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Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

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LA GLOBALIZZAZIONE DELL'ECONOMIA (HIRST E THOMPSON - EDIZIONI RIUNITE)

Paul Hirst e Grahame Thompson, hanno recentemente criticato le teorie della globalizzazione dal punto di vista classico dell'economia. "La globalizzazione h un mito accettabile per un mondo senza illusioni, ma h un mito che ci priva di ogni speranza." (Hirst, Thompson, La globalizzazione dell'economia, Editori Riuniti, Roma, 1997, pag. 10). Questo libro dimostra con una mole imponente e ben organizzati di dati, che non si pur parlare della globalizzazione come un fenomeno nuovo, e che la sua importanza h stata esagerata.

Gli scambi economici erano anzi più integrati nel periodo storico che sta tra il 1970 ed il 1914. Ma il discorso di Hirst e Thompson perde di vista il carattere centrale della globalizzazione, che non riguarda nè l'integrazione del mercato, nè la composizione del capitale, ma riguarda essenzialmente la composizione del lavoro sociale.

Il centro della questione non h la formazione di imprese a capitale multinazionale, o la circolazione finanziaria. Il centro della questione h la mutazione molecolare del lavoro umano, e dell'interazione produttiva a livello planetario. Il lavoro semiotico, che costituisce la forma complessiva e l'elemento fluidificante del sistema produttivo planetario, h lavoro deterritorializzato, e la forma della Rete diviene la forma complessiva della ricomposizione sociale planetaria del lavoro. Nel passato parlavamo di divisione internazionale del lavoro, ma oggi quell'espressione non ha piu significato, perchè assistiamo ad una forma di integrazione di frammenti deterritorializzati e mobili di lavoro da parte di una macchina reticolare.

Sempre piu spesso il lavoro si autorappresenta giuridicamente come lavoro indipendente, come impresa. Ma in effetti il lavoro mentale h in ogni suo frammento lavoro dipendente, perchè esso dipende dalla Rete, dipende dalla connessione.

E' questo che sfugge ad un'impostazione di tipo puramente economico, perchè il lavoro mentale è difficilmente riconducibile dentro le categorie dell'analisi economica.

Ciò di cui parlano Hirst e Thompson è un fenomeno vecchio, ben noto al capitalismo dal sedicesimo secolo in poi: il mercato mondiale, la mondializzazione dei mercati. Che differenza c'è tra mondializzazione e globalizzazione? I due termini non definiscono la stessa cosa, lo stesso processo. Il processo di mondializzazione h definito da un crescente interscambio di merci tra diverse zone del pianeta, da una crescente integrazione dei mercati, e di conseguenza degli stili di vita che sono legati al consumo. Quote crescenti del prodotto nazionale dei paesi produttori vengono consumate in aree geografiche distanti da quelle in cui sono state prodotte. Il processo di globalizzazione comporta un'integrazione dei cicli produttivi. Quote crescenti del prodotto sono il risultato di un assemblaggio planetario, di un'integrazione orizzontale tra diversi momenti del processo lavorativo (progettazione, manifattura di semilavorati, assemblaggio e collaudo, styling, comercializzazione) che si svolgono in zone diverse del pianeta.

Mentre il processo di mondializzazione comporta la mobilità delle merci finite, il processo di globalizzazione comporta invece una vera e propria deterritorializzazione del processo produttivo.

Nella fase che definiamo globalizzazione non vi è più alcun rapporto tra investimento finanziario e controllo sulla produzione. Chi investe i suoi capitali h interessato a sapere come vanno le azioni della compagnia su cui ha investito, ma non h tenuto neppure a sapere che merci produce quella compagnia. Il divorzio tra valore di scambio e valore d'uso h definitivo. La circolazione del valore diverge completamente dalla circolazione materiale dei beni prodotti. Il bene che si scambia è, sempre di più, soltanto informazione.

E' evidente che questo passaggio che chiamiamo globalizzazione è reso possibile dalla diffusione delle tecnologie di comunicazione e di virtualizzazione: il processo di produzione è in buona parte immaterializzato, ciò che si produce sono informazioni. Generalmente, le sezioni produttive in cui si devono manipolare materiali mobilitando energie fisiche di tipo industriale classico, sono collocate nei luoghi più periferici del sistema economico internazionale, laddove si può far lavorare manodopera a basso costo.

 

 

 

 

 

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