GIORNATA
INTERNAZIONALE DELLA PACE (21/09/2007) |
Ascolta
l'intervista con Staffan De Mistura
La
comunità internazionale celebra la Giornata della pace
Ogni
Paese del mondo è invitato oggi ad osservare un assoluto
cessate il fuoco e a rinunciare ad ogni forma di violenza,
in occasione della Giornata internazionale della Pace,
indetta dalle Nazioni Unite. Il segretario generale
dell’ONU, Ban Ki-moon, ha auspicato nel suo messaggio
che la pace diventi “una passione e non una mera priorità”.
Ma cosa significa celebrare questa Giornata, in un mondo
dove si moltiplicano le minacce legate al terrorismo? Amedeo
Lomonaco lo ha chiesto a Staffan De Mistura,
recentemente nominato inviato speciale delle Nazioni Unite
in Iraq:
R. - La Giornata della Pace va celebrata, perché la
pace è una formula di vita alla quale tutti noi dovremmo
ambire. Questo non vuol dire che la pace sia semplicemente
la mancanza della guerra o del conflitto, ma vuol dire
anche sperare di mantenere quello che si è ottenuto
finora e cioè che la pace possa prevalere.
D. - La pace, scrive il segretario generale dell’ONU,
Ban Ki-moon, è uno dei bisogni principali dell’umanità.
La pace può favorire lo sviluppo, può favorire la
prosperità. L’obiettivo dell’ONU di istituire un
cessate-il-fuoco globale dovrebbe, quindi, essere
auspicabile da tutti. Invece, nel mondo, continuano
purtroppo a soffiare venti di guerra. Perché?
R. - Perché la natura umana è quella che è. E’
anche vero che se paragoniamo quello che avveniva anni fa,
quando c’erano molto più guerre - abbiamo le
statistiche davanti ai nostri occhi - c'è qualcosa in cui
sperare. E questo grazie al lavoro della comunità
internazionale, grazie all’ONU, ma anche grazie al fatto
che, prima o poi, potrà prevalere la pace, se ci
crediamo.
D. - Durante la Guerra Fredda, la corsa al riarmo di
Stati Uniti e Russia si è in realtà rilevato un baluardo
contro l’ipotesi di un conflitto. Una eventuale guerra
mondiale oggi, con arsenali sempre più avanzati, sarebbe
una catastrofe per l’umanità. Questa consapevolezza può
bastare da sola a scongiurare timore di una nuova guerra
mondiale?
R. - Finora è stata più che sufficiente. Io stesso,
così come molti dei nostri ascoltatori, appartengo a
quella generazione che ha vissuto per molti anni della
propria vita con questa spada di Damocle dell’Est e
dell’Ovest, capaci di autodistruggersi non una volta, ma
svariate volte. Questo scenario appare ora cambiato, ma
non vuol dire che, nel frattempo, la paura del terrorismo
non sia diventata una nuova minaccia. Tra questo ed una
guerra mondiale c’è, però, una enorme differenza.
D. - Alla Giornata aderisce anche il Consiglio
ecumenico delle Chiese, che invita i cristiani ad unirsi
all’iniziativa dell’ONU con una Giornata
internazionale della preghiera. Del resto, pregare per la
pace nel mondo è probabilmente una delle prime intenzioni
che ogni uomo, di qualsiasi religione, rivolge a Dio. La
pace è, quindi, oltre ad una esigenza universale anche un
bisogno spirituale?
R. - Lo è e come. La pace è qualcosa che dobbiamo
sentire dentro di noi, ogni giorno. La pace non è una
parola vuota, se viene praticata soprattutto nel dialogo.
In questo senso, pregare e praticare la pace è la stessa
cosa. La violenza si può di nuovo evitare se si parla e
si dialoga.
D. - Qual è la salute di questo dialogo oggi nel mondo
e cosa sta facendo l’ONU?
R. - La salute di questo dialogo è come la salute di
un paziente per il quale si sta cercando da secoli e da
millenni la cura magica, la cura finale per guarire da
questa malattia. Una malattia che si chiama incapacità di
risolvere, da parte della natura umana, un conflitto in
maniera non violenta. E per questo si ha bisogno di
combinare varie medicine: una di queste medicine è
rappresentata dai diritti umani. Un’altra è stata la
creazione, anni fa, delle Nazioni Unite, diventate cassa
di risonanza nella quale i piccoli e i grandi della terra
possono confrontarsi e discutere: possono confrontarsi
invece di arrivare sempre alla legge del più forte, la
legge della jungla. In questo senso, l’ONU ha una
funzione che, come spesso viene ricordato e sin dal
passato, “se non ci fosse, andrebbe creata”.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 21 settembre 2007

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