FRANCO
PRATTICO:
VIVREMO
IN
AFFOLLATE
SOLITUDINI |
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Franco Prattico, scrittore e giornalista, è autore di articoli
scientifici su “La Repubblica”.
Il progresso, l’innovazione e la crescita -
scrive Franco Prattico - hanno sempre avuto il loro baricentro nella vita
cittadina: è nelle piazze, nei mercati, sulle strade che si sono incontrate
persone diverse, si sono scambiate idee, intuizioni, concezioni del mondo,
mescolando stili di vita, abitudini, comportamenti. Oggi, in un mondo che
insegue e sembra privilegiare la virtualità, si inaridisce ogni vera, profonda
comunicazione.
L’architettura e la topografia di una città -
continua Franco Prattico - rappresentano e descrivono la sua cultura non solo
per i materiali e la struttura dei suoi edifici e per le opere d’arte che la
costellano, ma anche nella stessa mappa, negli itinerari che impone, nella forma
a cui obbliga i movimenti, le abitudini e i percorsi dei suoi abitanti.
La forma e l’orientamento delle strade e dei
vicoli, i vincoli delle mura e - laddove ci sia - del
castello o del palazzo municipale, non rappresentano solo la struttura di
classe della società che abita la città, la suddivisione in ceti e la
gerarchia dei poteri, ma anche il tessuto relazionale che ne costituisce la
linfa: è un tessuto di pietra che modella il modo di vivere e di porsi in
relazione con gli altri, di ricevere e trasmettere informazioni, che è il modo
stesso di essere uomini.
La città riveste così in ogni epoca lo schema dei
decumani, dell’accampamento militare, del villaggio, ecc., per descrivere i
tipi di relazione dei suoi abitanti.
Ne sono esempi la polis greca e la stessa urbs
romana, ma ancor più la città medievale, concentrica intorno alla piazza, al
luogo, cioè, ove confluiscono le attività ed i saperi dell’artigianato e del
signore, del mercante, del dotto. La piazza della città medievale e
rinascimentale rappresenta perciò non solo l’epicentro della struttura
politica e civile, ma anche la
vivente enciclopedia dei saperi dell’epoca.
Secondo Franco Prattico è nella città che la
comunità umana raggiunge quella massa critica di interazioni ed informazioni da
cui nasce l’innovazione; un popolo privo di città è immobile, cristallizzato
nelle sue abitudini e nella sua cultura ed è la pressione della conoscenza che
modifica la fisionomia della città.
Tra il 1492 (scoperta dell’America) ed il 1522
(giro del mondo di Magellano) i confini della Terra cominciano a perdere i loro
contorni fantastici, le città-stato italiane mutano le difese e quindi la loro
architettura, iniziano a profilarsi l’esatta fisionomia del pianeta e dei suoi
confini. Un processo di cui siamo forse giunti oggi all’ultimo atto, e che sta
trasformando radicalmente il nostro modo di vivere.
Viviamo all’interno di una progressione che
sostituisce sempre più il simbolo alla cosa: l’illusione tridimensionale del
cinema si sostituisce alla fisicità del teatro, la televisione trionfa sul
cinema, il telefono sostituisce la lettera e l’incontro, la rete sostituisce
la piazza. Progressivamente entriamo all’interno di un mondo virtuale (non per
questo tuttavia meno reale), nel quale si modifica la nostra percezione, ma
anche principalmente il nostro modo di interagire con gli altri e persino con
noi stessi.
Sotto la
pressione delle innovazioni e dell’universo di relazioni imposto dalle moderne
tecnologie, la città moderna si avvia a perdere il suo baricentro. Alla città
concentrica, che fa perno sulla piazza, si sostituisce la città lineare che
offre una prospettiva di fuga, di viaggio altrove.
Ma anche nei nostri piccoli centri, più
conservatori, la piazza tramonta: come è triste oggi la piazza del paese o
della cittadina, ricettacolo - specie al Sud - di vecchi, sempre più asilo di
superstiti in via di estinzione, mentre i giovani affollano le sale giochi e la
discoteche, dove non si parla, si urla per intendersi al di sopra del fragore
dei videogiochi e della musica.
Forse nella città moderna, conclude Franco
Prattico, tale concentrato di solitudini cristallizzate in un’edilizia povera
ormai di luoghi di riferimento e di incontro ridurrà agli schermi dei nostri
computer gli unici spazi non sovrastati dal rumore, dalla incomprensione e dalla
assenza di comunicazione individuale.
Nell’era della globalizzazione e di Internet già
ha cominciato a realizzarsi l’astratta struttura delle città del futuro, in
cui vivranno affollate solitudini.