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Ottawa
- Gran Consulto a Ottawa sul terrorismo
finanziario e sulla crisi dell'economia dopo il
crollo delle Torri gemelle. Una cena di lavoro tra
i ministri e i governatori dei venti paesi più
importanti del mondo si conclude con una decisione
e una polemica. La decisione, in realtà, è una
sorta di scambio: più soldi ai paesi poveri - e,
da subito, 10 miliardi di dollari alla Turchia,
strategica nello scacchiere di guerra - per
ottenere un serio impegno a scovare e bloccare il
flusso di denaro di Osama Bin Laden. |
La
polemica riguarda Usa, Canada e Francia che non
condividono gli ultimi, pessimistici dati del Fondo
monetario sugli effetti del conflitto per l'economia. La
cena di lavoro segna l'inizio di un week-end di riunioni
tutte dedicate all'economia e al terrorismo: in una città
blindata per l'arrivo di 20 mila manifestanti no-global,
giungerà oggi anche il segretario generale dell'Onu, Kofi
Annan, per una colazione di lavoro privata con i
responsabili del Fmi e della Banca mondiale. La bozza di
lavoro su cui si sono confrontati ministri e governatori
durante la loro cena parla espressamente della necessità
di fornire risorse significative in favore dei paesi meno
forti per evitare che i sistemi finanziari siano usati per
scopi terroristici.
L'idea
è che proprio il g20 diventi lo snodo per far affluire
questi denari in aree ben identificate. Il cancelliere
Gordon Brown, chiede di istituire un fondo per lo sviluppo
da 50 miliardi di dollari. Il presidente della Banca
mondiale James Wolfensohn ricorda che vanno aiutati i
paesi che devono ospitare un gran numero di rifugiati o la
cui attività turistica è stata duramente danneggiata
dagli attacchi terroristici dell'11 settembre. Ai Grandi,
e i particolare a Usa, Giappone e Europa, Wolfenshon,
rammenta il loro impegno a far girare il motore della
crescita. Forse è anche da qui che parte la vivace
polemica ingaggiata da Usa e Canada contro il Fmi per le
sue stime pessimistiche.
Ci
sarà una inversione di tendenza, assicura il canadese
Paul Martin. Ma certo un rallentamento americano tanto
marcato (dal 2,2% previsto a settembre a quota 0,7% l'anno
prossimo), con il Giappone che crolla da uno striminzito
0,2% a meno 1,03% e L'Unione Europea che si dimezza (da
2,2 a 1,4%) non fa ben sperare. Non è vero, l'economia
dell'Ue è solida, ribatte il francese Fabius. In questo
contesto, c'è anche l'Italia: crescita 2002 non più del
2,3% come ipotizzato dal governo ma solo dell'1,2%.
Toccherà a Tremonti spiegare in che modo il paese riuscirà
a rispettare il piano di stabilità concordato con le
autorità europee. Nella bozza di documento discussa dai
ministri c'è scritto solo che preoccupa la natura
sincronica del rallentamento, mai verificatasi prima
d'ora.
| Intanto
la città fa i conti con le prime proteste dei
no-global: ieri un piccolo gruppo ha attaccato un
fast-food Mc Donald's, rompendo vetri e finestre.
Le giubbe rosse, la polizia federale, sono
dovunque e nessuna violenza sarà tollerata. |

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Elena
Polidori, La
Repubblica, 17 novembre 2001
Fazio:
guardare al futuro con più ottimismo
Teniamo pure conto delle stime del Fondo monetario
internazionale (Fmi), ma senza farci prendere dal
pessimismo. E’ questo il messaggio che da Ottawa, dove
è in corso la riunione del G20, lancia Antonio Fazio. Il
governatore della Banca d’Italia continua a far
professione d'ottimismo sul futuro delle economie europee
e di quella italiana.
Così dopo Usa, Francia e Canada è adesso la volta
dell’Italia nel contestare, sia pure con la dovuta
moderazione, le stime al ribasso degli analisti del Fmi.
Analisti che lo stesso Fazio ha definito “ragazzotti”.
Il Fmi stima nel 2002 una crescita italiana all' 1,2%
(contro il 2,0% della precedente stima di ottobre). Il
governo italiano ha invece indicato un 2,3% nel programma
di stabilità appena inviato a Bruxelles. I dati del Pil
del terzo trimestre segnano in Italia un +1,9% e al Tesoro
ritengono il 2% di crescita annuo sia a portata di mano e
con il quale si esce dal 2001. "L' anno scorso il
fondo monetario ci ha portato delle previsioni dalle quali
si deduceva uno sviluppo intorno al 4% per vari anni nell'
economia mondiale.
A suo
tempo reagii e dissi che ci sarebbe stato un punto di
svolta negativo: C'era una crisi petrolifera già aperta
anche se non della gravità degli anni 70. Queste cose si
sono verificate. Voglio vedere i dati domani. Adesso
dobbiamo evitare di cadere nell' errore contrario",
osserva Fazio, secondo cui "si comprende un po'
meglio la situazione dell' economia mondiale partendo
dalla situazione dei singoli paesi. Mentre mi pare che
queste previsioni di carattere generale facciano il
contrario, cioè danno un andamento dell' economia
mondiale dal quale fanno discendere l' andamento dei
singoli paesi. Domani faremo il contrario".
Per il governatore la liberazione di Kabul e il rapido
evolversi della guerra in Afghanistan hanno già segnato
una svolta che i mercati stanno mostrando di recepire.
Ora, se la guerra terminerà presto e la lotta al
terrorismo islamico segnerà delle vittorie, la situazione
potrebbe rapidamente evolversi al meglio. Concorda con lui
il ministro dell’Economia: "Dipende da quanto
finisce la guerra" - afferma Tremonti rispondendo ai
giornalisti che gli chiedono se il Fondo Monetario non sia
troppo pessimista - "Prima finisce la guerra e prima
si rimbalza". E aggiunge: "Non ho ancora visto
il modello econometrico che ha previsto l' 11
settembre". A Ottawa si è anche parlato della
situazione in Afghanistan e della ricostruzione post
bellica. Al riguardo è stata confermata per il 26 e il 27
novembre prossimi a Islamabad una conferenza
internazionale.
La Repubblica, 19 Novembre 2001