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Nel
corso dell’ultima generazione le banche attive a livello internazionale hanno
mostrato la tendenza a passare da un’operatività transfrontaliera a una
strategia di posizionamento globale. Varie istituzioni, anziché raccogliere depositi
in una giurisdizione ed erogare crediti in un’altra, hanno preferito
finanziarsi e concedere prestiti al consumo, ipotecari o alle imprese all’interno
dei diversi mercati nazionali, attraverso una presenza diretta in loco.
Altre hanno adottato un approccio analogo sul mercato dei capitali, cercando di
finanziare il proprio portafoglio di titoli esteri con risorse reperite nel
paese di emissione. Sia che il modello operativo scelto si orienti al dettaglio
oppure all’ingrosso, le banche tendono sempre più a servire la clientela
attraverso unità insediate e finanziate sul posto. La strategia di una banca globale
(o multinazionale) come dianzi descritta differisce da quella di una banca internazionale,
qui intesa come banca che raccoglie depositi in un paese diverso da quello in
cui effettua gli impieghi.
La
principale differenza fra attività bancaria internazionale (o transfrontaliera)
e globale risiede nel modo in cui la banca finanzia i propri impieghi esterni,
ossia i crediti a soggetti residenti al di fuori del paese in cui essa ha sede.
Mentre una banca internazionale utilizza fondi raccolti sul mercato interno per
finanziare i crediti concessi a residenti esteri, una banca globale finanzia
questi crediti con fondi reperiti sullo stesso mercato del mutuatario.
L’espansione
delle operazioni finanziate localmente non è affatto limitata alle banche USA.
Le istituzioni con sede in altri paesi hanno accresciuto la propria presenza sui
mercati bancari esteri a un ritmo uguale, se non superiore, a quello delle
banche americane. Le più recenti statistiche bancarie consolidate indicano per
le banche canadesi un rapporto di 1,2 fra attività locali in valuta locale e
attività internazionali. In gran parte ciò è dovuto alla vasta base di
provvista delle loro filiali e filiazioni negli Stati Uniti, sicché si potrebbe
affermare che le banche canadesi, più che globalizzate, sono regionalizzate.
Anche le banche spagnole risultano assai globalizzate, giacché finanziano in
loco buona parte delle loro attività esterne, specie nell’America latina. Le
posizioni creditorie locali delle banche di Regno Unito, Svizzera e Irlanda sono
quasi pari alle loro attività internazionali.
La
tendenza verso la globalizzazione dell’attività bancaria è imputabile a
cambiamenti sia nelle strategie perseguite dalle banche, sia nei vincoli a cui
queste ultime sono confrontate. Un quesito interessante è perché nel mercato
europeo l’operatività internazionale abbia ceduto così poco terreno a quella
globale.
L’Europa
presenta rispetto ad altre aree una quota assai inferiore di operazioni bancarie
con l’estero effettuate localmente. Per quali ragioni l’Europa si discosta
dalla tendenza generale? Una spiegazione risiede nel fatto che essa è sede di
vari importanti centri finanziari. Non soltanto il maggiore di essi, Londra, ma
anche Amsterdam, Dublino, Lussemburgo e Zurigo ospitano numerose imprese di
servizi finanziari, il cui operato tende ad accrescere l’intermediazione
transfrontaliera. Tuttavia, anche tenendo conto dell’attività di questi
centri, la posizione dell’Europa rimane singolare. Una seconda possibile
spiegazione della prevalenza delle operazioni transfrontaliere è
l’integrazione del mercato monetario interbancario europeo. . Un terzo
fattore è dato dall’effetto congiunto di un’intensa concorrenza per
accaparrarsi i maggiori mutuatari privati europei e del crescente investimento
in titoli emessi in un paese diverso di quello di residenza, sullo sfondo di una
limitata presenza delle banche europee nel mercato dei depositi al dettaglio dei
paesi limitrofi. Le fusioni realizzate in vista, o a seguito,
dell’introduzione dell’euro sono finora avvenute per lo più a livello
nazionale. Semmai, l’avvento della moneta unica sembra avere ulteriormente
accresciuto l’importanza relativa dell’attività bancaria internazionale,
consentendo di finanziare i crediti erogati a famiglie e imprese di altri paesi
europei con fondi in euro raccolti sul mercato interno.
Allo
stato attuale il processo di globalizzzazione dell’attività bancaria solleva
tre interrogativi. Il primo riguarda il persistere dell’eccezionale
predominanza delle posizioni transfrontaliere in Europa; il secondo la misura
dell’ulteriore globalizzazione nell’Asia orientale, anche alla luce della
situazione dei pagamenti correnti e dell’ingresso della Cina nell’OMC; il
terzo la reazione delle banche ai recenti avvenimenti in Argentina. In Europa la
concorrenza fra banche è entrata in una nuova fase con l’avvento dell’euro.
Le fusioni a livello nazionale erano mirate a realizzare economie di scala e il
consolidamento fra i settori bancario e assicurativo. Queste strategie non hanno
comportato grandi cambiamenti nell’operatività internazionale delle banche,
mentre l’introduzione della moneta unica ha allentato la concorrenza
intraeuropea sul mercato dei prestiti finanziati con depositi interni. Alcuni
osservatori si attendono ora una nuova fase di fusioni transnazionali (cfr.
White, 1998). Il mercato europeo si allineerà con il resto del mondo nella
globalizzazione dell’attività bancaria?
Nell’Asia
orientale il recente passaggio a un’operatività globale è in certa misura la
conseguenza delle difficoltà incontrate da molti sistemi bancari in seguito
alla crisi del 1997. Se è vero che la debolezza del settore bancario aveva
parimenti fatto da sfondo alla globalizzazione bancaria in America latina, le
eccedenze di parte corrente emerse nell’Asia orientale dopo la crisi segnano
un’importante differenza. I paesi di quest’area non stanno generalmente
accumulando passività internazionali nette, e da questo lato non avvertiranno
la necessità di accrescere la presenza delle istituzioni estere nei loro
sistemi bancari. Con l’ingresso nell’OMC la Cina si è impegnata ad aprire
il proprio mercato alle istituzioni finanziarie straniere, anche per le
operazioni in moneta nazionale, e molte banche contano di realizzare una rapida
espansione delle quote di mercato. La questione che si pone è: l’Asia
orientale continuerà ad aprire i mercati interni alle banche estere anche dopo
che le istituzioni locali avranno rimediato ai danni subiti durante la crisi?
Infine, le strategie delle banche potrebbero mutare alla luce di quanto avvenuto
in Argentina. Di qui l’interrogativo: la strategia globale delle banche tenderà
in futuro a favorire l’operatività in valuta locale?
Robert
N. McCauley, Judith
S. Ruud
RIFERIMENTI
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