Si
è
aperta
questa
mattina
(24
maggio
2003)
in
Campidoglio
la
seconda
Conferenza
annuale
sulla
“Glocalizzazione”,
organizzata
dal
Comune
di
Roma
con
l’obiettivo
di
rafforzare
il
ruolo
della
città
nelle
attività
di
sviluppo
e
nella
costruzione
della
pace.
Vi
prendono
parte
oltre
40
sindaci
di
zone
belliche
e
post-belliche,
tra
cui
Nablus,
in
Israele;
Sarajevo
e
Belgrado,
nei
Balcani;
Kigali,
in
Rwanda.
Concita
De
Simone
ha
intervistato
Giuliano
Stiglitz,
portavoce
del
Glocal
Forum:
R.
–
Per
‘glocalizzazione’
noi
intendiamo
una
riforma
del
sistema
tradizionale
della
diplomazia
che
è
riuscito
a
portare
frutti
al
mondo
occidentale,
però
il
mondo
dei
Paesi
in
via
di
sviluppo
è
ancora
in
povertà
e
colpito
da
terribili
malattie.
Quindi,
c’è
un
completo
fallimento
sia
del
sistema
della
cooperazione
internazionale
sia
nel
sistema
della
diplomazia,
quando
si
tratta
della
risoluzione
dei
conflitti.
Pensiamo
che
con
il
nostro
approccio,
attraverso
i
sindaci,
potremmo
riuscire
a
dare
un’alternativa
alle
risoluzioni
di
questi
problemi.
D.
–
“Glocal
Forum”
organizza
anche
la
più
grande
conferenza
di
sindaci
del
2003.
Chi
ci
sarà?
R.
–
Ci
saranno
sindaci
da
Paesi
in
conflitto,
ci
sarà
il
sindaco
di
Karachi,
il
sindaco
di
New
Delhi,
ci
saranno
sindaci
da
Paesi
in
via
di
sviluppo,
sarà
rappresentata
la
città
di
San
Paolo,
ci
sarà
Kigali,
ci
sarà
Dar-es-Salaam
e
poi
ci
saranno
sindaci
europei,
ci
saranno
i
sindaci
asiatici
per
cercare
di
coprire
tutte
le
tematiche,
dallo
sviluppo
alla
pace:
cerCare
di
lavorare
con
i
sindaci
per
la
risoluzione
di
questi
problemi,
insieme
alle
organizzazioni
internazionali.
D.
–
Quali
sono,
dunque,
gli
obiettivi
di
questa
tre-giorni?
R.
–
Gli
obiettivi
di
questa
tre-giorni
sono
di
formulare
delle
proposte
di
riforma
della
cooperazione,
delle
proposte
di
riforma
del
sistema
diplomatico
mondiale
e
anche
di
stabilire
dei
legami
concreti
tra
sindaci
ed
istituzioni
internazionali
per
portare
avanti
dei
progetti.
D.
–
Finora
qual
è
stato
un
esempio
che
si
è
realizzato
concretamente,
dopo
le
vostre
riunioni?
R.
–
Diversi
progetti
sono
nati
e
si
sono
sviluppati;
uno
dei
tanti
è
il
progetto
Roma-Kigali,
un
progetto
di
cooperazione
che
vede
la
città
di
Roma
e
la
città
di
Kigali
coinvolte
in
progetti
di
agricoltura
periurbana,
per
cercare
di
raggiungere
la
sufficienza
alimentare
e
anche
progetti
che
prevedono
la
distribuzione
del
cibo
e
progetti
informatici.
Roma
e
Kigali
sono
il
nostro
primo
modello
di
progetto
di
cooperazione
alternativa,
da
città
a
città.
**********
Concita
De
Simone
per
la
Radio
Vaticana,
24
maggio
2003