Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

Viaggi nel mondo

 


GLOBALIZZAZIONE E DISUGUAGLIANZE (GALLINO - EDIZIONI LATERZA)

"Globalizzazione e disuguaglianze", l'ultimo libro di Luciano Gallino, analizza gli effetti negativi del mercato globale

 

Una lettura critica del concetto di globalizzazione, che ne mette in luce soprattutto i limiti e gli effetti perversi, che getta acqua sugli entusiasmi e si auspica un futuro migliore: è questo che si trova nel saggio di Luciano Gallino, Globalizzazione e disuguaglianze (Laterza 2000). Un testo che è contemporaneamente un pamphlet, un saggio storico e sociologico e anche un tentativo di analisi economica, Luciano Gallino, che da anni si occupa delle problematiche relative alla globalizzazione, traccia prima di tutto le coordinate che definiscono il fenomeno: "col termine di globalizzazione ci si riferisce al fatto che negli ultimi decenni del Novecento lo spazio del mercato sembra aver raggiunto i confini demografici e territoriali del mondo (onde il sinonimo, preferito dagli studiosi francesi, di mondializzazione)". Il mercato può essere concepito come un sistema informativo che opera ad altissima velocità e densità di messaggi: in questo modo si capisce l'enorme influenza che su questo ha avuto la tecnologia, tanto da condizionarne la natura e i meccanismi, sin dagli anni Ottanta e con progressione irrefrenabile negli anni Novanta.

Secondo Gallino, l'altra faccia della globalizzazione è la "localizzazione". Entrambi i termini possono assumere diversi significati. Se globalizzazione significa competizione tra i soggetti economici che offrano sul mercato-mondo merci o forza lavoro, localizzazione significa che per competere globalmente è necessario riuscire a soddisfare la domanda di nicchie di mercato locali. Se invece si dà a globalizzazione il significato di universalismo del mercato, che rimanda anche a una diffusione generale della cultura, dei comportamenti e dei bisogni, localizzazione si riferisce allora al recupero o alla difesa delle tradizioni locali, ossia a un movimento di opposizione all'espansione mondializzante del mercato.

Gallino sottolinea come sulla globalizzazione ci siano sostanzialmente quattro posizioni. Per alcuni questo fenomeno è irreversibile e positivo; per altri, è un processo che riguarda un futuro non prossimo; una terza posizione raggruppa coloro che ne enfatizzano solamente gli aspetti negativi. Infine vi è la posizione di una piccola minoranza di soggetti, secondo i quali si tratta di un processo originale, di grande portata, che genera effetti sia positivi che negativi. L'autore, che condivide questa posizione, evidenzia come "in genere i secondi sono ignorati o sottovalutati, mentre i primi potrebbero essere maggiori se la globalizzazione venisse in qualche misura sottratta agli automatismi della tecnologia e di mercati finanziari divenuti autoreferenziali".

Coerentemente con questa posizione, Gallino nega che la globalizzazione favorisca la crescita economica, la riduzione della disoccupazione, l'aumento della produttività e porta una serie di dati a conferma di questa convinzione. Dal 1980, anno di inizio della globalizzazione, tutti i dati relativi a questi fenomeni, riferiti all'OCSE e ai paesi dell'UE, indicherebbero un peggioramento. Questo è vero anche negli Stati Uniti. Tra gli aspetti negativi della globalizzazione, Gallino annovera: il numero dei disoccupati, che non sarebbe mai stato così alto come all'epoca della globalizzazione; il forte aumento di disuguaglianze di reddito tra strato ricco e strato povero della popolazione; il degrado economico, sociale e culturale di comunità locali, dovuto all'inurbamento e alla situazione di dipendenza da processi internazionali esogeni; la crescita degli strati più poveri della società e delle disuguaglianze di reddito; la nascita di nuove forme di disuguaglianze sia in assoluto che localmente. Inoltre la pressione sul singolo, anche a livello psicologico, è cresciuta enormemente: gli individui devono far fronte alle sfide dell'economia mondializzata, mostrando capacità di rapido adeguamento ai mutamenti tecnologici e organizzativi, spirito di iniziativa, disposizione alla mobilità professionale e territoriale, assunzione di responsabilità per il proprio futuro.

Per limitare questi effetti perversi della globalizzazione, Gallino confida nella global governance, istruita nell'ambito dell'Onu: un insieme di regole, introdotte mediante accordi bilaterali o multilaterali, stipulate a livello locale, nazionale, regionale o internazionale, idonee a controllare in qualche misura i flussi economici mondiali, che offrano un modello diverso rispetto alla costruzione sociale del mercato a livello planetario orientata e per diversi aspetti imposta a tutti i livelli (economico, politico, culturale) dalle direttive del G-7 (il gruppo dei sette paesi più industrializzati del mondo); dagli accordi della Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica; dalle norme del Fondo monetario internazionale; dalle azioni della Banca mondiale e della Banca per i regolamenti internazionali; dalle politiche della Organizzazione mondiale per il commercio.

Dopo la lettura di questo saggio viene da chiedersi, infatti, quali sono gli effetti positivi della globalizzazione e delle sue opportunità, che Gallino, anche all'interno di un'analisi per molti versi "spietata", riconosce: " la globalizzazione reca in sé importanti opportunità. Sono opportunità di crescita economica; di sviluppo sociale e personale; di riduzione della disoccupazione e della povertà; di miglioramento della qualità del lavoro e della vita. Tuttavia esistono anche le basi per sostenere che al fine di realizzare tali potenzialità, la globalizzazione dovrebbe venir affrontata con modelli mentali e processi decisionali differenti da quelli sinora utilizzati dalla maggior parte degli attori politici ed economici in essa coinvolti". L'obiettivo da realizzare appare, dunque, una "globalizzazione dal volto umano", che implichi la riduzione delle disuguaglianze internazionali e nazionali, una concorrenza reale tra le imprese, il miglioramento dei contenuti qualitativi dello sviluppo economico, la promozione dello sviluppo locale e che può, secondo Gallino, venire sostanzialmente dal basso, con una partecipazione di tutti i cittadini del mondo, per i quali possono essere d'esempio le manifestazioni di Seattle.

 di Wanda Marra

 

 

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco