Vertice
G-8
sulle
Montagne
Rocciose
CALGARY
-
«Non
sarà
Bush
a
dettare
l’agenda
del
vertice».
Il
premier
canadese
Chrétien
nei
giorni
scorsi
ha
fatto
di
tutto
per
evitare
che
l’assise
degli
otto
potenti
della
terra
a
Kananaskis,
sulle
montagne
Rocciose,
si
trasformi
in
una
due
giorni
dedicata
quasi
esclusivamente
al
terrorismo.
Africa
e
sostegno
ai
paesi
in
via
di
sviluppo
dovrebbero
essere
i
punti
centrali
dell’incontro
ribaditi
ieri
l’altro
dallo
stesso
premier
canadese
ad
Ottawa
incontrando
il
cancelliere
tedesco
Schroeder.
L’agenda
del
G8
rischia
però
invece
di
essere
stravolta
dal
piano
illustrato
da
George
Bush
per
la
soluzione
del
conflitto
israelo-palestinese.
La
mattinata
di
giovedì,
che
secondo
i
programmi
dovrebbe
essere
esclusivamente
dedicata
all’Africa,
potrebbe
essere
oscurata
del
tutto
da
quella
che
per
gli
americani
è
l’emergenza
numero
uno:
la
lotta
al
terrorismo.
Peraltro
la
delegazione
italiana,
guidata
da
Silvio
Berlusconi
con
Paolo
Bonaiuti,
Gianni
Castellaneta
e
Alberto
Michelini,
arriva
al
summit
canadese
con
una
lunga
serie
di
proposte
per
i
Paesi
in
via
di
sviluppo
che
nella
sostanza
seguono
la
filosofia
che
al
G8
di
Genova
ispirò
la
decisione,
su
proposta
italiana,
di
aumentare
gli
stanziamenti
per
la
lotta
contro
l’Aids.
La
freddezza
mostrata
dagli
Stati
Uniti
su
questi
temi,
ribadita
anche
di
recente
in
occasione
del
summit
della
Fao,
necessariamente
si
scontrerà
con
l’intenzione
dei
leader
europei,
Chirac
in
testa,
di
legare
la
lotta
globale
al
terrorismo
ad
una
politica
di
sostegno
per
i
paesi
più
poveri.
In
sostanza
è
la
stessa
filosofia
che
il
presidente
del
Consiglio
italiano
suggerisce
quando
alle
terapie
per
superare
la
crisi
in
Medio
Oriente
associa
un
piano
Marshall
per
la
Palestina.
Dopo
settimane
di
immobilismo,
il
piano
degli
Stati
Uniti
per
il
Medio
Oriente
è
stato
ieri
salutato
con
più
di
una
soddisfazione
da
tutti
i
leader
europei,
ma
saranno
decisive
la
prossime
dodici
ore
di
summit
qui
in
Canada
per
capire
dallo
stesso
George
Bush
alcuni
passaggi
del
progetto
ancora
poco
chiari.
Ieri,
prima
di
partire
per
Kananaskis,
Silvio
Berlusconi
ha
"vistato"
una
nota
della
Farnesina
nella
quale
si
esprime
«plauso»
per
la
volontà
di
Bush
di
impegnarsi
per
rilanciare
il
processo
di
pace,
ma
al
tempo
stesso
si
sottolinea
come
«soltanto
i
palestinesi
potranno
scegliersi
i
propri
dirigenti».
Nelle
trentasei
ore
di
summit
in
una
delle
località
più
impervie
ed
isolate
del
Canada,
è
quindi
facile
immaginare
che
il
presidente
francese
Chirac,
il
primo
ministro
inglese
Blair,
il
cancelliere
Schroeder
e
il
russo
Putin
chiederanno
a
Bush
conto
della
sua
proposta
e
soprattutto
fino
a
che
punto
l’uscita
di
scena
di
Arafat
è
centrale
nell’attuazione
del
piano.
Tanto
più
farà
Berlusconi
vista
la
sua
intenzione
di
recarsi
il
7
e
l’8
luglio
a
Gerusalemme
e
in
Egitto.
Il
"modello
universale
per
la
digitalizzazione
e
l’informatizzazione
dello
Stato"
da
offrire
a
tutti
i
paesi
che
vogliono
ricevere
aiuti.
La
proposta
di
"de-tax"
per
reperire
dall’acquisto
di
beni
di
consumo
fondi
da
destinare
a
singoli
progetti
da
realizzare
nei
paesi
in
via
di
sviluppo.
L’impegno
ad
elevare
dallo
0,39%
allo
0,70%
(e
magari
sino
all’1%)
la
percentuale
di
prodotto
interno
lordo
da
destinare
agli
aiuti
per
lo
sviluppo,
sono
tutti
i
punti
che
l’Italia
porterà
al
summit
degli
otto
grandi
che
si
apre
oggi
nell’elegante
baita
sulle
Montagne
Rocciose
nel
Delta
Lodge
di
Kananaskis
alla
presenza
dei
presidenti
di
Tunisia,
Mozambico
e
Nigeria.
L’impegno
preso
con
Jacques
Diouf
al
termine
del
vertice
della
Fao
che
si
è
tenuto
di
recente
a
Roma,
obbligherà
ancor
più
Berlusconi
a
farsi
voce
delle
attese
di
quella
parte
di
mondo
che
ha
sempre
meno
accesso
alle
potenzialità
e
alle
ricchezze
del
pianeta.
Il
messaggero,
26
giugno
2002,
Marco
Conti
Caccia
al
G8
sui
monti
del
Canada
|
I
no-global,
nella
città
di
Calgary,
a
cento
chilometri
dalla
sede
del
vertice,
hanno
già
cominciato
i
lavori
del
controvertice,
il
G6B
(Group
of
six
billion,
in
onore
dei
sei
miliardi
di
abitanti
del
pianeta).
Sono
attese
15-20
mila
persone
per
protestare
contro
gli
Otto
Grandi
della
Terra
ma
la
scommessa,
questa
volta,
non
è
quanti
saranno
i
manifestanti
ma
quanti
di
loro
riusciranno
ad
avvicinarsi
il
più
possibile
a
Kananaskis
e
all’interno
della
zona
interdetta
alle
proteste. |

|
Gli
anti-G8
hanno
insistito
sulla
loro
volontà
di
mantenere
pacifica
la
loro
presenza
a
Calgary,
ma
la
tensione
è
sopra
il
livello
di
guardia.
Dopo
aver
reso
inaccessibile
Kananaskis
ed
aver
disposto
migliaia
di
agenti
delle
Giubbe
Rosse
e
militari
a
difesa
del
G8,
negli
ultimi
giorni
hanno
aumentato
le
protezioni
nella
città
che
sarà
il
centro
nevralgico
del
vertice
e
il
punto
di
raccolta
per
i
media
mondiali,
mentre
i
premier
discuteranno
nel
piccolo
villaggio
di
montagna.
Nel
fine
settimana
la
polizia
ha
cominciato
a
delimitare
con
barriere
di
cemento
alte
un
metro
l'area
più
a
rischio
nel
centro
di
Calgary,
motivando
la
decisione
con
la
necessità
di
prevenire
attacchi
con
autobombe.
Gli
anti-G8
hanno
però
letto
la
mossa
come
un
modo
per
limitare
i
loro
movimenti
e
le
manifestazioni
di
piazza.
I
rapporti
sono
sempre
più
tesi
tra
i
promotori
delle
proteste
e
i
responsabili
della
sicurezza.
“Ogni
tipo
di
barriera
-
ha
avvertito
Sarah
Kerr,
una
dei
portavoce
del
mondo
dei
no-global
-
anche
quelle
alte
solo
un
metro,
finisce
con
il
diventare
un
punto
di
attrazione
per
la
frustrazione
della
gente”.
Senza
dubbio,
le
autorità
canadesi
si
sono
guardati
i
filmati
degli
scontri
dello
scorso
anno
a
Genova.
Il
ricordo
della
città
messa
a
ferro
e
fuoco
dai
black
bloc
e
degli
scontri
tra
no-global
e
polizia
nel
corso
dei
quali
morì
il
giovane
Carlo
Giuliani
è
ancora
vivo
nella
memoria
dei
partecipanti
al
vertice.
La
sindrome
di
Genova
si
è
impossessata
dei
timori
degli
870
mila
abitanti
della
città
di
Calgary:
le
tv
locali,
impietose,
continuano
a
mostrarle
come
un
monito.
Per
adesso,
il
debutto
degli
anti-G8
è
stato
un
festoso
carnevale
di
pacifiche
provocazioni,
con
non
più
di
2.500
persone
in
piazza
e
un'atmosfera
priva
di
tensioni.
Per
ora
ha
vinto
l'ironia,
con
otto
attivisti
in
divisa
da
calcio
travestiti
con
le
maschere
degli
otto
capi
di
Stato
e
di
governo,
che
si
sono
visti
mostrare
un
“cartellino
rosso”
da
una
donna-arbitro
di
colore,
a
nome
dell'Africa
“sfruttata
e
dimenticata”.
“Il
pericolo
non
siamo
noi
-
assicura
un'attivista
locale
-
ormai
sappiamo
che
la
polizia
agisce
anche
di
fronte
a
nessuna
provocazione.
Conosciamo
i
rischi
che
corriamo,
ma
cercheremo
di
stare
calmi
e
uniti”.
E
di
arrivare
a
Kananaskis:
missione
impossibile?
L'espresso
26/06/2002,
Andrea
Benvenuti
