Tempi
n.
49,
6
dicembre
2001
Qualcuno
svegli
Casarini,
Agnoletto,
Beppe
Grillo,
padre
Zanotelli
e
tutti
gli
altri
no-global:
è
arrivato
un
altro
studio
della
Banca
Mondiale,
l’ennesimo,
a
documentare
statistiche
alla
mano
che
la
globalizzazione,
diversamente
da
quanto
costoro
propagandano,
sta
avvantaggiando
i
paesi
poveri
che
ad
essa
si
aprono.
Lo
studio
si
chiama
Globalization,
Growth
and
Poverty:
Building
an
Inclusive
World
Economy
ed
è
opera
di
Paul
Collier
e
David
Dollar.
Non
si
limita
affatto
ad
inneggiare
agli
effetti
positivi
della
globalizzazione,
ma
raccomanda
una
serie
di
misure
per
governare
il
processo
e
per
far
sì
che
i
paesi
finora
rimasti
fuori
dalla
corrente
possano
finalmente
sfruttarla.
Fra
esse
c’è
anche
un’ulteriore
riduzione
del
debito
estero
(per
i
paesi
che
riformano
seriamente
il
loro
sistema
economico)
e
maggiori
stanziamenti
per
gli
aiuti
allo
sviluppo,
che
hanno
ormai
toccato
un
minimo
storico
in
rapporto
al
prodotto
interno
lordo
(pil)
dei
paesi
ricchi.
Il
dato
che
balza
agli
occhi
dallo
studio
è
comunque
quello
che
si
è
detto
all’inizio,
e
che
si
può
riassumere
nel
modo
seguente:
il
tasso
di
crescita
dell’economia
mondiale
fra
il
1980
e
il
1998
può
essere
analizzato
ripartendo
i
paesi
in
tre
grandi
aree.
Quella
dei
paesi
ricchi,
che
sono
cresciuti
ad
un
tasso
annuo
del
2
per
cento;
quella
dei
paesi
poveri
“più
globalizzati”,
che
hanno
registrato
un
tasso
di
crescita
del
5
per
cento;
e
infine
quella
dei
paesi
poveri
“meno
globalizzati”,
che
hanno
avuto
una
crescita
negativa
pari
a
meno
1
per
cento
all’anno.
Il
secondo
gruppo
comprende
24
paesi
del
Terzo
mondo
abitati
da
3
miliardi
di
abitanti,
fra
cui
Cina,
India,
Ungheria,
Messico,
Uganda,
Vietnam,
ecc.
Essi
hanno
«adottato
politiche
nazionali
e
istituzioni
che
hanno
permesso
alla
gente
di
trarre
vantaggio
dai
mercati
globali».
Il
terzo
gruppo
comprende
paesi
dell’Africa
nera,
dell’ex
Unione
Sovietica,
Algeria,
Egitto,
Iran,
Pakistan,
Birmania,
Venezuela,
ecc.,
per
un
totale
di
2
miliardi
di
persone.
In
essi
l’incidenza
del
commercio
internazionale
sul
pil
è
rimasta
stazionaria
o
è
diminuita.
Più
chiaro
di
così…