LA
GLOBALIZZAZIONE SI AFFACCIA IN CORSIA (DI ANNA
CAMPANIELLO) |
Allarme
per
il
ritorno
di
scabbia,
malaria,
lebbra
e
Tbc
Viaggiano
senza
passaporto,
ignorano
le
frontiere
così
come
leggi
e
trattati
che
dovrebbero
regolare
i
cosiddetti
flussi
migratori.
Si
spostano
indisturbati,
senza
che
la
loro
presenza
sia
nemmeno
sospettata.
Percorrono
migliaia
di
chilometri,
nella
maggior
parte
dei
casi
sfruttando
il
"passaggio"
di
un
ignaro
ospite.
Poi,
all'improvviso,
si
manifestano
apertamente,
suscitando
allarmi
più
o
meno
giustificati
ed
evocando
lo
spettro
di
malattie
che
si
credevano
scomparse
o
di
cui
fino
a
poco
tempo
fa
si
ignorava
l'esistenza.
Parliamo
di
virus
e
batteri,
minacce
invisibili
che
sempre
più
spesso
prendono
forma
in
una
società
che
sperava
di
aver
definitivamente
archiviato
termini
come
"tubercolosi"
o
"scabbia"
e
che
mai
avrebbe
pensato
di
confrontarsi
con
termini
quali
"malaria",
"super
Tbc"
o
addirittura
"lebbra".
A
sorpresa
invece,
quasi
con
orrore,
scopriamo
che
del
nostro
vocabolario,
che
vogliamo
sempre
più
internazionale,
non
fanno
parte
solo
quei
termini
inglesi
che
tanto
vanno
di
moda,
ma
anche
parole
che,
anzi,
abbiamo
paura
a
pronunciare.
Un
discorso
che
non
vale
per
gli
esperti
che
quotidianamente
si
confrontano
con
questo
fenomeno.
Medici
e
operatori
sanitari
che
non
hanno
paura
ad
indicare
proprio
in
una
società
che
cambia
e
che
evolve
sempre
più
verso
una
prospettiva
multietnica
la
ragione
del
rapido
mutamento
anche
del
quadro
delle
malattie
infettive.
Con
questo,
senza
voler
scatenare
però
una
banale
quanto
inutile
"caccia
all'untore".
Colpevolizzare
una
categoria
-
che,
inutile
nasconderlo,
potrebbe
essere
in
questo
caso
solo
quella
degli
extracomunitari
-
sarebbe
sicuramente
facile
quanto
inutile.
Più
difficile
ammettere
che
esiste
una
realtà
di
disagio
e
povertà,
che
riguarda
gli
italiani
così
come
gli
stranieri,
che
pensavamo
fosse
ormai
un
retaggio
del
passato
e
che
invece
si
ripresenta
in
tutta
la
sua
drammaticità,
malattie
comprese
(leggi
tubercolosi
o
scabbia,
solo
per
citare
due
esempi).
Così
come
è
altrettanto
difficile
ammettere
che
la
nostra
società
sempre
più
votata
all'immagine
non
sia
in
grado
di
sconfiggere
quell'odioso
problema
rappresentato
dai
pidocchi.
Per
non
parlare
delle
"malattie
importate".
Malaria,
lebbra,
super
Tbc,
patologie
inesistenti
nel
nostro
Paese
ma
capaci
di
varcare
la
frontiera
al
seguito
del
turista
giramondo,
del
manager
internazionale
o
dell'extracomunitario
trapiantato
in
Italia
che
torna
al
Paese
d'origine
per
una
vacanza.
Rischi
ancora
in
gran
parte
sottovalutati.
Termini
che
possiamo
ignorare
ma
non
certo
cancellare
dal
vocabolario
di
quello
che
ormai
tutti
chiamiamo
"globalizzazione".
Dal
Corriere di Como, 30 ottobre 2007
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