Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

Viaggi nel mondo

 

Segnala questo sito ai tuoi amici!
clicca qui
 

 


27/06/2002

I numeri del G8 in Canada

6,5 chilometri: il raggio della zona inaccessibile intorno al villaggio di Kananaskis;

8000 uomini: sono i poliziotti e i militari mobilitati per il vertice; fra loro, le leggendarie Giubbe Rosse;

70 milioni di dollari: il costo affrontato dal governo canadese per proteggere i Grandi;

30 chilometri: il raggio dell’area sulla quale è vietato il sorvolo e che viene controllata dai caccia F-18, dal sistema di difesa antiarea con lanciamissili e dai Super-commandos Jft-2;

12 elicotteri d’attacco: di tipo Ch-146 sono pronti a intervenire in caso di necessità;

24 persone: è il numero massimo dei componenti per ogni delegazione.

 

Vertice G-8 sulle Montagne Rocciose

CALGARY - «Non sarà Bush a dettare l’agenda del vertice». Il premier canadese Chrétien nei giorni scorsi ha fatto di tutto per evitare che l’assise degli otto potenti della terra a Kananaskis, sulle montagne Rocciose, si trasformi in una due giorni dedicata quasi esclusivamente al terrorismo. Africa e sostegno ai paesi in via di sviluppo dovrebbero essere i punti centrali dell’incontro ribaditi ieri l’altro dallo stesso premier canadese ad Ottawa incontrando il cancelliere tedesco Schroeder. L’agenda del G8 rischia però invece di essere stravolta dal piano illustrato da George Bush per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. La mattinata di giovedì, che secondo i programmi dovrebbe essere esclusivamente dedicata all’Africa, potrebbe essere oscurata del tutto da quella che per gli americani è l’emergenza numero uno: la lotta al terrorismo.


Peraltro la delegazione italiana, guidata da Silvio Berlusconi con Paolo Bonaiuti, Gianni Castellaneta e Alberto Michelini, arriva al summit canadese con una lunga serie di proposte per i Paesi in via di sviluppo che nella sostanza seguono la filosofia che al G8 di Genova ispirò la decisione, su proposta italiana, di aumentare gli stanziamenti per la lotta contro l’Aids. La freddezza mostrata dagli Stati Uniti su questi temi, ribadita anche di recente in occasione del summit della Fao, necessariamente si scontrerà con l’intenzione dei leader europei, Chirac in testa, di legare la lotta globale al terrorismo ad una politica di sostegno per i paesi più poveri. In sostanza è la stessa filosofia che il presidente del Consiglio italiano suggerisce quando alle terapie per superare la crisi in Medio Oriente associa un piano Marshall per la Palestina.


Dopo settimane di immobilismo, il piano degli Stati Uniti per il Medio Oriente è stato ieri salutato con più di una soddisfazione da tutti i leader europei, ma saranno decisive la prossime dodici ore di summit qui in Canada per capire dallo stesso George Bush alcuni passaggi del progetto ancora poco chiari. Ieri, prima di partire per Kananaskis, Silvio Berlusconi ha "vistato" una nota della Farnesina nella quale si esprime «plauso» per la volontà di Bush di impegnarsi per rilanciare il processo di pace, ma al tempo stesso si sottolinea come «soltanto i palestinesi potranno scegliersi i propri dirigenti». Nelle trentasei ore di summit in una delle località più impervie ed isolate del Canada, è quindi facile immaginare che il presidente francese Chirac, il primo ministro inglese Blair, il cancelliere Schroeder e il russo Putin chiederanno a Bush conto della sua proposta e soprattutto fino a che punto l’uscita di scena di Arafat è centrale nell’attuazione del piano. Tanto più farà Berlusconi vista la sua intenzione di recarsi il 7 e l’8 luglio a Gerusalemme e in Egitto.


Il "modello universale per la digitalizzazione e l’informatizzazione dello Stato" da offrire a tutti i paesi che vogliono ricevere aiuti. La proposta di "de-tax" per reperire dall’acquisto di beni di consumo fondi da destinare a singoli progetti da realizzare nei paesi in via di sviluppo. L’impegno ad elevare dallo 0,39% allo 0,70% (e magari sino all’1%) la percentuale di prodotto interno lordo da destinare agli aiuti per lo sviluppo, sono tutti i punti che l’Italia porterà al summit degli otto grandi che si apre oggi nell’elegante baita sulle Montagne Rocciose nel Delta Lodge di Kananaskis alla presenza dei presidenti di Tunisia, Mozambico e Nigeria. L’impegno preso con Jacques Diouf al termine del vertice della Fao che si è tenuto di recente a Roma, obbligherà ancor più Berlusconi a farsi voce delle attese di quella parte di mondo che ha sempre meno accesso alle potenzialità e alle ricchezze del pianeta.

Il messaggero, 26 giugno 2002, Marco Conti

 

Caccia al G8 sui monti del Canada

I no-global, nella città di Calgary, a cento chilometri dalla sede del vertice, hanno già cominciato i lavori del controvertice, il G6B (Group of six billion, in onore dei sei miliardi di abitanti del pianeta). Sono attese 15-20 mila persone per protestare contro gli Otto Grandi della Terra ma la scommessa, questa volta, non è quanti saranno i manifestanti ma quanti di loro riusciranno ad avvicinarsi il più possibile a Kananaskis e all’interno della zona interdetta alle proteste.

Gli anti-G8 hanno insistito sulla loro volontà di mantenere pacifica la loro presenza a Calgary, ma la tensione è sopra il livello di guardia. Dopo aver reso inaccessibile Kananaskis ed aver disposto migliaia di agenti delle Giubbe Rosse e militari a difesa del G8, negli ultimi giorni hanno aumentato le protezioni nella città che sarà il centro nevralgico del vertice e il punto di raccolta per i media mondiali, mentre i premier discuteranno nel piccolo villaggio di montagna.

Nel fine settimana la polizia ha cominciato a delimitare con barriere di cemento alte un metro l'area più a rischio nel centro di Calgary, motivando la decisione con la necessità di prevenire attacchi con autobombe. Gli anti-G8 hanno però letto la mossa come un modo per limitare i loro movimenti e le manifestazioni di piazza. I rapporti sono sempre più tesi tra i promotori delle proteste e i responsabili della sicurezza. “Ogni tipo di barriera - ha avvertito Sarah Kerr, una dei portavoce del mondo dei no-global - anche quelle alte solo un metro, finisce con il diventare un punto di attrazione per la frustrazione della gente”.

Senza dubbio, le autorità canadesi si sono guardati i filmati degli scontri dello scorso anno a Genova. Il ricordo della città messa a ferro e fuoco dai black bloc e degli scontri tra no-global e polizia nel corso dei quali morì il giovane Carlo Giuliani è ancora vivo nella memoria dei partecipanti al vertice. La sindrome di Genova si è impossessata dei timori degli 870 mila abitanti della città di Calgary: le tv locali, impietose, continuano a mostrarle come un monito.

Per adesso, il debutto degli anti-G8 è stato un festoso carnevale di pacifiche provocazioni, con non più di 2.500 persone in piazza e un'atmosfera priva di tensioni. Per ora ha vinto l'ironia, con otto attivisti in divisa da calcio travestiti con le maschere degli otto capi di Stato e di governo, che si sono visti mostrare un “cartellino rosso” da una donna-arbitro di colore, a nome dell'Africa “sfruttata e dimenticata”. “Il pericolo non siamo noi - assicura un'attivista locale - ormai sappiamo che la polizia agisce anche di fronte a nessuna provocazione. Conosciamo i rischi che corriamo, ma cercheremo di stare calmi e uniti”. E di arrivare a Kananaskis: missione impossibile?

L'espresso 26/06/2002, Andrea Benvenuti

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco