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LA GLOBALIZZAZIONE DIVENTA ADULTA (DI GIAMPIERO CANTONI)

da "Panorama", 25/10/2001

Il terrorismo ha tirato 4 aerei contro l'America, contro l'Occidente, contro "i crociati e gli ebrei". E' riuscito a imporre al mondo la visione della sua capitale morale ed economica, New York, naturalmente, umiliata ed offesa. Eppure, mi rendo conto che può sembrare un'empietà, così agendo ha riconosciuto la globalizzazione. Non è stata infatti la guerra contro uno Stato e neanche contro una civiltà, ma colpendo lì ha individuato l'asse portante dell'unico sistema mondiale, dei suoi valori, della sua idea d'uomo: la dignità della singola persona, il culto della capacità di costruire che gli individui radunandosi mettono in campo. Cercando di uccidere la globalizzazione, Osama Bin Laden ha mostrato che essa non è la corazza dell'Occidente perforando la quale esso muore insieme con la sua pretesa universale. L'Occidente dinanzi a questa sfida che lo ferisce non si è rinserrato ma ha cambiato la forma della sua missione. Vorrei dire: è migliorato. 

Dunque questa guerra è la prima della nuova età della globalizzazione. I filosofi discutono se si sia passati dalla fase di una globalizzazione dolce a una dura: dal soft all'hard. Ma qui anticipo una conclusione che è insieme quella cui arriverà questo mio articolo e che vorrebbe essere una anticipazione della realtà della vita. Alla fine il dilemma è semplice: o la globalizzazione o la barbarie. Io credo vincerà la prima e non potrà più però essere uno schema ovvio di prevalenza di una certa potenza o di un certo sistema di valori su un altro, così schiacciandolo. No, la globalizzazione fattasi matura a causa del dolore dovrà ospitare in sè, insieme, un governo mondiale dell'economia e della politica. Ma invece che essere un controllo diretto e unilaterale sarà per così dire il governo di un sistema di sistemi. Sarà una specie di sussidiarietà mondiale, dove il governo centrale interverrà solo per surrogare un difetto di diritti umani e qualora lo standard di vita quotidiana sia offensivo per i più poveri. Una globalizzazione della responsabilità, insomma. Un'utopia? No, una necessità.

La lotta al terrorismo messa in campo degli alleati è così. La guerra, lo spiega bene Giuseppe De Rita, ha contraddetto alcuni parametri del pensiero e del mercato ritenuti ovvi ed eterni: i primati della relazionalità, della velocità, dell'evento e dell'accentramento delle responsabilità. Insomma, eravamo abituati alla facilità dei movimenti e degli incontri, all'enfasi sui vertici politici o sportivi, all'idea che bastassero quattro o cinque potenti per guidare la barca del pianeta e gli altri ai remi e zitti. Non è il terrorismo ad avere imposto un altro insieme di primati, ma la lotta contro il terrorismo. Il terrorismo dava per scontato che la battaglia contro l'Occidente (la globalizzazione) avrebbe significato il ritorno a una divisione del mondo tra fedeli (islamici) e infedeli (cristiani, ebrei, atei), oppure alla semplice sparizione degli infedeli con la vittoria della globalizzazione dell'antiglobalizzazione (non c'è infatti nulla di più antiglobale delle condizioni delle persone nei paesi dominati da regimi islamici: si pensi alle donne il cui globo è la tela che separa da tutti tranne che dal loro padrone-uomo).

La lotta contro il terrorismo, gestita con intelligenza da George Bush, rivela come rispetto al primato di relazionalità, veocità, eventi, oligopolio ci sia non già il primato dell'opposto, ma quello della libertà e in esso della persona. La libertà può esigere un sacrificio riguardo ai citati presunti primati. Vuol dire che la globalizzazione così come la percepivamo non era la sostanza della nostra civiltà, la quale si ritiene universale perchè proclama la liberetà. La manifestazione del nemico mortale della globalizzazione mostra che l'Occidente ha risorse molto grandi. Sarà più dura, più lenta, bisognerà badare al nemico, si dovrà tener conto che l'uomo non è buono: ci sarà da soffrire, ma ne usciremo con un mondo meno banalmente piatto.

Giampiero Cantoni  

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

ARLACCHI P., "Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani" - Rizzoli, Milano 1999

BONATE L., "Terrorismo internazionale" - Giunti 1999

DEL ROIO J, ISENBURG T. e MOLINARI G., "Narcotraffico. Narcomafie. Narcocapitalismo" - Punto Rosso, Milano 2000

GEARTY C., "Il futuro del terrorismo" - Garzanti

GREPPI E., "I crimini di guerra contro l'umanità nel diritto internazionale" - Utet

HUNTINGTON S., "Lo scontro delle civiltà" - Garzanti MI 1997

MENOTTI R., "Mediatori in armi. L'allargamento della Nato e la politica USA in Europa"  - Guerini e Associati , 1999

 

 

 

 

 

 

 

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