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G8 DI EVIAN ( 01/06/2003 - 03/06/2003)

 

Il G8 previsto per i giorni 1-3 giugno nella città francese di Evian, sul lago di Ginevra, avrà almeno tre motivi di grave tensione che potrebbero comprometterne i risultati: la protesta anti-summit, il rischio di attentato da parte di Al Qaeda, le relazioni Usa-Francia. Secondo le stime più prudenti, una folla di 150.000-200-000 dimostranti (pacifisti, terzomondisti, anti-global, ecologisti...) si dovrebbe riversare nei centri abitati di Annemasse (dove si terrà il contro-evento " Summit For A Different World"), Losanna e Ginevra. Alcune stime prevedono fino a 250.000 persone.

Sul lago sarà concessa la navigazione solo ai battelli che trasporteranno i delegati da Ouchy (sobborgo di Losanna) a Evian. Il sorvolo è stato già bandito da alcuni giorni. I caccia militari frandesi e svizzeri saranno in stato di allerta 24 ore su 24. Aerei non pilotati francesi dotati di sensori e telecamere sorveglieranno dall'alto le manifestazioni che si terranno nelle città vicine. Già da alcuni giorni si stanno svolgendo esercitazioni di decollo, sorveglianza e atterraggio dal vicino aeroporto di Annecy. Ma naturalmente le autorità militari francesi non forniscono dettagli sull'impiego degli aerei spia.

Gli organizzatori, che hanno previsto lo schieramento di 15.000 agenti di polizia e militari, dichiarano di non ritenere che le manifestazioni possano degenerare in atti di violenza, ma hanno tenuto bene presenti le lessons learned delle forze di polizia italiane al G8 di Genova. Intanto, mentre la Francia (in deroga al trattato di Shengen) ha deciso di ripristinare i controlli alle frontiere, gli alberghi delle città rivierasche che non saranno occupati dai delegati chiedono un rafforzamento della vigilanza. Alcuni preferiscono chiudere e inviare il personale in ferie.

Sul fronte del terrorismo internazionale Al Qaeda potrebbe cercare di non perdere l'occasione per mettere in atto una clamorosa dimostrazione di violenza. L'elevato livello di vigilanza però farebbe escludere la possibilità di un attentato nell'area del lago di Ginevra, anche in considerazione del fatto che proprio in occasione degli ultimi attentati Al Qaeda ha dimostrato di preferire obiettivi e modalità di attacco "facili". Il coordinamento e controllo non manca al vertice terroristico, ma sembra avere perduto la capacità di organizzazione dimostrata in occasione degli attentati dell'11 settembre 2001.

Le pessime relazioni Usa-Francia potrebbero assorbire molta energia e distrarre i capi di Stato e di Governo dagli obiettivi del summit. Il ministro degli affari esteri Dominique de Villepin ha detto di recente che le relazioni tra Francia e Stati Uniti sono eccellenti, ma sembra che l'opinione del presidente Chirac sia completamente diversa. In occasione di una intervista a Financial Times infatti ha detto: "Una guerra che manca di leggittimità non l'acquista solo perché è stata vinta".

Una autentica provocazione al presidente Bush, il quale però ha già risposto in anticipo emanando direttive per ridurre al minimo la partecipazione istituzionale degli Stati Uniti al prossimo Air Show parigino del mese di giugno. Anche le grandi compagnie si dovrebbero adeguare a questo orientamento. Per ora si sa di certo che sull'aeroporto di Le Bourget, che ospiterà la manifestazione, non ci saranno dimostrazioni di volo di aerei americani. 

France News, Giovanni Bernardi, 28 maggio 2003

HA AVUTO INIZIO OGGI (1 GIUGNO) A EVIAN IN FRANCIA IL VERTICE DEI PAESI PIU’ RICCHI DEL MONDO

 

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I capi di stato e di governo, uno dopo l’altro sono arrivati in mattinata ad Evian. Accolti dal presidente di turno dal G8, il francese Jacques Chirac, partecipano in questo momento ad un pranzo di lavoro del summit allargato ai paesi africani del Nepad, ma anche dall’Asia e dall’America latina. I temi del giorno sono strettamente legati allo sviluppo sostenibile, e quindi si parla dell’accesso per tutti all’acqua potabile, alle cure per le malattie infettive, e si parla anche della riduzione del debito estero. L’assemblea dei 23 dirigenti del mondo, delle Nazioni Unite e delle istituzioni finanziarie internazionali costituisce una novità senza precedenti per il G8, forse come risultato delle pressioni esercitate ormai da tempo dalle organizzazioni no global che si riuniscono parallelamente ad ogni summit dei paesi più ricchi del mondo, o forse anche perché l’economie mondiale è oggi in una fase difficile per non dire di recessione, ed è quindi arrivato il momento di rivedere il modo di portare avanti la globalizzazione, cercando di farne arrivare i benefici anche ai paesi poveri oggi quasi totalmente esclusi da questo inarrestabile processo. Su questo particolare aspetto, ascoltiamo Fiorella Favino, universitaria del gruppo di ricerca sul G8 … 

R. - Io penso che sia giunto il momento di affrontare in maniera più globale i problemi che sono globali. Ciò non toglie però che gli incontri con i Paesi ospiti, non membri, sono degli appuntamenti al latere del meeting. Il meeting continua ad essere un incontro tra gli 8 Paesi maggiormente industrializzati. Quindi, non bisogna confondere i due momenti.

D. – D’accordo, però il fatto stesso che questo incontro abbia luogo in concomitanza con il G8 è un segnale … 

R. – Certo, un segnale anche forte, di attenzione non soltanto a questioni di determinate aree geografiche, ma a questioni che non erano nell’agenda originale del vertice al momento della sua fondazione: problemi ambientali, problemi del sottosviluppo. Sono temi che sono entrati a far parte dell’agenda del vertice nel tempo. 

D. – Cosa ci si deve aspettare da un vertice come quello di Evian?  

R. – Niente di immediatamente applicabile. Si discute, ci sono dei punti di accordo, delle linee guida di quello che sarà poi l’azione internazionale dei singoli Paesi. 

D. – Ormai è diventata una abitudine: il G8 da una parte e le Ong o no global dall’altra parte con dibattiti, incontri, manifestazioni, purtroppo anche violenza. Anche questo incontri, summit, hanno in qualche modo contribuito all’evoluzione del G8? 

R. – Sicuramente sì. Negli ultimi anni penso che la svolta sia stata decisiva. Il problema dei Paesi altamente indebitati è un problema che è entrato nell’agenda su pressione, da un lato delle organizzazioni non governative, e dall’altro della presenza dei leader di questi stessi Paesi nella stessa sede del Summit. C’è comunque un’attenzione a quello che accade all’esterno. 

Questa sera, dopo la sessione di lavoro allargato, lasceranno la cittadina di Evian i Paesi non membri del G8, e domani inizierà il vero G8, il summit della riconciliazione tra i 4 paesi favorevoli alla guerra in Irak ed i 4 paesi opposti. Ritrovare una certa unità appare essenziale per il rilancio dell’economia mondiale.

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          A margine del G8, i numerosi disordini scoppiati in molte delle località che attorniano la sede del vertice hanno costretto le Forze dell’ordine ad intervenire ripetutamente per porre fine alle violenze e ai vandalismi. Ieri sera, militanti no global, coperti da cappucci, hanno distrutto vetrine, incendiato e saccheggiato negozi e lanciato molotov contro il Gran Teatro di Ginevra. Il centro della città svizzera si è trasformato in un campo di battaglia, messo a ferro e fuoco dai cosiddetti “alter-mondialisti”, concentratisi in parte sulla costa svizzera del lago (Ginevra e Losanna) e in parte ad Annemasse, una città francese di sessantamila abitanti ad una quarantina di chilometri dall'epicentro del summit. E proprio mentre a Ginevra e Annemasse si svolgeva stamani la manifestazione transfrontaliera contro il G8, a Losanna la polizia ha dovuto fronteggiare un migliaio di manifestanti, molti dei quali sospettati di aver provocato in precedenza gravi danni in città. Infine, la polizia del Cantone svizzero di Vaud ha riferito della caduta da un ponte, avvenuta poche ore fa, di un manifestante che partecipava, insieme ad altri militanti, ad un'operazione di protesta per bloccare il transito delle delegazioni del G8 sull' autostrada Ginevra-Losanna.

DALLA "24 ORE NEL MONDO" DEL RADIOGIORNALE DELLE ORE 14 DELLA RADIO VATICANA DEL 4 GIUGNO 2003

Nel processo di pace in Medio Oriente dovranno essere inclusi anche Libano e Siria, e corale dovrà essere anche la ricostruzione in Iraq, dove occorrono “stabilità e democrazia”. Lo afferma il documento finale del G8, che si è concluso questa mattina ad Evian, nella Francia meridionale. I Grandi hanno anche accettato la proposta di creare un Gruppo di azione contro il terrorismo – che dovrà bloccare i finanziamenti ai gruppi estremisti – e si sono detti fiduciosi nel potenziale di crescita delle proprie economie. Preoccupazione, invece, per la situazione in Zimbabwe, al cui governo il G8 chiede di “rispettare la libertà di manifestare”. Ma per un bilancio del vertice, sentiamo il nostro inviato, Jean-Charles Putzolu:

 

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È la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: questo vertice del G8 si chiude con una vittoria e una sconfitta. La star indiscussa di Evian, in questi giorni, è stata l’americano Bush. Arrivato domenica in veste di “cattivo guerrigliere preventivo”, è ripartito ieri da “buono”, incoraggiato dai suoi partner, per andare ad implorare la pace in Medio Oriente. Con la sua missione, la diplomazia americana ha realizzato una enorme operazione di bonifica, e le apparenze sono salve. Per questo, il summit è anche un mezzo successo di Chirac, che si è riconciliato con l’altra sponda dell’Atlantico. Ma il grado di riconciliazione non è quello desiderato: le divisioni rimangono, ha ammesso Chirac, aggiungendo che “Bush da solo può fare la guerra, ma non la pace”. Andandosene via prima della fine dei lavori – anche se “per una buona causa”, come ha detto Chirac – il capo della Casa Bianca ha tolto buona parte del suo credito al G8. Altra prova di credibilità ridotta: gli analisti di mercato sono convinti che gli Stati Uniti proseguiranno la politica del dollaro debole, mentre Washington ha assicurato il contrario. Il modo in cui si chiude il vertice non è quindi di buon auspicio per i Paesi emergenti, ricevuti domenica: se prosegue questa tendenza, c’è molto da temere per la realizzazione delle promesse. Se infatti i Paesi ricchi non riusciranno a rilanciare l’economia, gli aiuti pubblici per lo sviluppo subiranno sicuramente tagli drastici.

 

Da Evian, Jean Charles Putzolu, per la Radio Vaticana.

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