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GUERRE DEL SILENZIO (29/05/2005)

 

  “Le guerre del silenzio. Alla scoperta dei conflitti e delle crisi del XX secolo”. E' il titolo del libro, edito dalla Ediesse, curato da Maurizio Simoncelli e presentato nei giorni scorsi a Roma, che analizza la dimensione geopolitica delle guerre dimenticate nel mondo con il supporto di carte, tabelle, dati e grafici illustrativi. Nel libro si sottolinea come i conflitti ignorati dai grandi mezzi di informazione si combattano soprattutto negli Stati ex coloniali dell’Africa. Ma quali sono, in particolare, le cause delle guerre nel Continente africano? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto all’autore del volume: 

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R. – Motivo di grandi tensioni sono le enormi ricchezze che ha questo Continente, forse il più ricco del mondo per risorse minerarie e agricole. Contemporaneamente, ci sono però Stati che mostrano in realtà tutta la loro debolezza e situazioni da “medioevo”: la popolazione è  la prima vittima di tutto questo. 

D. – Numerose guerre vengono dimenticate dai media. Perché? 

R. – Perché sono guerre lontane rispetto ai Paesi industrializzati, sono lontane dall’area del Medio Oriente, a noi vicina storicamente. In televisione, noi troviamo quotidianamente notizie sull’Iraq, sul Medio Oriente, ma le guerre che avvengono in Africa, invece, sono poco raccontate. Di questi conflitti non si sa nulla. Bisogna comunque dire che l’informazione su queste “guerre del silenzio” esiste ma va rintracciata su riviste specializzate, su Internet o tra le fonti dei missionari. Queste fonti spesso smentiscono la tesi del conflitto tribale. In molte guerre, erroneamente definite “tribali”’, sono infatti coinvolte grandi multinazionali, società petrolifere, imprese interessate a controllare l’estrazione dei diamanti, del koltan, della cassiterite e di altre ricchezze.  

D. – I conflitti si combattono nel Terzo mondo, ma le armi si fabbricano in Occidente. E’ questo un intreccio indissolubile? 

R. – Questo sembra, ormai, un dato storico: dalla seconda metà del XX secolo in poi, il commercio internazionale delle armi è sostanzialmente in mano a pochissimi Paesi, grandi potenze industriali, che controllano il 90-95 per cento del mercato mondiale degli armamenti.  

D. – Dal 1946 ad oggi, le guerre scoppiano soprattutto in Paesi ex-coloniali. Perché? 

R. – Questi Paesi, che per secoli sono stati dominati dalle grandi potenze coloniali, sono stati lasciati allo sbando. Non si è provveduto, infatti, a preparare una classe politica in grado di gestire il passaggio da nazione schiavizzata a nazione indipendente.  

D. – Negli ultimi anni un altro dato impressionante riguarda la percentuale delle vittime civili… 

R. – I conflitti attuali sono, nella stragrande maggioranza, asimmetrici: non avvengono tra eserciti di opposti Stati, ma tra forze governative e forze di opposizione. Rispetto alle guerre dei secoli scorsi, il rapporto si è rovesciato: il numero delle vittime civili è di circa il 90 per cento. Le vittime militari sono, invece, il 10 per cento.  

D. – Quanti sono i conflitti che attualmente si combattono nel mondo e quali sono quelli più gravi? 

R. – L’Archivio disarmo è stato in grado di individuare circa una cinquantina di aree di crisi e di conflitto. Se noi consideriamo le guerre che sono ancora in corso possiamo ricordare, in Africa, le drammatiche guerre d’Algeria, del Burundi e del Congo.

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 Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana, 29/05/2005

 

 

 

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