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VERTICE G8 DI KANANASKIS (2)

Il fronte del rifiuto: in Mali un controvertice

SIBY (MALI) — Leader dei Paesi più poveri d'Africa si sono riuniti ieri in Mali per un vertice parallelo a quello delle maggiori potenze industriali (G8) del Canada, schierandosi contro il progetto di partenariato per lo sviluppo basato soprattutto sugli investimenti stranieri in cui credono invece diverse altre nazioni africane. Leader e circa 200 rappresentanti di Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea, Mali e Niger - presenti gli osservatori di molti altre nazioni - hanno istituito un «fronte del rifiuto» contro il Nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa (Nepad), che altri capi di governo africani sono andati a presentare proprio al summit del G8.


I Paesi del controvertice, stando a un portavoce, «non si riconoscono» nel Nepad che appare «troppo liberale», poichè fondando i progetti di sviluppo sugli aiuti ma soprattutto sugli investimenti stranieri, è destinato a giovare più alle grandi aziende estere che ai Paesi interessati.

Il messaggero, 27 giugno 2002

 

Berlusconi fiducioso: «Arriverà la ripresa economica»

CALGARY — Ha dovuto fare anticamera anche ieri, Vladimir Putin: ma il purgatorio di Mosca sta davvero per finire. Senza il presidente russo, gli altri sette grandi hanno sfruttato la prima mattinata di vertice per parlare di economia. Proprio ieri però è stato deciso di cancellare questa ultima appendice di G7, e di ammettere la Russia a pieno titolo nel club. Tanto che nel 2006 lo Stato erede dell’Unione sovietica, l’ex nemico, sarà addirittura il padrone di casa del summit.


Una decisione storica, presa nel giorno in cui, forse appena un po’ attutita, è arrivata tra gli abeti delle Montagne rocciose l’eco della tempesta che ha investito Wall Street e le Borse di tutto il mondo. Ce n’è una traccia rabbiosa nelle parole di George Bush, che ha definito intollerabile lo scandalo WorldCom, promettendo una commissione d’inchiesta, con accertamenti a 360 gradi. 

È una vicenda che «danneggia gli azionisti e i lavoratori»; il presidente si è impegnato a fare pulizia e e a ristabilire il buon nome del capitalismo americano. «La faremo pagare ai colpevoli» è stata la sua aggressiva conclusione.

Ma intanto gli indici andavano giù e il dollaro arrancava, spinto momentaneamente dallo stesso Bush, che prima di infilarsi nella sessione di lavoro aveva sentenziato: tocca al mercato decidere il livello del biglietto verde. È ovvio che negli scambi di vedute tra i leader, per quanto più informali che nelle passate edizioni del vertice, questi temi siano stati affrontati con cautela, in particolare evitando sui tassi di cambio commenti che possano essere interpretati dai mercati come prese di posizione ufficiali. Il senso delle discussioni di ieri è comunque un certo ottimismo di fondo sulla capacità dell’economia mondiale di cambiare marcia.


Anche Silvio Berlusconi ha commentato brevemente quanto sta accadendo sulle piazze finanziarie internazionali. Ha ribadito la sua fiducia in una ripresa ben visibile nella seconda metà dell’anno. Ha osservato che l’andamento delle Borse risente di fatti emotivi, di speculazioni, e quindi è molto spesso indipendente dal reale andamento dell’economia. Infine si è lanciato in una serie di valutazioni positive sugli ultimi risultati economici italiani: l’occupazione, il rientro dei capitali, le entrate fiscali.
Nella mattinata sono stati poi affrontati molti altri temi. Su alcuni di questi i leader seduti al tavolo non la pensano allo stesso modo. Uno dei nodi emersi in modo più clamoroso negli ultimi tempi è quello sul commercio. Unione europea e Stati Uniti sono schierati su fronti opposti sulla vicenda dell’acciaio, e su quella agricola. E Romano Prodi è arrivato a Kananaskis ben deciso a far valere le sue posizioni, sia nella discussione generale, sia nell’incontro bilaterale con Bush.


L’altro rappresentante dell’Ue, il presidente di turno Aznar, ha invece fatto sentire la propria voce sull’Argentina, invitando i suoi colleghi a un impegno più attivo per quell’area di crisi. Che, è interesse di tutti, non deve estendersi contagiando il Brasile.
Un discreto passo avanti è stato fatto quando i Grandi hanno parlato non dei propri guai ma di quelli, più consistenti, dei Paesi poveri. In particolare dell’iniziativa HIPC per la riduzione del debito, lanciata ormai tre anni fa al G8 di Colonia. Negli ultimi mesi le cose sono peggiorate: anche gli Stati che avevano tratto qualche beneficio dalle parziali cancellazioni decise in passato si trovano a fare i conti con il rallentamento dell’economia mondiale, e avrebbero quindi bisogno di un ulteriore aiuto. In più sono pronti a partecipare al programma altri Paesi, come ad esempio il Congo, realtà africana assai rilevante finora esclusa dai "condoni" perché coinvolta in situazioni di guerra. Per fare fronte alle nuove necessità i sette Grandi si sono impegnati a rendere disponibili ulteriori risorse, fino a un massimo di un miliardo di dollari. E hanno deciso di riservare una menzione particolare all’Italia per il lavoro fatto proprio sul fronte del debito.

Il Messaggero, 27 giugno 2002, Luca Cifoni

 

Berlusconi: "Se fossi Arafat mi farei da parte"

KANANASKIS - E' sempre la delicata situazione mediorientale ad occupare l'attenzione del G8 in Canada, i cui lavori si sono chiusi questa sera. Sul tavolo dei Grandi, George W. Bush, ha messo il piano per disinnescare il conflitto israelo- palestinese. Un piano che passa per l'uscita di scena di Yasser Arafat e per l'arrivo di nuovi vertici al comando dell'Anp. Un piano accolto favorevolmente e che permette a Bush di esternare tutta la sua soddisfazione. "Molti leaders europei capiscono - dice Bush - che c'è bisogno di un cambiamento, se si vuole fare avanzare il processo di pace in Medio Oriente". Il presidente americano poi ha oggi ripetuto l'invito agli uomini d'affari ad essere "trasparenti e onesti" nei loro comportamenti, riferendosi al nuovo scandalo della "Corporate America", l'affare WorldCom (il secondo operatore telefonico amerciano, denunciato per una frode da 4 miliardi di dollari).

Una prima reazione positiva alle parole del presidente americano arriva dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Se fossi Arafat - dice il premier - farei un grande gesto che lo consacrerebbe definitivamente alla storia come l'uomo che ha fatto tutto per il suo Paese". Il premier poi pronuncia parole dure nei confronti dell'Anp. "Ci sono sospetti che sono più che sospetti del suo ricorso a movimenti terroristici o a pratiche di corruzione" spiega il premier.

Berlusconi poi ha puntato l'attenzione sui temi economici, prevedendo, nella maggioranza dei paesi del G8, una crescita economica nel 2003 che potrebbe essere superiore al tre per cento. "Da un prolungato giro di tavolo si è ricavato un atteggiamento positivo e un ottimismo da parte di tutti, nessuno escluso, compreso il premier giapponese Junichiro Koizumi - dice Berlusconi - I motivi addotti sono la sostanziale forza di base delle singole economie e delle singole industrie e questo ha portato tutti a guardare al 2003 come a un anno di sviluppo accelerato, uno sviluppo anche superiore al 3 per cento nella maggior parte dei Paesi".

La Repubblica (27 giugno 2002)

 

 

 

 

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