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LIBERATO IN IRAQ UN SACERDOTE CALDEO

Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco 

Ascolta l'intervista con mons. Najim

Radio Vaticana, 18 giugno 2007

In Iraq le forze della coalizione hanno ucciso, nelle ultime ore, almeno 20 insorti. I raid - hanno indicato in un comunicato fonti militari americane – sono stati condotti contro miliziani coinvolti in contrabbando di armi dall’Iran. A Baghdad, intanto, è stato rilasciato, dopo 12 giorni di prigionia, il sacerdote cattolico di rito caldeo Hani Abdel Ahad. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Padre Hani è finalmente libero. Il sacerdote caldeo, rapito lo scorso 6 giugno a Baghdad insieme con 5 giovani cristiani subito liberati, è stato rilasciato ieri nella capitale irachena. E’ in buone condizioni di salute e non ha subito maltrattamenti. Ma la situazione dei cristiani in Iraq, spesso vittime di sequestri e persecuzioni, continua ad essere drammatica. Il sequestro di padre Hani, avvenuto tre giorni dopo il barbaro assassinio a Mossul di padre Ragheed Gani e di tre suoi subdiaconi, è solo l’ultimo di una tragica serie di rapimenti. I sequestri di sacerdoti in Iraq sono legati soprattutto a questioni economiche perché sono una fonte di guadagno ma sono anche un modo per seminare terrore e indurre i cristiani alla fuga. Gli effetti di questa campagna sono purtroppo evidenti. Nel quartiere di Dora a Baghdad, in passato abitato da molte famiglie cristiane, la fuga è spesso una necessità. Anche l’area di Amiriya, roccaforte sunnita, sta diventando una “zona minata” per i cristiani. Nella capitale irachena, ad eccezione di rari casi, sono ormai rimasti solo quei cittadini cristiani che non sono riusciti a trasferirsi in zone più sicure del Paese o all’estero. Le minacce di morte non risparmiano, poi, neanche i musulmani che cercano di aiutare i cristiani.

Ma quali sono adesso le speranze per i cristiani in iraq, dopo la liberazione di padre Hani? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al procuratore apostolico per i caldei in Italia, mons. Philip Najim:

R. - Certamente siamo felici della liberazione di padre Hani dopo 12 giorni di prigionia. Speriamo che i rapimenti non accadano più perché sono uomini che hanno dedicato la loro vita a servire tutta la comunità irachena, senza distinzione tra musulmani e cristiani.
 
D. – Il rapimento di padre Hani è avvenuto tre giorni dopo il barbaro assassinio a Mossul di un sacerdote caldeo e di tre subdiaconi. Quando finirà e come potrà finire questa barbarie?
 
R. – Queste barbarie devono finire con l’intervento della comunità internazionale; come ha sottolineato ieri il Santo Padre ad Assisi, la comunità internazionale deve intervenire e porre fine a questa tragedia che riguarda tutto il Medio Oriente, specialmente l’Iraq. Noi preghiamo sempre, continuiamo a pregare affinchè la comunità internazionale almeno consideri questa situazione come una situazione umanitaria. Si deve porre fine a questa tragedia e promuovere la pace in Iraq.
 
D. – Dunque è necessario l’intervento della comunità internazionale; ma come reagisce in Iraq la comunità musulmana a questi sequestri e alle persecuzioni contro i cristiani?
 
R. – I musulmani sono amareggiati di quello che accade ai cristiani e di quello che accade a loro perché queste azioni non fanno parte della storia del popolo iracheno. Queste sono forze oscure che vengono dal di fuori del Paese per creare queste divisioni. Il popolo iracheno è sempre stato unito e i fratelli musulmani soffrono e sono amareggiati; non accettano quello che accade ai loro fratelli iracheni cristiani in Iraq.

 

 

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