GIORNATA
MONDIALE DELLA TERRA (22/04/2008) |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
Ascolta
l'intervista con mons. Crepaldi
Giornata
mondiale della Terra. Mons. Crepaldi: il mondo è
minacciato dall'egoismo
Si
celebra oggi la Giornata mondiale della Terra, giunta alla
38.ma edizione ed incentrata quest'anno sul tema
“Proteggi i nostri bambini e il nostro futuro”.
Quest’anno, sono oltre 12 mila gli organizzatori
mobilitatisi per promuovere, in 174 Paesi, eventi e
manifestazioni sui temi della tutela dell’ambiente.
Tutte le iniziative ricordano che ogni persona può
diventare protagonista assumendo un atteggiamento
consapevole e riconoscendo l’importanza del proprio
ruolo per la difesa del pianeta. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Era il 22 aprile 1970 quando, rispondendo ad un appello
lanciato dal senatore statunitense Gaylord Nelson, oltre
20 milioni di cittadini americani si mobilitarono
partecipando ad una serie di manifestazioni in difesa
dell’ambiente. Da allora, è diventato un evento
internazionale per promuovere la sostenibilità delle
politiche di sviluppo. I dati sulla salute della Terra
sono allarmanti: nel 2007, sono state rilasciate
nell’atmosfera 8 miliardi di tonnellate di anidride
carbonica. A preoccupare, sono anche lo scioglimento di
grandi ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari,
l’incremento delle precipitazioni nell’emisfero nord e
l’aumento della siccità in diversi Paesi del sud del
mondo. La coltivazione di biocombustibili, sempre più
diffusa, toglie inoltre terra al grano e al riso
compromettendo le risorse alimentari. Secondo l’ultimo
rapporto della FAO, il 60 per cento dei servizi forniti
all’uomo attraverso acqua, cibo e pesca sono degradati o
utilizzati in modo insostenibile. La risposta a questo
progressivo deterioramento passa anche attraverso un più
consapevole e responsabile comportamento individuale.
Utilizzando le parole del pioniere dell’ecologia
moderna, Barry Commoner, la Giornata mondiale della Terra
è un giorno in cui “l’uomo, in qualche modo, fa pace
con il pianeta su cui vive”.
Ma come abbinare comportamenti individuali responsabili ad
una visione cristiana per salvaguardare l'ambiente?
Risponde, al microfono di Amedeo Lomonaco, il segretario
del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il vescovo Giampaolo
Crepaldi:
R. - La partita, al giorno d’oggi, viene giocata
proprio a questo livello di confronto tra prospettive
etico-culturali molto diverse, che implicano anche
successivamente scelte politiche, economiche. Implicano
anche comportamenti individuali molto diversi. In una
prospettiva cristiana, la terra va sempre considerata come
una creatura di Dio. Quindi, deve essere coltivata ma
anche custodita. Deve essere coltivata senza uno
sfruttamento dissenato.
D. - Allargando l’orizzonte ai macro-sistemi, come
ricomporre - anche alla luce degli insegnamenti della
Chiesa - le distanze tra Nord e Sud del pianeta, tra le
esigenze industriali e gli equilibri della terra?
R. - Se si vuole sapientemente cominciare ad uscire da
questa impasse in cui ci si trova oggi, bisogna
avviare delle politiche di cooperazione internazionale tra
il Nord e il Sud. Mi sembra che il problema di fondo
risieda nella poca fiducia nei riguardi di queste
tematiche.
D. - Negli ultimi anni, comunque, la consapevolezza di
gravi pericoli per l’ambiente, ha alimentato una nuova
coscienza ambientale sia nell’opinione pubblica sia nei
governi. Questa convergenza, che spesso supera confini e
divisioni politiche, può essere decisiva in futuro?
R. - Io non so se sarà decisiva. Comunque, certamente
questa coscienza è da registrare come un fatto positivo.
Voglio qui fare un riferimento molto preciso agli
insegnamenti di Benedetto XVI: basta prendere in mano il
messaggio per la Giornata mondiale per la pace intitolato
“La famiglia umana, comunità di pace”. Ad un certo
punto, il Papa scrive: “La Terra va coltivata, da una
parte, ma va anche custodita”.
D. - E, seguendo queste indicazioni, quali nuove sfide
si pongono per l’evangelizzazione e per la missione
della Chiesa in un mondo minacciato dai cambiamenti
climatici?
R.
- Il mondo è minacciato soprattutto dall’egoismo, da
una certa "economia-canaglia". Direi ci debba
essere un soprassalto a livello di responsabilità
politica generale, della comunità internazionale ma anche
dei singoli Stati. Ci deve essere anche una ripresa dei
temi della solidarietà internazionale.
Radio
Vaticana, 22 aprile 2008

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