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ANGELUS (6 LUGLIO 2008)

Fonte, Radio Vaticana, 6 luglio 2008

Ascolta il servizio sull'Angelus

All’Angelus a Castel Gandolfo l’invito del Papa a tutta la Chiesa a sentirsi partecipe della prossima Giornata mondiale della Gioventù a Sydney. Il Santo Padre ha anche lanciato un appello alla solidarietà in vista del G8 di domani in Giappone

Il viaggio apostolico in programma dal 12 al 21 luglio in Australia e il vertice del G8 domani in Giappone sono stati i temi toccati da Benedetto XVI durante l’Angelus nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Il Papa ha affidato il viaggio in Australia e l’incontro dei giovani a Sydney alla materna protezione della Vergine Maria. Benedetto XVI ha anche rivolto una invocazione alla Madonna “affinché il periodo estivo possa offrire a tutti l'occasione di un tempo di riposo e di ricarica fisica e spirituale”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Il pensiero del Papa all’Angelus è andato al viaggio apostolico a Sydney, in Australia, dal 12 al 21 luglio prossimi, in occasione della Giornata mondiale della gioventù. La “Croce dei giovani” – ha detto il Santo Padre – a Sydney ancora una volta sarà “testimone silenziosa del patto di alleanza tra il Signore Gesù Cristo e le nuove generazioni”. Il 15 luglio è prevista la festa di accoglienza dei giovani, sabato 19 la grande veglia e domenica 20 la celebrazione eucaristica, momento culminante e conclusivo dell’evento.

“Invito tutta la Chiesa a sentirsi partecipe di questa nuova tappa del grande pellegrinaggio giovanile attraverso il mondo, iniziato nel 1985 dal Servo di Dio Giovanni Paolo II. La prossima Giornata Mondiale della Gioventù si preannuncia come una rinnovata Pentecoste: in effetti, già da un anno le comunità cristiane si preparano seguendo la traccia che ho indicato nel Messaggio sul tema Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.

E’ la promessa – ha aggiunto il Papa – che Gesù fece ai suoi discepoli dopo la risurrezione e che rimane sempre valida e attuale nella Chiesa: “lo Spirito Santo, atteso e accolto nella preghiera, infonde nei credenti la capacità di essere testimoni di Gesù e del suo Vangelo”.

“Soffiando nella vela della Chiesa, lo Spirito divino la spinge a ‘prendere il largo’ sempre di nuovo, di generazione in generazione, per recare a tutti la buona notizia dell’amore di Dio, pienamente rivelato in Cristo Gesù, morto e risorto per noi”.

Benedetto XVI ha poi ricordato che i primi gruppi di ragazzi e ragazze stanno ormai partendo dagli altri Continenti diretti in Australia:

“Sono certo che da ogni angolo della terra i cattolici si uniranno a me e ai giovani raccolti, come in un Cenacolo, a Sydney invocando intensamente lo Spirito Santo, affinché inondi i cuori di luce interiore, di amore per Dio e per i fratelli, di coraggiosa iniziativa nell’introdurre l’eterno messaggio di Gesù nella varietà delle lingue e delle culture”.

Dopo l’Angelus, il Santo Padre ha lanciato infine un accorato appello in vista del vertice del G8 che si aprirà domani in Giappone. L’auspicio del Papa è che “si realizzino gli impegni assunti nei precedenti appuntamenti del G8 e si adottino coraggiosamente tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell’analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell’umanità:

“Mi rivolgo quindi ai partecipanti all’incontro di Hokkaido – Toyako, affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia. Auspico che generosità e lungimiranza aiutino a prendere decisioni atte a rilanciare un equo processo di sviluppo integrale, a salvaguardia della dignità umana”.

 

Ascolta l'intervista con Leonardo Becchetti

Ascolta l'intervista con Paolo Beccegato 

Fonte, Radio Vaticana, 7 luglio 2008

L’eco di Benedetto XVI sul G8 apertosi in Giappone. Il commento alle parole del Papa dell’economista Leonardo Becchetti e di Paolo Beccegato di Caritas Italiana

Le preoccupanti tendenze indicate dal Papa sono alcune delle più gravi dinamiche che alimentano la difficile situazione economica mondiale. E l’attuale scenario è anche il frutto di gravi crisi che si sono succedute negli ultimi anni. E’ quanto sottolinea, al microfono di Amedeo Lomonaco, il professore Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università di Tor Vergata di Roma e responsabile nazionale della Comunità di Vita cristiana:
 
R. - C’è una grande massa di liquidità, di somme di denaro da investire. In passato, questa grande massa di liquidità si indirizzava verso i titoli hi-tech. Poi, c’è stata la crisi del marzo 2000, lo scoppio della bolla, e dopo si è andati sui mercati immobiliari e anche lì oggi c’è una crisi. E infine, in questa terza fase, l’investimento si dirige verso il petrolio, verso le materie prime agricole. Questa è una fase più grave dal punto di vista sociale, in quanto, mentre l’aumento dei titoli hi-tech non agiva in maniera particolarmente grave sulle persone più povere, in questo caso stiamo parlando dell’energia. Tale processo, poi, va ad incidere sui costi di trasporto di quasi tutte le attività economiche.

D. - Questo cosa comporta, nello specifico, per le popolazioni povere? Perché si arriva a queste situazioni così gravi denunciate dal Papa?
 
R. - Comporta appunto un aumento del costo di quelli che sono i beni necessari per vivere. E si deve sottolineare anche il fatto che il prezzo dei beni agricoli sia aumentato non vuol dire affatto che gli agricoltori stiano necessariamente meglio. Infatti, una parte di quelli che vivono sotto la soglia di povertà sono produttori agricoli. L’aumento dei prezzi non necessariamente li favorisce, in quanto spesso loro vendono materie prime a prezzi molto bassi e non hanno gran potere contrattuale per negoziare i prezzi finali con gli intermediari.

D. - Un altro aspetto, sottolineato dal Papa, è quello delle speculazioni e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia...
 
R. - Oggi, ci sono nel mondo 58 trilioni di euro, una somma equivalente al PIL mondiale, e quindi esiste una quantità di denaro enorme. E il vero problema che poi ha portato alla grande crisi finanziaria attuale è che non vengono immessi nel mercato soldi propri. Manca un’adeguata regolamentazione del mercato. Questo è il grosso problema che abbiamo. Sono cose su cui si può assolutamente intervenire, aumentando la regolamentazione e, soprattutto, intervenendo su quello che oggi è il mercato ITC, cioè il mercato principale su cui si scambiano i "derivati" (titoli il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni - ndr). Questo settore è completamente sottratto ad ogni tipo di regolamentazione.
 
D. - Il presidente dell’OPEC ha recentemente affermato che il dollaro debole non è nell’interesse di nessuno, perché essendo ancora l’unica moneta per scambiare le materie prime, la sua debolezza non fa che continuare ad alzare i prezzi del petrolio, ingenerando poi una crisi a catena. A questo punto, quali provvedimenti si devono prendere?
 
R. - Il problema è che la dinamica del dollaro dipende dalle decisioni delle banche centrali americana ed europea, che in questo momento non sono affatto coordinate. La Banca centrale europea (BCE) alza i tassi, quella americana li riduce, e questo non può che rafforzare l’euro e indebolire il dollaro. Quindi, ci vorrebbe più coordinamento da questo punto di vista.
 
D. - Dal G8 quali risposte auspicabili possono arrivare?

R. - Ci vogliono delle iniziative molto decise per convogliare queste grandi energie della finanza in una direzione che sia socialmente utile per tutti. Intanto, una maggiore regolamentazione sui mercati e, soprattutto, invece di regolamentare in maniera eccessiva quelle che poi sono le attività meno rischiose – come i prestiti delle banche a clienti normali - cominciare ad intervenire su investimenti sommersi. Mi riferisco allo scambio di derivati sull’ITC. Credo che un’altra cosa fondamentale sia quella di indirizzare la finanza verso la solidarietà. Credo che sia dovere dei mercati finanziari, che muovono queste somme enormi, di far sì che una parte di queste vengano destinate ad iniziative di solidarietà, ovviamente efficaci ed efficienti. Non possiamo lasciare che questo sia demandato solamente alla libertà di coscienza dei singoli magnati.

Si deve dunque incentivare la dimensione della solidarietà e rispondere all’appello del Papa che ha chiesto ai partecipanti al G8 di aiutare i Paesi poveri del mondo. Ma cosa manca alla rete internazionale della solidarietà per combattere efficacemente flagelli quali povertà, malattie, analfabetismo? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale della Caritas Italiana:

R. - La prima cosa che manca è una visione unitaria dell’uomo e dei suoi problemi. Spesso si affrontano le questioni in termini settoriali: c’è il problema del rincaro del petrolio, il problema dell’aumento dei prezzi del cibo, quello ambientale. Ognuno di questi sembra un problema a sé stante. Il Papa mette sempre al centro l’uomo con tutta la sua dignità, tutto l’uomo e tutti gli uomini. Se entriamo in questa logica e cerchiamo il bene comune, il bene dell’uomo, troveremo delle soluzioni degne della dignità dell’uomo. Altrimenti, avremo sempre dei tamponi che però non risolvono il problema.
 
D. - Il Papa ha anche chiesto maggiore generosità e lungimiranza. Come diffondere, allora, questi semi di speranza per invertire la pericolosa rotta dell’attuale economia mondiale?
 
R. - Il Papa lancia questo appello anche in relazione alla campagna “Obiettivi di sviluppo del millennio” e quindi chiede di tradurre il tema della dignità umana nei diritti umani e nel reale conseguimento del diritto alla vita, alla salute, all’istruzione. Ora, questo diventa anche una sorta di agenda politica da indirizzare ai capi di Stato, ma anche a ciascuno di noi, in chiave educativa, negli stili di vita e nei comportamenti. Tutto questo è al centro del messaggio papale. E’ un messaggio molto forte e molto alto.
 
D. - Come cerca, in particolare la Caritas, di rispondere ai bisogni delle popolazioni più deboli, più povere?
 
R. - Cerchiamo di collegare questa azione nelle emergenze, nella riabilitazione, nello sviluppo, all’azione cosiddetta di lobby, di advocacy, di pressione. In particolare, abbiamo messo a fuoco la grande questione dei cambiamenti climatici e la loro connessione con i poveri, con l’aumento dei danni legati alle emergenze. Pensiamo a tutte le catastrofi che, nell’arco di questi ultimi anni e decenni, continuano ad aumentare in termini di vittime e di danni. Cerchiamo quindi di collegare l’attenzione, che giustamente il Papa mette al centro del suo messaggio verso l’uomo, a quella verso l’ambiente e verso, per esempio, la pace. Dall’appello di Benedetto XVI ricaviamo che se non lavoriamo, per esempio, per mitigare le conseguenze dei cambiamenti climatici, avremo più poveri, più guerre e più danni, non solo all’ambiente ma anche all’intera società.
 
D. - Di fronte a queste emergenze, anche alla luce dell’appello di ieri del Papa, cosa si può chiedere dunque concretamente al G8?
 
R. - Il Papa mette molto l’accento su alcune questioni fondamentali: per esempio il non primato della finanza rispetto all’uomo. Un secondo punto molto importante da chiedere ai grandi della terra è di prendere con grande serietà queste sfide e quindi di indirizzare verso la soluzione di questi problemi più risorse di quanto non facciano attualmente. Serve maggiore responsabilità internazionale. Nel discorso che il Papa ha fatto all’ONU, questo è stato un punto centrale, di grandissima importanza. Quando ad esempio si parla di ambiente, non si possono far prevalere logiche di breve periodo rispetto a quelle di lungo. Quindi, sono necessari investimenti nel lungo periodo perché i poveri siano al centro dell’agenda internazionale.


 

 

 

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