurarne i legami con il resto dell’attività aziendale.
Nel secondo caso invece, definibile come finanziamento di una più generica “attività innovativa”, manca la possibilità di fare riferimento al concetto stesso di investimento, data ad esempio la difficoltà di individuare, in questa approssimazione, la dinamica delle uscite ed entrate relative alle diverse singole innovazioni tecnologiche.
Ciò condurrebbe alla conclusione che un intervento finanziario (interno ed esterno all’impresa) dovrebbe assumere come punto di riferimento l’azienda innovatrice nel suo complesso.
E’ difficile infatti, molte volte, enucleare precisamente dall’attività di innovazione tecnologica d’impresa la singola innovazione di prodotto o processo. Un’analisi più generale, che prende come punto di riferimento l’intero sistema azienda, sembrerebbe essere, alla luce di quanto sopra esposto, l’ottica più conveniente all’interno della quale esaminare il fenomeno dell’innovazione tecnologica.
Sarebbe perciò conveniente il passaggio da una logica di finanziamento delle innovazioni tecnologiche o dell’attività innovativa a una logica di finanziamento delle aziende che innovano.
Le considerazioni fatte non escludono naturalmente che, in caso di particolari iniziative innovative ben identificate, si possa continuare a parlare di finanziamenti di destinazione. La tecnica del Valore Attuale Netto (rappresenta la somma algebrica di tutti i flussi di cassa originati da un investimento. L’investimento risulterà conveniente solo quando tale valore, calcolato sulla base di un tasso di rendimento adatto, è positivo) e quella del Tasso Interno di Rendimento (tasso in grado di eguagliare il valore attuale dei flussi di cassa
positivi al valore attuale dei flussi negativi connessi ad un progetto di investimento /finanziamento con l’effetto di esprimere in modo sintetico la redditività/onerosità intrinseca di una operazione) rappresentano infatti strumenti efficaci per l’analisi di investimenti isolati e specifici. Ciò potrebbe contribuire a delineare una sorta di segmentazione dei finanziamenti, interni
ed esterni all’impresa, aventi obiettivi d’intervento diversi.
Un caso di “specificazione del finanziamento” è quello che avviene all’interno di interventi incoraggiati dall’incentivazione pubblica. Solo a titolo esemplificativo è infatti possibile citare il mutuo di scopo in cui il mutuante mette a disposizione del mutuatario una somma di denaro, a condizione che questi faccia del denaro un uso determinato.
Di seguito verranno esaminate le diverse tecniche di finanziamento principali (capitale proprio e capitale di terzi) impiegate dalle imprese operanti nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
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