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MONDO INDIO ALLA RISCOSSA (MOISES NAIM)

 

FONTE: L'Espresso

La globalizzazione ha finito per dare maggiore visibilità anche alle difficili condizioni delle popolazioni indigene.


Durante un recente incontro fra i presidenti dell´America Latina, Ignacio Lula da Silva ha dichiarato che lui e il suo popolo, i lavoratori del Brasile, hanno aspettato decenni per avere la possibilità d´influenzare la vita politica del paese. "Questo è niente", ha risposto Alejandro Toledo, il primo presidente peruviano di origine indigena, "il mio popolo ha aspettato 500 anni". L´attesa sembra oggi terminata, non solo in Perù, ma in tutto il resto del mondo. L´affermazione politica senza precedenti delle popolazioni indigene è diventata una tendenza internazionale.

La Confederazione delle nazionalità indigene dell´Ecuador e il Movimento per il socialismo, paladino delle minoranze etniche della Bolivia che dipendono dalla produzione di foglie di coca per la loro sussistenza, sono diventati importanti forze politiche. Organizzazioni simili stanno acquistando sempre più peso in Brasile, Colombia e America centrale. In Messico, le popolazioni autoctone sono diventate protagoniste della vita politica in seguito alla ribellione del Chiapas. La guatemalteca Rigoberta Menchu, premio Nobel per la pace, è ormai un´icona internazionale simbolo della lotta contro le violazioni dei diritti umani degli indigeni. Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, non ha perso l´occasione di far leva sulle questioni razziali come arma politica contro gli avversari.

Le minoranze etniche hanno tratto benefici politici senza precedenti dai cambiamenti costituzionali introdotti in tutti questi paesi. Ma non si tratta di un fenomeno limitato all´America Latina. All´estremo opposto del globo, gli aborigeni australiani e i Maori della Nuova Zelanda hanno fatto molti progressi nella lotta per il controllo dei loro territori ancestrali (sono riusciti a vincere un´importante battaglia grazie alla quale hanno ottenuto la proprietà dell´80 per cento di un territorio che racchiude le più grandi riserve petrolifere del loro paese). Situazioni analoghe ci sono in Canada.

Tutto ciò ovviamente non significa che l´estrema povertà, l´emarginazione e lo sfruttamento cui sono soggette queste popolazioni in qualsiasi parte del mondo stiano venendo meno. La maggiore influenza che hanno acquisito è un fenomeno troppo recente e spesso strumentalizzato dai politici che se ne servono per promuovere i propri interessi. Resta tuttavia il fatto che essa è cresciuta enormemente in questi ultimi due o tre decenni. Perché?

La risposta più semplice va ricercata nella globalizzazione. Viaggi e comunicazioni più agevoli hanno accelerato grandemente i contatti fra gli uomini e la diffusione delle idee. La mobilitazione e il coordinamento delle iniziative di gruppi che condividono gli stessi interessi sono diventate anch´essi più facili e meno costosi. Associazioni impegnate nella difesa dell´ambiente e dei diritti umani e nella lotta contro la povertà sono oggi in grado, al pari di miriadi di altre Ong, di reclutare attivisti, raccogliere fondi e operare più rapidamente ed estesamente di prima su scala internazionale.

Sebbene il progresso tecnologico abbia facilitato gli spostamenti e lo scambio di comunicazioni, anche la diffusione planetaria della democrazia ha generato altre tendenze che hanno dato maggiore visibilità alla triste condizione delle popolazioni indigene accrescendo il loro peso politico. Il decentramento e il trasferimento di poteri dallo Stato ai governi locali ha aperto le porte all´elezione di rappresentanti di queste minoranze nelle aree in cui erano presenti in numero consistente.

Le Nazioni Unite hanno contribuito in notevole misura all´internazionalizzazione del movimento per la difesa dei diritti degli indigeni, lanciando, all´inizio degli anni ´80, una campagna per arrivare a sancirli in una dichiarazione universale.

La convergenza fra la crescente influenza su scala mondiale del movimento ambientalista e l´altrettanto intensa moltiplicazione delle attività delle imprese multinazionali, sta a testimoniare in qual misura la globalizzazione abbia favorito l´affermazione politica delle popolazioni indigene. Quanto più aumentava il raggio di espansione geografica delle multinazionali dell´agricoltura, del legname, delle miniere, della produzione di energia elettrica, del petrolio e di altre risorse naturali, tanto più ciò finiva per coinvolgere in modo crescente le aree abitate da popolazioni indigene.

La globalizzazione non è stata, ovviamente, soltanto benefica per le popolazioni indigene sparse in una settantina di paesi, che oscillano fra i 300 e i 500 milioni di persone nel mondo, secondo le stime delle Nazioni Unite. Molte infatti sono state flagellate da nuove malattie, da sconvolgimenti del loro habitat, da deportazioni dai loro territori e da guerre civili. E hanno dovuto adattarsi molto rapidamente a consuetudini e stili di vita radicalmente diversi. Ma nello stesso tempo, grazie alla globalizzazione hanno trovato potenti alleati e una voce più forte sul piano internazionale, acquisendo inoltre una maggiore influenza politica all´interno dei rispettivi paesi.

*direttore di ´Foreign Policy Magazine´

traduzione di Mario Baccianini

 

 

 

 

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