I
No global dopo la protesta ammessi alla conferenza
Al Glocal
Forum hanno parlato anche i no global. Ed è la prima volta che
hanno voce in un convegno internazionale che tra gli invitati
contava il presidente della Banca Mondiale, ambasciatori,
dirigenti d’impresa e sindaci. A nome del “movimento dei
movimenti" ha preso la parola Fabio Galati, assessore ai
Servizi sociali del Decimo municipio. Poche parole, molto
critiche. Servite però a stemperare gli animi e a sciogliere
come neve al sole la rumorosa protesta organizzata in
Campidoglio.
«Le comunità locali - ha accusato il rappresentante dei no
global - qui non ci sono. Volevamo portare un contributo e non
ci è stato permesso, mentre si è dato la parola agli
“affamatori" del mondo».
Qualche minuto dopo, intorno alle 12, sulla piazza del
Campidoglio non c’era più nessuno. Qualche striscione e una
pentola, simbolo della protesta dei cacerolazos, lasciata lì da
un manifestante argentino. Fine dei fischi, fine degli slogan
gracchiati da un altoparlante, fine della contestazione.
«È andata così perché non c’era una zona rossa da
difendere», ha commentato Paolo Cento, parlamentare dei Verdi,
che faceva parte della delegazione. E non c’erano neanche
black bloc che volevano violarla, nè scudi, nè caschi, solo un
centinaio di manifestanti, tra Disobbedienti, Roma Social Forum,
Prc, Verdi, immigrati latino-americani, curdi, bengalesi e
palestinesi. E due bande etniche, una argentina, l’altra del
centro sociale Snia Viscosa. "Musica“ per le orecchie del
presidente della Banca mondiale, James Wolfensohn.
Prima, c’era stata l’incursione di Nunzio D’Erme, che
pure, come consigliere comunale di Rifondazione, in Campidoglio
è di casa. Wolfensohn stava per prendere la parola quando
D’Erme, che è anche leader dei Disobbedienti e ha una delega
del sindaco al Bilancio partecipativo, ha iniziato a urlargli
contro. Quattro muscolosi addetti alla sicurezza lo hanno
sollevato di peso e portato via trascinandolo per i piedi fuori
dalla Sala.
A quel punto è inziata una trattativa. Veltroni - che non aveva
impedito la manifestazione in Campidoglio, zona dichiarata off
limits da una precedente delibera - ha permesso che i no global
dicessero la loro. «Tutti hanno diritto di parola - avrebbe
commentato poco dopo il sindaco - non si può impedire agli
altri di parlare. Ci sono valori per i quali si è combattuto,
che non vanno mai dimenticati».
Il messaggero,
domenica 12 maggio 2002
Claudio
Marincola
Veltroni:
ottima l’atmosfera di Roma per fare la pace
ROMA — Il
ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres e il
rappresentante in Italia dell'Autorità nazionale palestinese
Nemer Hammad «continuano a sostenere che Roma è probabilmente
la sede ideale» per una conferenza di pace per il Medio
Oriente, secondo quanto ha detto ieri il sindaco di Roma Walter
Veltroni.
Peres, rispondendo ai giornalisti, ha ribadito che Roma sarebbe
una sede ottimale, ma ha precisato che «ancora non è stato
deciso nulla». Il ministro israeliano, nel suo intervento alla
conferenza del Glocal Forum, ha aggiunto di essere «sicuro che
quando ci sarà una Conferenza di pace a Roma, il popolo romano
sarà felice di contribuire».
Il messaggio è stato prontamente raccolto da Veltroni che ha
sottolineato come l'atmosfera per una Conferenza di pace per il
Medio Oriente a Roma sia ottima. «Lo dimostra la stretta di
mano di ieri sera al Colosseo tra Peres e Mohammad Rashid», il
consigliere economico del presidente palestinese Yasser Arafat.
Un gesto che «in un altro luogo - ha detto ancora Veltroni - e
in un altro momento sarebbe stato forse impensabile».
Il messaggero
on line
Lunedì 13
maggio 2002
Conferenza
di pace più vicina a Roma
Nell’economia e nella
politica internazionale le città possono ampliare e riempire
spazi decisionali crescenti per la pace, lo sviluppo, l’equità
sociale, la democrazia. Assumendo questo ruolo attivo - com’è
emerso ieri in Campidoglio nella I Conferenza sulla
Glocalizzazione con 25 sindaci di capitali estere cui ha
partecipato pure il ministro degli Esteri israeliano Simon Peres
- la “diplomazia delle città" può svolgere funzioni
importanti e far ritrovare la via del dialogo a israeliani e
palestinesi. Ma anche contribuire ad equilibrare la
globalizzazione e a favorire il dialogo tra culture. Questi i
nodi del confronto, svolto nell’aula Giulio Cesare, dopo la
storica stretta di mano di sabato notte al Colosseo tra Peres e
Mohammed Rashid: rappresentante dell'Autorità nazionale
palestinese. Per un rilancio della diplomazia delle città
che favorisca la costruzione di una pace giusta in Medio
Oriente, i covegnisti hanno dato vita a una “rete
internazionale dei sindaci" che - secondo Peres - «deve
ridurre i nuovi divari sociali mondiali». Oggi i convenuti
saranno ricevuti in udienza nella Sala Clementina a San Pietro
dal Papa. «Ci auguriamo che in Medio Oriente - ha affermato il
sindaco di Atene Dimitris Avramopoulos - i cittadini delle due
nazioni in conflitto raggiungano più presto possibile la pace
nella Regione».
Con il direttore della Banca Mondiale Tim Campbell, nella
mattinata si era parlato invece del possibile riequilibrio della
“globalizzazione" con il rispetto dei diritti umani,
l’etica, la solidarietà, la tutela ambientale e la dignità
della donna. E’ questo e si basa su una integrazione delle
prospettive globali con quelle locali la strategia glocale - ha
spiegato il presidente del “Glocal Forum" Uri Savir - che
coniuga le opportunità offerte dalla globalizzazione e
l’avanzamento delle condizioni esistenziali delle comunità
locali». Si tratta cioè di «una dimensione più umana - per
il sindaco Walter Veltroni - della globalizzazione». Ed un
primo passo in questa direzione è l'accordo firmato tra il
“Glocal Forum" e la Banca mondiale, che impegna
l'istituto internazionale a sostenere nel prossimo quinquennio
progetti concreti su scala locale di lotta alla povertà ed alla
disuguaglianza, per superare il “divario tecnologico" tra
i diversi Paesi e sostenere i giovani nel campo della cultura e
del turismo sostenibile.
«Fatti concreti - ha
commentato Veltroni - che fanno della conferenza tutt'altro che
una inutile kermesse». Terminati i dibattiti pomeridiani i 25
sindaci e le delegazioni sono andati a cena a Villa Miani dove
Walter Veltroni è stato a fianco del sindaco di Kigali
Theoneste Mutsindashyaka e di quello di Washington Antony
Williams. Lo scrittore (premio Pulitzer) Frank McCourt con
l'artista giapponese Hou Hanru hanno tenuto una conferenza sulla
importanza della cultura per promuovere la pace e lo sviluppo.
Intanto prende corpo sempre più la candidatura di Roma come
sede dell’auspicata conferenza di pace sul Medio Oriente. Il
ministro Peres ed il rappresentante in Italia dell'Anp Nemer
Hammad spiegano concordi che «Roma è probabilmente una sede
ideale per una conferenza di pace per il Medio Oriente».
Il messaggero
on line
Lunedì
13 maggio 2002
Le
città, salvezza del mondo
Capita molto di rado, per non dire mai, che in Vaticano qualcuno
che non sia il Papa esalti Roma con «la sua storia, la sua
vocazione universale, il suo essere cuore della cristianità e
luogo di accoglienza». Nell’insolito ruolo si è calato
Walter Veltroni quando ieri mattina, nella Sala Clementina, ha
presentato a Giovanni Paolo II i 25 colleghi sindaci di grandi
città, convenuti per l’inedito convegno internazionale del I
"Glocal Forum". Lungi dal creare imbarazzo,
l’iniziativa è stata incoraggiata dal Pontefice quale
tentativo di creare una rete di solidarietà tra le diverse
metropoli dei paesi sviluppati e di quelli poveri. «Vi
incoraggio - ha detto a Veltroni e colleghi sindaci - nel
proseguire nel vostro compito, come unica opportunità per fare
del bene e per migliorare in modo concreto il mondo in cui
viviamo».
Tra "globale" e "locale", da cui il
neologismo "glocal", Giovanni Paolo II ha posto la
solidarietà quale collante e propulsore per risolvere i
terribili problemi del divario tra le metropoli.
"Solidarietà come anima delle città", può essere
questo lo slogan tratto dal discorso papale. «Una città - ha
osservato Giovanni Paolo II - è molto di più di un territorio,
di una zona economica produttiva, di una realtà politica. E’
soprattutto una comunità di persone e specialmente di famiglie
con bambini. E’ un’esperienza umana storicamente radicata e
distinta culturalmente». «Le istituzioni e le organizzazioni
sociali a differenti livelli - si è raccomandato il Papa - così
come anche gli Stati, devono partecipare nella promozione di un
movimento generale di solidarietà tra tutti i settori della
popolazione, con speciale attenzione ai deboli e agli esclusi».
«Ciò - ha spiegato - non è solo una questione di convenienza.
E’ una necessità di ordine morale, a cui tutti i popoli
devono essere educati, e in cui coloro che hanno un qualche tipo
di potere devono impegnarsi come un imperativo di coscienza».
Nel suo saluto a nome dei colleghi, il sindaco di Roma ha
sostenuto che il "Glocal Forum" è animato dalla
convinzione che le maggiori città del mondo possono dare un
contributo importante per la lotta alla povertà, la riduzione
delle disuguaglianze per la costruzione della pace. Veltroni ha
ricordato e fatta propria l’esortazione rivolta spesso dal
Pontefice agli uomini che hanno maggiori responsabilità
politiche di porre rimedio «ad una situazione che vede la Terra
in cui tutti viviamo divisa in due, "spezzata": da una
parte chi è ricco e potente dall’altra chi è povero e
indifeso». «Molti possono e vogliono fare - ha aggiunto
Veltroni - anche le amministrazioni delle grandi città. Il
nostro convegno è servito a ribadire questa volontà. A dire
che è importante il collegamento, l’alleanza dei governi
locali, di chi ogni giorno ha modo di vedere quale significato
concreto possono assumere le parole "disagio,
emarginazione, esclusione" e che anche per questo è ancora
più convinto che ad essere globalizzati non possono essere solo
i mercati finanziari, ma anche la solidarietà e i diritti umani».
Il Messaggero,
martedì 14 maggio 2002
di Orazio
Petrosillo