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G8 IN SCOZIA (6/07/2005 - 8/07/2005)

Fonte: Radio Vaticana, 9 luglio

ALL’INDOMANI DELLA CONCLUSIONE DEL G8 IN SCOZIA, SI DISCUTE SUGLI IMPEGNI PRESI PER L’AFRICA, LA LOTTA AL TERRORISMO, IL SURRISCALDAMENTO DEL GLOBO ED IL MEDIO ORIENTE

- Interviste con Sergio Marelli, Antonio Gaspari e Camille Eid - 

L’aiuto agli Stati in via di sviluppo, l’impegno a rafforzare la sicurezza contro le minacce del terrorismo e l’approvazione di un piano di azione sui cambiamenti climatici. Sono i principali risultati del vertice del G8 conclusosi ieri a Gleneagles, in Scozia. Tra gli accordi raggiunti, si devono sottolineare gli sforzi in favore dell’Africa: i Paesi del G8 hanno approvato un piano di azione e di partnership che prevede un aumento degli aiuti di circa 50 miliardi di dollari entro il 2010. Il piano comprende anche la cancellazione del debito di 18 Paesi poveri, tra i quali 14 africani e 4 latino americani, la pianificazione di campagne contro l’AIDS e la creazione di una nuova forza di peacekeeping. Il segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, ed il presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz, hanno espresso soddisfazione per i risultati raggiunti. Sulle decisioni prese dal G8 per l’Africa ascoltiamo al microfono di Benedetta Capelli il commento del presidente delle organizzazioni non governative italiane, Sergio Marelli: 

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R. - Io ritengo che si possa parlare di progresso. Questa decisione di uno stanziamento aggiuntivo di 50 miliardi di dollari va nella buona direzione. La povertà e i poveri del mondo hanno comunque bisogno di interventi più significativi e decisivi. La concezione dominante è quella di una cooperazione internazionale e di un piano di aiuti subordinati al progresso economico dei nostri Paesi. E’ una visione che sa molto di filantropia. Ma questa concezione non riconosce nella cooperazione internazionale una delle politiche necessarie, indispensabili e utili anche al futuro dei nostri stessi Paesi.  

D. – Per quanto riguarda la cancellazione del debito, c’è la ratifica dell’accordo dei ministri economici del G7… 

R. – Noi continuiamo a dire che la cancellazione totale del debito deve riguardare, indistintamente, tutti i 60 Paesi più poveri.  

D. – Rimangono aperte molte questioni… 

R. – Rimane aperta la questione fondamentale: gli otto più importanti governi della Terra si preoccupano soprattutto dei termini economici che garantiscono all’interno dei loro confini. Ma quando si tratta di affrontare, di assumere la responsabilità nei confronti dei destini del pianeta, si tirano indietro e diventano davvero piccoli, tutt’altro che grandi.

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Sul fronte della lotta al terrorismo, i membri del G8 hanno confermato il loro impegno a rafforzare le misure di sicurezza e a cooperare garantendo maggiore controllo nel settore dei trasporti, in particolare su treni e metropolitane. Per prevenire drammatici attacchi come quelli che hanno sconvolto Londra, sono state anche annunciate nuove campagne contro la povertà e misure più adeguate per ridurre le fonti di finanziamento ai gruppi terroristici. Per assicurare una migliore sicurezza ambientale, il G8 ha approvato inoltre un piano di azione teso ad individuare misure capaci di rallentare le emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Il primo ministro britannico Tony Blair ha anche annunciato che, con una Conferenza sui mutamenti climatici, sarà avviata il prossimo primo novembre in Gran Bretagna una nuova fase di dialogo tra Paesi industrializzati ed emergenti. Ma qual è oggi la situazione ambientale del nostro Pianeta? Isabella Piro lo ha chiesto ad Antonio Gaspari, direttore del master in Scienze ambientali all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum: 

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R. – Di certo sappiamo che la Terra si sta surriscaldando. Non è chiaro però quale sia il rapporto tra i fattori antropici e quelli naturali. C’è sicuramente un fattore antropico: se noi consideriamo le nostre città vediamo che consumiamo più combustibile, utilizziamo più riscaldamento durante l’inverno, più refrigeratori durante l’estate. E’ anche vero che la nostra emissione di CO2 rimane pur sempre il 4 per cento del totale della CO2 prodotta naturalmente. Ma quanto di questo 4 per cento va veramente ad influire sul clima?  

D. – Durante il G8 è stato menzionato solo di sfuggita il Protocollo di Kyoto. Qual è il suo parere su questo documento? 

R. – Io credo che sia già abbastanza superato, perché si basava sul fatto che a sottoscriverlo, ad impegnarsi per ridurre le emissioni fossero la maggioranza dei Paesi che producono più anidride carbonica. I Paesi che hanno firmato, cioè i Paesi europei, la Russia, sono una minoranza nella produzione di anidride carbonica, perché Stati Uniti e Australia che non hanno ratificato, più i Paesi emergenti come Cina ed India, che non hanno nessun obbligo nei confronti delle riduzioni delle emissioni, producono già più anidride carbonica dei Paesi firmatari del G8. Se si rispettano i limiti imposti dal Protocollo di Kyoto, forse nel 2020 ci sarà una riduzione dello 0,02 gradi centigradi.  

D. – Si parla spesso di forme di energia alternativa. Secondo lei sono una possibilità reale? 

R. – L’energia solare eolica non può essere considerata una seria alternativa, non solo per i costi, ma perché è difficile stabilire un principio di stabilità.  

D. – Cosa si sarebbe potuto fare allora per proteggere l’ambiente da parte del G8? 

R. – Qualcosa per ridurre il prezzo del petrolio. Avrebbe aiutato anche i Paesi in via di sviluppo, in maniera significativa.

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Il G8 ha anche stanziato 3 miliardi di dollari per l’Autorità nazionale palestinese auspicando che Israeliani e Palestinesi possano vivere insieme in pace. Può essere questa una risposta opportuna e pacificatrice dei leader dei Paesi più sviluppati nei confronti del mondo arabo? Debora Donnini lo ha chiesto a Camille Eid, esperto di mondo arabo per il quotidiano “Avvenire”: 

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R. – A livello palestinese penso di sì, perché se uno guarda bene vede che le organizzazioni radicali di Hamas e della Jihad islamica in Palestina sono note per la loro azione sociale. Costruiscono scuole, orfanotrofi, si occupano delle famiglie che hanno perso un membro durante l’Intifada. Hanno a disposizione dei fondi che arrivano proprio dalle donazioni dei musulmani che la pensano come loro. Quindi, il governo palestinese moderato è indebolito da certe azioni perché la gente vede che il governo non fa nulla a livello sociale a differenza di altri soggetti. Un aiuto come quello offerto dal G8 può invece andare a sostenere l’azione moderata di personaggi che possono convogliare la gente verso idee più moderate. 

D. – I terroristi, secondo lei, vogliono radicalizzare lo scontro?  

R. – Chiaramente, o almeno provocare una reazione sbagliata. Una reazione di chiusura porterebbe acqua al mulino dei terroristi, perché loro cercano lo scontro di civiltà. Rispondendo in questa maniera, invece, il mondo occidentale ha dato prova della propria maturità.

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