Il
G8
previsto
per
i
giorni
1-3
giugno
nella
città
francese
di
Evian,
sul
lago
di
Ginevra,
avrà
almeno
tre
motivi
di
grave
tensione
che
potrebbero
comprometterne
i
risultati:
la
protesta
anti-summit,
il
rischio
di
attentato
da
parte
di
Al
Qaeda,
le
relazioni
Usa-Francia.
Secondo
le
stime
più
prudenti,
una
folla
di
150.000-200-000
dimostranti
(pacifisti,
terzomondisti, anti-global,
ecologisti...)
si
dovrebbe
riversare
nei
centri
abitati
di
Annemasse
(dove
si
terrà
il
contro-evento
"
Summit
For
A
Different
World"),
Losanna
e
Ginevra.
Alcune
stime
prevedono
fino
a
250.000
persone.
Sul
lago
sarà
concessa
la
navigazione
solo
ai
battelli
che
trasporteranno
i
delegati
da
Ouchy
(sobborgo
di
Losanna)
a
Evian.
Il
sorvolo
è
stato
già
bandito
da
alcuni
giorni.
I
caccia
militari
frandesi
e
svizzeri
saranno
in
stato
di
allerta
24
ore
su
24.
Aerei
non
pilotati
francesi
dotati
di
sensori
e
telecamere
sorveglieranno
dall'alto
le
manifestazioni
che
si
terranno
nelle
città
vicine.
Già
da
alcuni
giorni
si
stanno
svolgendo
esercitazioni
di
decollo,
sorveglianza
e
atterraggio
dal
vicino
aeroporto
di
Annecy.
Ma
naturalmente
le
autorità
militari
francesi
non
forniscono
dettagli
sull'impiego
degli
aerei
spia.
Gli
organizzatori,
che
hanno
previsto
lo
schieramento
di
15.000
agenti
di
polizia
e
militari,
dichiarano
di
non
ritenere
che
le
manifestazioni
possano
degenerare
in
atti
di
violenza,
ma
hanno
tenuto
bene
presenti
le
lessons
learned
delle
forze
di
polizia
italiane
al
G8
di
Genova.
Intanto,
mentre
la
Francia
(in
deroga
al
trattato
di
Shengen)
ha
deciso
di
ripristinare
i
controlli
alle
frontiere,
gli
alberghi
delle
città
rivierasche
che
non
saranno
occupati
dai
delegati
chiedono
un
rafforzamento
della
vigilanza.
Alcuni
preferiscono
chiudere
e
inviare
il
personale
in
ferie.
Sul
fronte
del
terrorismo
internazionale
Al
Qaeda
potrebbe
cercare
di
non
perdere
l'occasione
per
mettere
in
atto
una
clamorosa
dimostrazione
di
violenza.
L'elevato
livello
di
vigilanza
però
farebbe
escludere
la
possibilità
di
un
attentato
nell'area
del
lago
di
Ginevra,
anche
in
considerazione
del
fatto
che
proprio
in
occasione
degli
ultimi
attentati
Al
Qaeda
ha
dimostrato
di
preferire
obiettivi
e
modalità
di
attacco
"facili".
Il
coordinamento
e
controllo
non
manca
al
vertice
terroristico,
ma
sembra
avere
perduto
la
capacità
di
organizzazione
dimostrata
in
occasione
degli
attentati
dell'11
settembre
2001.
Le
pessime
relazioni
Usa-Francia
potrebbero
assorbire
molta
energia
e
distrarre
i
capi
di
Stato
e
di
Governo
dagli
obiettivi
del
summit.
Il
ministro
degli
affari
esteri
Dominique
de
Villepin
ha
detto
di
recente
che
le
relazioni
tra
Francia
e
Stati
Uniti
sono
eccellenti,
ma
sembra
che
l'opinione
del
presidente
Chirac
sia
completamente
diversa.
In
occasione
di
una
intervista
a
Financial
Times
infatti
ha
detto:
"Una
guerra
che
manca
di
leggittimità
non
l'acquista
solo
perché
è
stata
vinta".
Una
autentica
provocazione
al
presidente
Bush,
il
quale
però
ha
già
risposto
in
anticipo
emanando
direttive
per
ridurre
al
minimo
la
partecipazione
istituzionale
degli
Stati
Uniti
al
prossimo
Air
Show
parigino
del
mese
di
giugno.
Anche
le
grandi
compagnie
si
dovrebbero
adeguare
a
questo
orientamento.
Per
ora
si
sa
di
certo
che
sull'aeroporto
di
Le
Bourget,
che
ospiterà
la
manifestazione,
non
ci
saranno
dimostrazioni
di
volo
di
aerei
americani.
France
News,
Giovanni
Bernardi,
28
maggio
2003
HA
AVUTO
INIZIO
OGGI
(1
GIUGNO)
A
EVIAN
IN
FRANCIA
IL
VERTICE
DEI
PAESI
PIU’
RICCHI
DEL
MONDO
**********
I
capi
di
stato
e
di
governo,
uno
dopo
l’altro
sono
arrivati
in
mattinata
ad
Evian.
Accolti
dal
presidente
di
turno
dal
G8,
il
francese
Jacques
Chirac,
partecipano
in
questo
momento
ad
un
pranzo
di
lavoro
del
summit
allargato
ai
paesi
africani
del
Nepad,
ma
anche
dall’Asia
e
dall’America
latina.
I
temi
del
giorno
sono
strettamente
legati
allo
sviluppo
sostenibile,
e
quindi
si
parla
dell’accesso
per
tutti
all’acqua
potabile,
alle
cure
per
le
malattie
infettive,
e
si
parla
anche
della
riduzione
del
debito
estero.
L’assemblea
dei
23
dirigenti
del
mondo,
delle
Nazioni
Unite
e
delle
istituzioni
finanziarie
internazionali
costituisce
una
novità
senza
precedenti
per
il
G8,
forse
come
risultato
delle
pressioni
esercitate
ormai
da
tempo
dalle
organizzazioni
no
global
che
si
riuniscono
parallelamente
ad
ogni
summit
dei
paesi
più
ricchi
del
mondo,
o
forse
anche
perché
l’economie
mondiale
è
oggi
in
una
fase
difficile
per
non
dire
di
recessione,
ed
è
quindi
arrivato
il
momento
di
rivedere
il
modo
di
portare
avanti
la
globalizzazione,
cercando
di
farne
arrivare
i
benefici
anche
ai
paesi
poveri
oggi
quasi
totalmente
esclusi
da
questo
inarrestabile
processo.
Su
questo
particolare
aspetto,
ascoltiamo
Fiorella
Favino,
universitaria
del
gruppo
di
ricerca
sul
G8
…
R.
-
Io
penso
che
sia
giunto
il
momento
di
affrontare
in
maniera
più
globale
i
problemi
che
sono
globali.
Ciò
non
toglie
però
che
gli
incontri
con
i
Paesi
ospiti,
non
membri,
sono
degli
appuntamenti
al
latere
del
meeting.
Il
meeting
continua
ad
essere
un
incontro
tra
gli
8
Paesi
maggiormente
industrializzati.
Quindi,
non
bisogna
confondere
i
due
momenti.
D.
–
D’accordo,
però
il
fatto
stesso
che
questo
incontro
abbia
luogo
in
concomitanza
con
il
G8
è
un
segnale
…
R.
–
Certo,
un
segnale
anche
forte,
di
attenzione
non
soltanto
a
questioni
di
determinate
aree
geografiche,
ma
a
questioni
che
non
erano
nell’agenda
originale
del
vertice
al
momento
della
sua
fondazione:
problemi
ambientali,
problemi
del
sottosviluppo.
Sono
temi
che
sono
entrati
a
far
parte
dell’agenda
del
vertice
nel
tempo.
D.
–
Cosa
ci
si
deve
aspettare
da
un
vertice
come
quello
di
Evian?
R.
–
Niente
di
immediatamente
applicabile.
Si
discute,
ci
sono
dei
punti
di
accordo,
delle
linee
guida
di
quello
che
sarà
poi
l’azione
internazionale
dei
singoli
Paesi.
D.
–
Ormai
è
diventata
una
abitudine:
il
G8
da
una
parte
e
le
Ong
o
no
global
dall’altra
parte
con
dibattiti,
incontri,
manifestazioni,
purtroppo
anche
violenza.
Anche
questo
incontri,
summit,
hanno
in
qualche
modo
contribuito
all’evoluzione
del
G8?
R.
–
Sicuramente
sì.
Negli
ultimi
anni
penso
che
la
svolta
sia
stata
decisiva.
Il
problema
dei
Paesi
altamente
indebitati
è
un
problema
che
è
entrato
nell’agenda
su
pressione,
da
un
lato
delle
organizzazioni
non
governative,
e
dall’altro
della
presenza
dei
leader
di
questi
stessi
Paesi
nella
stessa
sede
del
Summit.
C’è
comunque
un’attenzione
a
quello
che
accade
all’esterno.
Questa
sera,
dopo
la
sessione
di
lavoro
allargato,
lasceranno
la
cittadina
di
Evian
i
Paesi
non
membri
del
G8,
e
domani
inizierà
il
vero
G8,
il
summit
della
riconciliazione
tra
i
4
paesi
favorevoli
alla
guerra
in
Irak
ed
i
4
paesi
opposti.
Ritrovare
una
certa
unità
appare
essenziale
per
il
rilancio
dell’economia
mondiale.
**********
A
margine
del
G8,
i
numerosi
disordini
scoppiati
in
molte
delle
località
che
attorniano
la
sede
del
vertice
hanno
costretto
le
Forze
dell’ordine
ad
intervenire
ripetutamente
per
porre
fine
alle
violenze
e
ai
vandalismi.
Ieri
sera,
militanti
no
global,
coperti
da
cappucci,
hanno
distrutto
vetrine,
incendiato
e
saccheggiato
negozi
e
lanciato
molotov
contro
il
Gran
Teatro
di
Ginevra.
Il
centro
della
città
svizzera
si
è
trasformato
in
un
campo
di
battaglia,
messo
a
ferro
e
fuoco
dai
cosiddetti
“alter-mondialisti”,
concentratisi
in
parte
sulla
costa
svizzera
del
lago
(Ginevra
e
Losanna)
e
in
parte
ad
Annemasse,
una
città
francese
di
sessantamila
abitanti
ad
una
quarantina
di
chilometri
dall'epicentro
del
summit.
E
proprio
mentre
a
Ginevra
e
Annemasse
si
svolgeva
stamani
la
manifestazione
transfrontaliera
contro
il
G8,
a
Losanna
la
polizia
ha
dovuto
fronteggiare
un
migliaio
di
manifestanti,
molti
dei
quali
sospettati
di
aver
provocato
in
precedenza
gravi
danni
in
città.
Infine,
la
polizia
del
Cantone
svizzero
di
Vaud
ha
riferito
della
caduta
da
un
ponte,
avvenuta
poche
ore
fa,
di
un
manifestante
che
partecipava,
insieme
ad
altri
militanti,
ad
un'operazione
di
protesta
per
bloccare
il
transito
delle
delegazioni
del
G8
sull'
autostrada
Ginevra-Losanna.
DALLA
"24
ORE
NEL
MONDO"
DEL
RADIOGIORNALE
DELLE
ORE
14
DELLA
RADIO
VATICANA
DEL
4
GIUGNO
2003
Nel
processo
di
pace
in
Medio
Oriente
dovranno
essere
inclusi
anche
Libano
e
Siria,
e
corale
dovrà
essere
anche
la
ricostruzione
in
Iraq,
dove
occorrono
“stabilità
e
democrazia”.
Lo
afferma
il
documento
finale
del
G8,
che
si
è
concluso
questa
mattina
ad
Evian,
nella
Francia
meridionale.
I
Grandi
hanno
anche
accettato
la
proposta
di
creare
un
Gruppo
di
azione
contro
il
terrorismo
–
che
dovrà
bloccare
i
finanziamenti
ai
gruppi
estremisti
–
e
si
sono
detti
fiduciosi
nel
potenziale
di
crescita
delle
proprie
economie.
Preoccupazione,
invece,
per
la
situazione
in
Zimbabwe,
al
cui
governo
il
G8
chiede
di
“rispettare
la
libertà
di
manifestare”.
Ma
per
un
bilancio
del
vertice,
sentiamo
il
nostro
inviato,
Jean-Charles
Putzolu:
**********
È
la
solita
storia
del
bicchiere
mezzo
pieno
o
mezzo
vuoto:
questo
vertice
del
G8
si
chiude
con
una
vittoria
e
una
sconfitta.
La
star
indiscussa
di
Evian,
in
questi
giorni,
è
stata
l’americano
Bush.
Arrivato
domenica
in
veste
di
“cattivo
guerrigliere
preventivo”,
è
ripartito
ieri
da
“buono”,
incoraggiato
dai
suoi
partner,
per
andare
ad
implorare
la
pace
in
Medio
Oriente.
Con
la
sua
missione,
la
diplomazia
americana
ha
realizzato
una
enorme
operazione
di
bonifica,
e
le
apparenze
sono
salve.
Per
questo,
il
summit
è
anche
un
mezzo
successo
di
Chirac,
che
si
è
riconciliato
con
l’altra
sponda
dell’Atlantico.
Ma
il
grado
di
riconciliazione
non
è
quello
desiderato:
le
divisioni
rimangono,
ha
ammesso
Chirac,
aggiungendo
che
“Bush
da
solo
può
fare
la
guerra,
ma
non
la
pace”.
Andandosene
via
prima
della
fine
dei
lavori
–
anche
se
“per
una
buona
causa”,
come
ha
detto
Chirac
–
il
capo
della
Casa
Bianca
ha
tolto
buona
parte
del
suo
credito
al
G8.
Altra
prova
di
credibilità
ridotta:
gli
analisti
di
mercato
sono
convinti
che
gli
Stati
Uniti
proseguiranno
la
politica
del
dollaro
debole,
mentre
Washington
ha
assicurato
il
contrario.
Il
modo
in
cui
si
chiude
il
vertice
non
è
quindi
di
buon
auspicio
per
i
Paesi
emergenti,
ricevuti
domenica:
se
prosegue
questa
tendenza,
c’è
molto
da
temere
per
la
realizzazione
delle
promesse.
Se
infatti
i
Paesi
ricchi
non
riusciranno
a
rilanciare
l’economia,
gli
aiuti
pubblici
per
lo
sviluppo
subiranno
sicuramente
tagli
drastici.
Da
Evian,
Jean
Charles
Putzolu,
per
la
Radio
Vaticana.
**********