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Fonte,
Radio Vaticana, 27 novembre 2007
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Preparatevi
a costruire una società più giusta e fraterna”: lo
chiede il Papa ai giovani immigrati nel suo Messaggio per
la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2008,
presentato in Vaticano
“Cari
giovani migranti preparatevi a costruire accanto
ai vostri giovani coetanei una società più
giusta e fraterna, adempiendo con scrupolo e
serietà i vostri doveri nei confronti delle
vostre famiglie e dello Stato”. E quanto scrive
Benedetto XVI nel Messaggio per la 94.ma Giornata
mondiale del Migrante e del Rifugiato che si
celebrerà il 13 gennaio del 2008. Agli studenti
credenti, che per motivi di studio si trovano
lontano da casa, il Papa chiede, in particolare,
di “crescere nella conoscenza e nell’amore di
Cristo”. “Provenendo da culture diverse, ma
accomunati tutti dall’appartenenza all’unica
Chiesa di Cristo - scrive - potete mostrare che il
Vangelo è vivo e adatto per ogni situazione”.
Il Messaggio è stato presentato quuesta mattina
in Sala Stampa Vaticana dai vertici del dicastero
per i Migranti. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Numerosi giovani sono spinti ad emigrare, a
vivere lontano dal loro Paese, dalle loro
famiglie. “La conseguenza - scrive il Papa - è
che dai Paesi d’origine se ne va spesso la
gioventù dotata delle migliori risorse
intellettuali, mentre nei Paesi che ricevono i
migranti vigono normative che rendono difficile il
loro effettivo inserimento”. Nei giovani
migranti - si legge inoltre nel documento - emerge
il “comprensibile desiderio di inserirsi
organicamente nella società che li accoglie,
senza che tuttavia questo comporti una completa
assimilazione” e la conseguente perdita delle
loro tradizioni. Al comparire poi, in tutte le
società del mondo, della figura dell’esule, dei
migranti forzati, delle vittime del traffico di
esseri umani, del cosiddetto popolo della strada,
si aggiungono anche “le immagini sconvolgenti
dei grandi campi profughi o rifugiati”, che per
molti bambini e adolescenti diventano “l’unica
esperienza di vita”.
Per rispondere alle attese dei giovani migranti
- si legge nel Messaggio del Santo Padre -
“occorre puntare in primo luogo sul supporto
della famiglia e della scuola”. Ma le situazioni
sono complesse e nelle famiglie - afferma il Papa
- si assiste spesso ad uno “scontro tra genitori
rimasti ancorati alla loro cultura e figli
velocemente acculturati nei nuovi contesti
sociali”. “La Chiesa - aggiunge Benedetto XVI
- guarda con attenzione al mondo dei migranti e
chiede a coloro che hanno ricevuto nei Paesi
d’origine una formazione cristiana di far
fruttificare questo patrimonio di fede e di valori
evangelici in modo da offrire una coerente
testimonianza nei diversi contesti
esistenziali".
Presentando il Messaggio del Papa oggi in
conferenza stampa, il presidente del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i migranti e gli
itineranti, il cardinale Raffaele
Martino, ha sottolineato che “i
giovani migranti vivono la tensione di una duplice
appartenenza”:
"Respirano cioè l’aria giovanile del
Paese che li ospita e ricevono l’influsso
scolastico e degli ambienti di socializzazione
giovanile nei quali sono inseriti. Nello stesso
tempo, i giovani immigranti hanno 'radici' diverse
dei loro compagni locali, che vanno dalle radici
culturali della loro famiglia, alla diversità
delle fedi religiose".
Il giovane immigrato - ha spiegato il porporato
- è soggetto ad un’altalena nel processo di
identificazione e “spesso si trova solo, a metà
strada tra due culture, in una terra di
nessuno”. Il sommarsi dello status di
immigrato con quello di disoccupato porta poi
spesso i giovani ad una forte emarginazione
sociale. A questo stato di frustrazione e di
umiliazione, si aggiungono poi, in molti casi,
drammatiche storie che si sommano allo
sradicamento forzato dai luoghi d’origine. Sono
le dolorose ferite di molti giovani rifugiati,
sulle quali si è soffermato il segretario del
presidente del Pontificio Consiglio della
Pastorale per i migranti e gli itineranti, l’arcivescovo
Agostino Marchetto:
"Essi soffrono immensamente per violazioni
di diritti umani subite in quanto vittime di
guerre e violenze, o di negligenza, crudeltà,
sfruttamento sessuale o di altro genere, per
discriminazione razziale, aggressione e
occupazione straniera dei luoghi dove
vivevano".
In quanto cristiani, ha proseguito
l’arcivescovo Marchetto, “siamo invitati ad
accogliere i giovani migranti e ad assicurarci che
siano trattati con rispetto della loro dignità
umana e di una legislazione internazionale molto
chiara” . "I campi d'accoglienza - ha
aggiunto il presule - dovrebbero tornare ad essere
cio' per cui furono creati, un luogo ove stare
temporaneamente: essi possono servire
inizialmente, ma non dovrebbero diventare
residenze permanenti".
Il sottosegretario del dicastero vaticano,
mons. Novatus Rugambwa, ha inoltre posto
l’attenzione sugli studenti internazionali, che
devono affrontare una serie di situazioni e
problemi diversi. A volte, situazioni di disagio
si trasformano in tragedia, come è stato
recentemente testimoniato dall’uccisione di una
giovane studentessa dell’Erasmus, a Perugia. Mons.
Rugambwa:
"Molti sperimentano, per la prima volta,
un tipo di libertà che, da una parte, può
liberare, ma, dall’altra, disorientare. Ciò è
vero in particolare per la fede, che può essere
messa in discussione trovandosi al di fuori dei
normali parametri di esperienza religiosa".
E’ necessaria, pertanto, una risposta
ecclesiale specifica per gli studenti
internazionali durante il loro periodo di studio.
Una risposta - ha precisato mons. Rugambwa - che
inizia “con lo sviluppo di una consapevolezza
attiva da parte delle comunità ecclesiali locali
affinché si facciano luoghi di accoglienza e
stabilità”. E rivolgendosi proprio ai giovani
cristiani, che si trovano lontano da casa per
motivi di studio, Benedetto XVI auspica, nel
Messaggio, che i periodi di studio e di formazione
all’estero possano diventare “un ulteriore
campo di maturazione della loro fede”. Tra i
migranti - sottolinea infine il Papa - gli
studenti possono svolgere “un ruolo quanto mai
provvidenziale per l’evangelizzazione”.
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