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FORUM DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE A PRAGA (27/6/200027/6/2000)

 

Il 26 settembre. Una data che i signori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale non potranno dimenticare facilmente. Per tutta la giornata sono rimasti asserragliati all'interno del Palazzo dei Congressi di Praga difesi da 11.000 poliziotti e da un numero imprecisato di soldati armati di tutto punto che hanno fatto ricorso a proiettili al pepe, idranti, mezzi blindati e lacrimogeni per impedire l'avanzata dei tre cortei che hanno circondato il palazzo per portare la voce dell'Europa degli esclusi contro quella dei potenti e dei capitalisti.

La lunga giornata praghese inizia alle 9 del mattino quando un corteo di oltre 15.000 persone provenienti da tutta Europa attraversa le vie della città alla volta del Palazzo dove è previsto il meeting di FMI e BM. Nei giorni precedenti vi erano state numerose altre mobilitazioni di piazza tra cui una manifestazione antifascista terminata con scontri tra naziskin e anarchici. Il governo ceco aveva tentato sia la via dell'esibizione della forza sia quella del "dialogo", nel tentativo evidente di separare i buoni dai cattivi. 

Ma il tentativo è andato a vuoto: all'incontro televisivo promosso dal presidente della repubblica ceca Vaclav Havel con James Wolfhenson, presidente della Banca Mondiale, il finanziere George Soros e i rappresentanti della "società civile" ha visto rimanere vuota la sedia destinata ad INPEG, il raggruppamento che ha organizzato le manifestazioni praghesi. Nessun dialogo era possibile con chi sin dai giorni precedenti si era esibito in "numeri" quali il rinvio di "indesiderabili" dalle frontiere, i controlli ossessivi per le strade e la militarizzazione pesantissima della città. Con chi, dietro la consueta facciata democratica, ospitava il vertice di organizzazioni responsabili di politiche liberiste che in tre quarti del pianeta significano fame, povertà, morte e, per un ristretto, sempre più ristretto numero di politici, finanzieri e capitalisti una sempre maggior ricchezza.

Il corteo unitario, snodatosi in maniera festosa per le vie cittadine si è diviso in tre tronconi all'approssimarsi del Palazzo dei Congressi. Un troncone, caratterizzato dal colore giallo, in cui sono confluite tute bianche e centri sociali italiani, oltre ad un cospicuo numero di finlandesi e spagnoli, si è attestato sul ponte che portava al palazzo dalle cui finestre per l'intera giornata i delegati hanno osservato gli scontri. La testa di questo primo corteo si è scontrata diverse volte con i soldati che presidiavano con blindati il ponte senza riuscire ad oltrepassarlo. 

Gli altri due cortei, uno, il cosiddetto corteo "rosa" che raccoglieva animalisti, non violenti ed ambientalisti e quello "blu" che raccoglieva anarchici, autonomi e sindacalisti di base hanno tentato di "prendere" il palazzo passando sotto il ponte. Qui la battaglia è stata violentissima con attacchi e cariche che sono andati avanti per l'intero pomeriggio: la polizia ha caricato con idranti e proiettili di gomma, i manifestanti hanno risposto con barricate incendiate e bottiglie molotov. Alcune fonti riferiscono che alcuni manifestanti sarebbero a tratti riusciti a raggiungere il palazzo. Numerosi i feriti.

Praga, come già Seattle, Washington, Melboune non è stata un buon salotto per i potenti della terra. All'orizzonte si profilano già i prossimi appuntamenti di Nizza, Davos e Genova.

Da "Umanità Nova" n.30 del 1 ottobre 2000

 

 

 

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