8
giugno
Terrorismo
internazionale,
Iraq,
crisi
israelo-palestinese
e
debito
estero
dei
Paesi
africani.
E’
un’agenda
a
360
gradi
quella
che
si
propone
di
affrontare
il
vertice
del
G8
che
prende
il
via
oggi
a
Sea
Island,
nello
Stato
americano
della
Georgia.
Sugli
obiettivi
che
si
pongono
i
Paesi
industrializzati
in
questo
incontro,
Giancarlo
La
Vella
ha
sentito
il
parere
di
Sergio
Marelli,
presidente
dell’associazione
delle
Ong
italiane:
***********
R.
–
Concordo
intanto
su
questa
agenda
importante
e
vasta
del
G8.
Ci
sono
otto
tra
i
più
grandi
Paesi
donatori,
otto
Paesi
ricchi,
otto
grandi
della
Terra.
La
loro
influenza
sui
destini
del
mondo
è,
e
deve
essere,
questo
è
il
nostro
richiamo,
proporzionale
alla
responsabilità
che
essi
assumono:
a
partire
dal
destinare
delle
risorse
adeguate
e
sufficienti
per
risolvere
i
grandi
drammi
dei
Paesi
in
via
di
sviluppo,
e
anche
soprattutto
sul
discorso
della
pace,
che
è
un
discorso
di
grande
attualità
in
questo
momento.
D.
–
In
testa
all’agenda
la
situazione
irachena.
L’Iraq
ha
sicuramente
bisogno
dell’avvio
di
un
rinnovo
istituzionale,
ma
ha
soprattutto
bisogno
di
ricostruzione.
Come
fare
a
coinvolgere
gli
iracheni?
R.
–
Gli
interessi
dei
Paesi
che
sono
presenti
oggi
in
Iraq,
devono
essere
subordinati
agli
interessi
espressi
oggi
finalmente
da
un
nuovo
governo
locale,
e
comunque
più
in
generale
dagli
interessi
espressi
dalla
popolazione.
Occorrono
grandi
interventi
strutturali,
dall’acqua,
alla
sanità,
alla
rete
stradale
ecc.,
e
tutto
questo
va
fatto
coinvolgendo
le
organizzazioni
locali.
D.
–
Al
G8
di
Sea
Island
si
parlerà
anche
di
Africa.
Voi
più
di
una
volta
avete
parlato
di
cancellare
il
debito
estero
dei
Paesi
più
poveri,
in
particolare
di
quelli
africani…
R.
–
Sicuramente
il
debito
resta
uno
dei
problemi
più
importanti,
nel
senso
che
lasciare
il
debito
è
come
togliere
ogni
possibilità,
ogni
opportunità
perché
questi
Paesi
recuperino,
rientrino
nelle
possibilità
di
garantire
uno
sviluppo
alle
proprie
popolazioni.
Bisogna
soprattutto
sensibilizzare
le
popolazioni
e
le
società
dei
nostri
Paesi
ricchi.
Ed
anche
per
questo,
insieme
alle
Ong
dei
sette
Paesi
che
fanno
parte
del
G8,
abbiamo
redatto
un
appello,
con
il
quale
si
richiama
la
grande
responsabilità
che
i
governi
del
G8
hanno
per
il
raggiungimento
degli
obiettivi
del
millennio,
che
sono
stati
sottoscritti
alla
fine
del
2000,
come
obiettivi
da
raggiungere
entro
il
2015.
Il
nostro
appello
rivolto
a
tutti
i
capi
di
Stato,
a
tutti
i
capi
di
governo
del
G8,
è
un
appello
per
non
far
loro
dimenticare
che
questi
impegni
che
hanno
sottoscritto
sono
degli
impegni
vincolanti,
per
garantire
uno
sviluppo
ed
un
futuro
ai
Paesi
poveri,
ma
anche
per
garantire
un
futuro
di
sicurezza
e
di
pace
ai
nostri
Paesi.
**********
9
giugno
Il
sì
unanime
alla
risoluzione
dell’ONU
sull’Iraq
e
la
notizia
della
liberazione
degli
ostaggi
italiani
a
Baghdad
sono
stati
un’iniezione
di
ottimismo
per
il
Vertice
del
G8,
apertosi
ieri
sera
a
Savannah,
sull’isola
di
Sea
Island,
nello
Stato
americano
della
Georgia.
Elena
Molinari:
**********
Il
summit
della
riconciliazione
transatlantica
è
partito
sotto
buoni
auspici:
nulla
di
meglio
per
George
Bush
che
in
Georgia
conta
di
ammorbidire
gli
alleati
meno
docili
e
completare
così
il
riavvicinamento
iniziato
con
il
tour
europeo
della
scorsa
settimana.
Il
capo
della
Casa
Bianca
ha,
infatti,
commentato
il
‘sì’
del
Palazzo
di
Vetro
con
toni
trionfali.
“E’
una
grande
vittoria
per
il
popolo
iracheno”:
ha
subito
detto,
ma
il
presidente
russo,
Vladimir
Putin,
a
margine
di
un
incontro
con
Bush,
lo
ha
ridimensionato.
“Ci
vorrà
del
tempo
-
ha
sottolineato
-
per
vedere
progressi
sul
terreno”.
La
rinnovata
volontà
di
lavorare
insieme
tra
i
Paesi
delle
due
sponde
dell’Atlantico,
tuttavia,
è
reale.
Si
profilano,
infatti,
già
alcuni
accordi
tra
gli
otto
grandi:
contro
la
carestia
nel
Corno
d’Africa,
nella
lotta
contro
la
povertà
e
per
sconfiggere
l’Aids
e
la
poliomielite.
Altre
intese
sono
pronte
sul
fronte
della
lotta
contro
il
terrorismo
e
contro
la
proliferazione
delle
armi
di
distruzione
di
massa.
Ieri,
intanto,
il
timore
di
un
assedio
di
violenti
‘no-global’
è
sfumato
tra
misure
di
sicurezza
impressionanti
e
rigidi
divieti
di
accesso.
Da
Savannah,
Elena
Molinari
per
la
Radio
Vaticana.
**********
La
svolta
della
risoluzione
Onu
sull’Iraq
e
le
riforme
per
il
Medio
Oriente
sono
stati
i
due
temi
forti
della
prima
giornata
del
G8,
in
corso
a
Savannah,
nell’isola
di
Sea
Island
a
largo
della
Georgia.
Intanto,
la
diplomazia
internazionale
è
al
lavoro
per
attuare
la
risoluzione
1546
del
Consiglio
di
Sicurezza.
Secondo
l’inviato
speciale
di
Kofi
Annan
in
Iraq,
Brahimi,
sciiti
e
curdi
troveranno
un
modo
per
risolvere
le
loro
divergenze
sulla
risoluzione
Onu.
Ma
torniamo
alla
riunione
del
G8,
con
il
servizio
di
Elena
Molinari:
**********
10
giugno
Il
tentativo
del
presidente
Usa
e
del
primo
ministro
britannico
di
ottenere
un
intervento
Nato
in
Iraq,
si
è
scontrato
contro
il
muro
francese
e
tedesco.
George
Bush
e
Tony
Blair
hanno
deciso
di
presentare
il
coinvolgimento
delle
truppe
dell’Alleanza
Atlantica
in
Iraq
come
una
conseguenza
inevitabile
per
la
risoluzione
Onu.
Ma
il
primo
‘no’
è
già
arrivato
e
proprio
da
Jacques
Chirac.
“Il
coinvolgimento
della
Nato
in
Iraq
–
ha
detto
il
presidente
francese
–
non
è
nella
vocazione
dell’Alleanza
Atlantica
e
non
è
quindi
auspicabile”.
Chirac
sarebbe
disposto
a
parlarne,
ma
solo
se
il
governo
iracheno
ne
facesse
esplicita
richiesta.
Freddo
anche
il
cancelliere
tedesco,
mentre
Silvio
Berlusconi
si
è
tenuto
in
equilibrio,
dicendo
che
un
intervento
Nato
è
possibile,
ma
non
essenziale.
Bush
ha
invece
ottenuto
la
firma
degli
otto
in
calce
al
suo
piano
per
la
democrazia
nel
Medio
Oriente,
ma
non
prima
di
aver
incassato
qualche
resistenza
e
di
aver
ridimensionato
le
proprie
aspettative.
Dopo
le
critiche
di
Arabia
Saudita
e
di
Egitto,
che
non
si
sono
neanche
presentati
al
Vertice,
ieri
Washington
ha
registrato
qualche
perplessità
da
parte
di
Turchia
e
Giordania.
Alla
fine
il
documento
approvato
dagli
otto
è
una
dichiarazione
di
intenti
non
vincolante
a
stabilire
fermamente
le
basi
per
la
democrazia
nella
regione
tramite
dei
Forum
multilaterali.
Da
Savannah,
Elena
Molinari,
per
la
Radio
Vaticana.
**********
11
giugno
Dopo
tre
giornate
di
lavori,
si
è
chiuso
ieri
a
Sea
Island,
in
Georgia,
il
Vertice
del
G8.
Sul
conflitto
israelo-palestinese
gli
8
Grandi
hanno
dato
l’assenso
al
piano
Sharon
sul
ritiro
da
Gaza
e
riproposto
la
“road
map”.
Sul
ruolo
della
Nato
in
Iraq
il
presidente
statunitense,
George
Bush,
ha
inoltre
fatto
marcia
indietro
dopo
i
“no”
di
Francia,
Germania
e
Russia.
Il
servizio
di
Elena
Molinari:
**********
George
Bush
non
ha
lasciato
che
le
scaramucce
con
Jacques
Chirac
sul
ruolo
della
Nato
in
Iraq
gli
rovinassero
un
G8
iniziato
sotto
i
migliori
auspici.
Il
presidente
americano
è
arrivato
alla
conferenza
stampa
finale
di
ottimo
umore;
ha
ammesso
che
le
differenze
con
la
Francia
restano
ma
ha
assicurato
che
la
discussione
sulla
Nato
resta
aperta.
“Aspetteremo
che
il
governo
iracheno
faccia
le
sue
richieste”,
ha
detto.
Dal
punto
di
vista
di
Washington,
questo
G8
non
è
andato
male.
I
grandi
hanno
sottoscritto
tutti
i
documenti
della
Casa
Bianca,
dall’intesa
sul
commercio
internazionale
ai
progetti
umanitari
e
gli
Accordi
contro
la
proliferazione
nucleare,
alla
partnership
per
il
grande
Medio
Oriente.
Ma
le
novità
reali
sono
poche.
L’impegno
ad
adoperarsi
per
un
Iraq
libero
e
sovrano
si
è
scontrato
con
i
disaccordi
sul
ruolo
Nato
e
sulla
riduzione
del
debito
iracheno.
Più
concrete
le
dichiarazioni
sul
processo
di
pace
in
Israele,
con
l’impegno
ad
una
nuova
missione
del
Quartetto
entro
la
fine
del
mese
per
ridare
slancio
alla
road-map.
In
definitiva,
il
capo
della
Casa
Bianca
è
ripartito
per
Washington
forte
di
una
cordialità
transatlantica
che
non
assaggiava
da
un
anno
e
mezzo.
Un
capitale
che
dovrà
spendere
saggiamente
nei
mesi
che
lo
separano
dalle
elezioni.
Da
Savannah,
Elena
Molinari
per
la
Radio
Vaticana.
**********
Oltre
alla
definizione
di
misure
volte
ad
affrontare
le
emergenze
in
Iraq
e
in
Medio
Oriente,
una
serie
di
iniziative
hanno
interessato
anche
le
nazioni
in
via
di
sviluppo:
si
è
deciso,
infatti,
di
prorogare
di
due
anni
il
piano
di
riduzione
del
debito
dei
27
Paesi
più
poveri
e
di
intensificare
i
programmi
di
lotta
contro
l’Aids,
la
malaria
e
la
poliomielite.
Altre
decisioni
prese
dal
G8,
riguardano
il
mantenimento
della
pace
in
Africa
attraverso
l’istituzione,
nei
prossimi
anni,
di
una
forza
di
75
mila
uomini
in
grado
di
intervenire,
su
ordine
dell’Onu,
per
scongiurare
l’esplosione
incontrollata
di
guerre
intestine.
E’
stato
inoltre
lanciato
un
appello
per
il
Darfur,
martoriata
regione
del
Sudan,
affinché
il
governo
e
i
ribelli
rispettino
il
cessate-il-fuoco,
consentano
l’arrivo
degli
aiuti
umanitari
e
creino
le
condizioni
per
il
ritorno
a
casa
degli
sfollati.
Sulle
conclusioni
del
Vertice,
ascoltiamo,
da
Washington,
il
commento
di
Empedocle
Maffia:
**********
Questo
G8
ha
prodotto
un
paradosso,
perché
ha
saputo
innescare
impegni
politici
nuovi
solo
nelle
due
occasioni
in
cui
si
è
allargato
ad
altri
protagonisti:
quando
ha
ammesso
alcuni
capi
di
Stato
arabi
e
ha
trovato
la
forza
di
ribadire
la
necessità
del
ritiro
di
Israele
dai
territori
palestinesi
occupati
per
avviare
un
auspicabile
nuovo
processo
di
pace
in
Medio
Oriente;
e
quando
ha
ammesso
alcuni
capi
di
Stato
africani
ed
ha
assunto
l’impegno
di
convogliare
risorse
ed
intelligenze
in
uno
sforzo
comune
per
aggredire
e
debellare
l’Aids.
Quando,
invece,
a
dibattere
sono
rimasti
gli
otto
titolari,
nulla
di
nuovo
è
emerso,
né
sui
punti
di
crisi
internazionali
né
sulle
strategie
per
un
mondo
migliore.
Anzi,
sull’Iraq
che
resta
il
nodo
della
politica
internazionale,
l’effetto
rassicurante
generato
dal
recente
accordo
nel
Consiglio
di
Sicurezza
dell’Onu
si
è
rarefatto
nella
nuova
opposizione
europea
alla
proposta
americana
di
coinvolgere
militarmene
la
Nato.
E’
un
segno
che
questo
mondo
e
questo
tempo
non
sono
riducibili
ad
una
gestione
unica
da
parte
dei
più
ricchi
e
dei
più
forti,
perché
le
voci
dei
più
deboli
comunque
irrompono
con
il
loro
carico
di
bisogni
e
–
talvolta
–
di
rancore.
E
tenerle
lontane
riduce
l’impatto
di
qualunque
scelta
gli
Otto
siano
capaci
di
fare.
**********