dall'Espresso
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Fra le ragazze delle isole Fiji a partire dal 1996 si verificò
un fenomeno tanto nuovo quanto improvviso. D’un tratto si moltiplicarono i
casi di bulimia e di anoressia. Eppure le abitudini alimentari locali non erano
cambiate. Quello che era cambiato era la televisione. “Baywatch”, il serial
televisivo americano, era giunto alle Fiji per la prima volta e le giovani
locali facevano di tutto per avere il corpo di Pamela Anderson.
«Se superificialmente vogliono assomigliare alla protagonista di “Baywatch”
significa che anche a livello più profondo ne rimangono influenzate. Vogliono
intrecciare lo stesso tipo di relazioni amorose e vivono il matrimonio come è
vissuto nel serial televisivo».
A parlare è l’australiano Dennis
Altman,
autore di “Global Sex”, un libro-denuncia che in agosto viene pubblicato in
Australia. Per due anni Altman, che è docente di sociologia e antropologia
presso l’università La Trobe, a Melbourne, ha studiato il rapporto esistente
fra la globalizzazione dell’economia e l’impatto che questa ha sulle culture
e le abitudini sessuali in giro per il mondo. E ha scoperto che l’impatto
combinato della televisione, di Internet, dei viaggi e dell’industria della
pornografia, associato alle dissoluzioni sociali portate dall’economia
globalizzata, sta creando una rivoluzione nei costumi dai contorni spesso
inquietanti. Il risultato del lavoro di Altman è un libro di oltre duecento
pagine dalle quali emerge l’affresco di una nuova cultura sessuale globale
fortemente influenzata dagli Stati Uniti.
«Gli americani», dice Altman, «hanno la più grossa industria pornografica al
mondo e allo stesso tempo un atteggiamento isterico nei confronti della
prostituzione e di quasiasi discussione pubblica di natura sessuale». Eppure la
loro sessualità è emulata in ogni angolo del mondo. Prendetea il caso dei
bantut, uomini transessuali nell’isola di
Sulu, nelle Filippine: la loro
espressione sessuale si ispira al modello americano benché nessuno di loro sia
mai stato negli Stati Uniti. «Scommetto che se si facesse un sondaggio mondiale
sui dieci volti più famosi al mondo quasi tutti sarebbero personaggi americani»,
dice Altman. «Non soprende infatti che due dei simboli più riconosciuti di
mascolinità siano Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger e che i loro
bicipiti siano diventati un punto di riferimento per i palestrati di tutto il
mondo».
Non sono tuttavia solo gli Stati Uniti a influenzare la morale sessuale del
resto del mondo. C’è la potente industria cinematografica indiana che è
forte in tutto il sud-est asiatico. Ci sono le telenovelas brasiliane e
messicane i cui drammi sentimentali e amorosi sono esportati in tutto il mondo.
C’e poi l’influenza della cultura islamica. Ad esempio: alle Seychelles i
concorsi di bellezza erano proibiti perché contrari alla morale prevalente. Ma
per aiutare l’industria del turismo, nel 1998 l’elezione di Miss Mondo
avvenne proprio qui: potenza della globalizzazione.
Come in Thailandia dove la prostituzione sia femminile che maschile anima
un’industria del sesso internazionale. «A Bangkok, che è ora è
soprannominata “il bordello globale”, sono nati giornali in lingua inglese
dove l’offerta di servizi sessuali comprende prostitute provenienti da decine
di paesi differenti», dice Altman, sottlineando come l’internazionalizzazione
della prostituzione sia un fenomeno generalizzato. «Le stime parlano di mezzo
milione di donne e uomini che hanno lasciato la Russia per stabilirsi altrove a
lavorare nell’industria del sesso». In particolare Budapest e Praga sono
diventati importanti centri dell’industria pornografica perché lì costa meno
produrre film a luci rosse, oltre al fatto che attori e attrici essendo nuovi
del settore, si spingono più facilmente a fare cose hard, magari senza
prteservativi.
«La globalizzazione è un fenomeno di natura economica», prosegue l’autore
di “Global Sex”, «ma io non credo che la globalizzazione riguardi solo il
mondo del lavoro. Non è un fenomeno che si ferma quando si esce dall’ufficio
e si torna a casa». A questo proposito Altman porta l’esempio di Tamala,
un’isola indonesiana vicinissima a Singapore. Negli ultimi anni qui sono sorte
numerose fabbriche che importano manodopera da altre parti dell’arcipelago
indonesiano. Con l’arrivo di migliaia di giovani sono sorte discoteche, la
droga è diventata facilmente disponibile e la promiscuità sessuale è
diventata normale, benché di tutto questo uficialmente il governo indonesiano
non parli.
«Quello che il resto del mondo assorbe più di tutto dall’America sono
proprio quelle cose che la destra religiosa e conservatrice più aborrisce»,
prosegue Altman facendo riferimento alla pornografia e alla liberazione
sessuale. Infatti, mentre in America la morale sessuale è ancora di impronta
vittoriana, l’immagine che gli Stati Uniti hanno nel resto del mondo è quello
di un paese sessualmente libero. Ma a volte la morale dominante scatena
contraddizioni quando si entra nella sfera pubblica. Esemplare il caso di Monica
Lewinsky e del suo affaire col presidente Clinton. I mass media, negli Usa,
facendo leva sulla morale nazionale, sono riusciti a scandalizzare anche
l’opinione pubblica di quei paesi dove le tresche sessuali degli uomini
politici solitamente non fanno scandalo: è stato l’effetto globalizzante dei
mass media americani a spostare il livello di tolleranza dell’opinione
pubblica nel resto del mondo.
«La leadership negli Usa è composta di un piccolo gruppo di vecchi uomini
malvagi e perfidi», conclude Altman: «Sarebbe meglio se fosse l’Australia a
influenzare il resto del mondo perché qui Stato e religione sono separati.
Studiare il fenomeno della globalizzazione del sesso mi ha fatto capire quanto
sia importante che un governo sia secolare».
di Andrea Visconti