Da queste
osservazioni discendono tre ipotesi: omogeneizzazione dei
bisogni sotto la pressione delle nuove tecnologie,
concorrenza basata sul prezzo ed economia di scala. Di qui
le raccomandazioni di Levitt alle imprese: "create un
prodotto unico per tutto il mercato mondiale,
commercializzatelo a prezzo unico, il più basso
possibile, fatene la promozione nella stessa maniera in
tutti i paesi e utilizzate ovunque gli stessi canali di
distribuzione".
La teoria
dell'omogeneizzazione di bisogni e mercati e della
standardizzazione dei prodotti è stata oggetto di
numerose critiche da parte di coloro che, al contrario,
ritengono che il mondo vada differenziandosi e sia quindi
necessario ritornare alla definizione originaria del
termine marketing, che implica la segmentazione del
mercato in funzione delle differenze che lo percorrono.
Osservando
la globalizzazione come risultato, numerosi autori hanno
richiamato l'attenzione su fenomeni quali la
occidentalizzazione dell'Oriente, la diffusione e
l'estensione universale di alcuni modelli che sanciscono
l'affermazione dell'egemonia americana.
Così,
non è un caso, che nell'ambito del sistema culturale,
l'analisi della proliferazione su scala mondiale di catene
di fast-food, parchi di divertimento, club-vacanze, ecc.,
ha suggerito al sociologo Ritzer di identificare la
globalizzazione con la Mcdonaldizzazione. Ritzer è
convinto che la Mcdonaldizzazione non si limiti
alla ristorazione ma sia ormai estesa "alla scuola,
il mondo del lavoro, i viaggi, l'alimentazione, la
politica, la famiglia", ovvero ad ogni settore della
società. Ritzer definisce la Mcdonaldizzazione
come un processo di omologazione e spersonalizzazione che
con i suoi prodotti occupa un posto di primo piano nella
cultura di massa.
Il
teorico della globalizzazione Ohmae, discutendo del
sistema economico dei consumi, ha descritto la convergenza
dei gusti e delle preferenze delle giovani generazioni,
dall'America Latina all'Estremo Oriente, come un processo
di californizzazione. Secondo Ohmae il sistema dei valori
dell'impresa globale è universale e non più dominato dal
dogma del paese di origine.
La
globalizzazione viene vista dunque da questi autori come
sinonimo di one-dimensional way: come
colonizzazione/omologazione planetaria sul modello
americano. Ad alimentare questa serie di etichettamenti,
ha contribuito anche il sistema politico, soprattutto
americano. Dopo la caduta del muro di Berlino, infatti, le
sfide competitive lanciate dagli Stati Uniti a livello
culturale, economico, giuridico, ecc. - le cosiddette
"American challenges" - sono state politicamente
riassunte da quel sistema proprio con il termine
globalizzazione.
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