Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

Viaggi nel mondo

 

 

 


GLOBAL SEX (DI ANDREA VISCONTI)

dall'Espresso on line

Fra le ragazze delle isole Fiji a partire dal 1996 si verificò un fenomeno tanto nuovo quanto improvviso. D’un tratto si moltiplicarono i casi di bulimia e di anoressia. Eppure le abitudini alimentari locali non erano cambiate. Quello che era cambiato era la televisione. “Baywatch”, il serial televisivo americano, era giunto alle Fiji per la prima volta e le giovani locali facevano di tutto per avere il corpo di Pamela Anderson.
«Se superificialmente vogliono assomigliare alla protagonista di “Baywatch” significa che anche a livello più profondo ne rimangono influenzate. Vogliono intrecciare lo stesso tipo di relazioni amorose e vivono il matrimonio come è vissuto nel serial televisivo». 

A parlare è l’australiano Dennis Altman, autore di “Global Sex”, un libro-denuncia che in agosto viene pubblicato in Australia. Per due anni Altman, che è docente di sociologia e antropologia presso l’università La Trobe, a Melbourne, ha studiato il rapporto esistente fra la globalizzazione dell’economia e l’impatto che questa ha sulle culture e le abitudini sessuali in giro per il mondo. E ha scoperto che l’impatto combinato della televisione, di Internet, dei viaggi e dell’industria della pornografia, associato alle dissoluzioni sociali portate dall’economia globalizzata, sta creando una rivoluzione nei costumi dai contorni spesso inquietanti. Il risultato del lavoro di Altman è un libro di oltre duecento pagine dalle quali emerge l’affresco di una nuova cultura sessuale globale fortemente influenzata dagli Stati Uniti.


«Gli americani», dice Altman, «hanno la più grossa industria pornografica al mondo e allo stesso tempo un atteggiamento isterico nei confronti della prostituzione e di quasiasi discussione pubblica di natura sessuale». Eppure la loro sessualità è emulata in ogni angolo del mondo. Prendetea il caso dei bantut, uomini transessuali nell’isola di Sulu, nelle Filippine: la loro espressione sessuale si ispira al modello americano benché nessuno di loro sia mai stato negli Stati Uniti. «Scommetto che se si facesse un sondaggio mondiale sui dieci volti più famosi al mondo quasi tutti sarebbero personaggi americani», dice Altman. «Non soprende infatti che due dei simboli più riconosciuti di mascolinità siano Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger e che i loro bicipiti siano diventati un punto di riferimento per i palestrati di tutto il mondo».


Non sono tuttavia solo gli Stati Uniti a influenzare la morale sessuale del resto del mondo. C’è la potente industria cinematografica indiana che è forte in tutto il sud-est asiatico. Ci sono le telenovelas brasiliane e messicane i cui drammi sentimentali e amorosi sono esportati in tutto il mondo. C’e poi l’influenza della cultura islamica. Ad esempio: alle Seychelles i concorsi di bellezza erano proibiti perché contrari alla morale prevalente. Ma per aiutare l’industria del turismo, nel 1998 l’elezione di Miss Mondo avvenne proprio qui: potenza della globalizzazione.

 Come in Thailandia dove la prostituzione sia femminile che maschile anima un’industria del sesso internazionale. «A Bangkok, che è ora è soprannominata “il bordello globale”, sono nati giornali in lingua inglese dove l’offerta di servizi sessuali comprende prostitute provenienti da decine di paesi differenti», dice Altman, sottlineando come l’internazionalizzazione della prostituzione sia un fenomeno generalizzato. «Le stime parlano di mezzo milione di donne e uomini che hanno lasciato la Russia per stabilirsi altrove a lavorare nell’industria del sesso». In particolare Budapest e Praga sono diventati importanti centri dell’industria pornografica perché lì costa meno produrre film a luci rosse, oltre al fatto che attori e attrici essendo nuovi del settore, si spingono più facilmente a fare cose hard, magari senza prteservativi.


«La globalizzazione è un fenomeno di natura economica», prosegue l’autore di “Global Sex”, «ma io non credo che la globalizzazione riguardi solo il mondo del lavoro. Non è un fenomeno che si ferma quando si esce dall’ufficio e si torna a casa». A questo proposito Altman porta l’esempio di Tamala, un’isola indonesiana vicinissima a Singapore. Negli ultimi anni qui sono sorte numerose fabbriche che importano manodopera da altre parti dell’arcipelago indonesiano. Con l’arrivo di migliaia di giovani sono sorte discoteche, la droga è diventata facilmente disponibile e la promiscuità sessuale è diventata normale, benché di tutto questo uficialmente il governo indonesiano non parli.


«Quello che il resto del mondo assorbe più di tutto dall’America sono proprio quelle cose che la destra religiosa e conservatrice più aborrisce», prosegue Altman facendo riferimento alla pornografia e alla liberazione sessuale. Infatti, mentre in America la morale sessuale è ancora di impronta vittoriana, l’immagine che gli Stati Uniti hanno nel resto del mondo è quello di un paese sessualmente libero. Ma a volte la morale dominante scatena contraddizioni quando si entra nella sfera pubblica. Esemplare il caso di Monica Lewinsky e del suo affaire col presidente Clinton. I mass media, negli Usa, facendo leva sulla morale nazionale, sono riusciti a scandalizzare anche l’opinione pubblica di quei paesi dove le tresche sessuali degli uomini politici solitamente non fanno scandalo: è stato l’effetto globalizzante dei mass media americani a spostare il livello di tolleranza dell’opinione pubblica nel resto del mondo.


«La leadership negli Usa è composta di un piccolo gruppo di vecchi uomini malvagi e perfidi», conclude Altman: «Sarebbe meglio se fosse l’Australia a influenzare il resto del mondo perché qui Stato e religione sono separati. Studiare il fenomeno della globalizzazione del sesso mi ha fatto capire quanto sia importante che un governo sia secolare».

di Andrea Visconti

 

 

 

 

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco