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Il
26 settembre. Una data che i signori del Fondo
Monetario Internazionale e della Banca Mondiale
non potranno dimenticare facilmente. Per tutta la
giornata sono rimasti asserragliati all'interno
del Palazzo dei Congressi di Praga difesi da
11.000 poliziotti e da un numero imprecisato di
soldati armati di tutto punto che hanno fatto
ricorso a proiettili al pepe, idranti, mezzi
blindati e lacrimogeni per impedire l'avanzata dei
tre cortei che hanno circondato il palazzo per
portare la voce dell'Europa degli esclusi contro
quella dei potenti e dei capitalisti. |
La lunga
giornata praghese inizia alle 9 del mattino quando un
corteo di oltre 15.000 persone provenienti da tutta Europa
attraversa le vie della città alla volta del Palazzo dove
è previsto il meeting di FMI e BM. Nei giorni precedenti
vi erano state numerose altre mobilitazioni di piazza tra
cui una manifestazione antifascista terminata con scontri
tra naziskin e anarchici. Il governo ceco aveva tentato
sia la via dell'esibizione della forza sia quella del
"dialogo", nel tentativo evidente di separare i
buoni dai cattivi.
Ma il
tentativo è andato a vuoto: all'incontro televisivo
promosso dal presidente della repubblica ceca Vaclav Havel
con James Wolfhenson, presidente della Banca Mondiale, il
finanziere George Soros e i rappresentanti della
"società civile" ha visto rimanere vuota la
sedia destinata ad INPEG, il raggruppamento che ha
organizzato le manifestazioni praghesi. Nessun dialogo era
possibile con chi sin dai giorni precedenti si era esibito
in "numeri" quali il rinvio di
"indesiderabili" dalle frontiere, i controlli
ossessivi per le strade e la militarizzazione pesantissima
della città. Con chi, dietro la consueta facciata
democratica, ospitava il vertice di organizzazioni
responsabili di politiche liberiste che in tre quarti del
pianeta significano fame, povertà, morte e, per un
ristretto, sempre più ristretto numero di politici,
finanzieri e capitalisti una sempre maggior ricchezza.

Il corteo
unitario, snodatosi in maniera festosa per le vie
cittadine si è diviso in tre tronconi all'approssimarsi
del Palazzo dei Congressi. Un troncone, caratterizzato dal
colore giallo, in cui sono confluite tute bianche e centri
sociali italiani, oltre ad un cospicuo numero di
finlandesi e spagnoli, si è attestato sul ponte che
portava al palazzo dalle cui finestre per l'intera
giornata i delegati hanno osservato gli scontri. La testa
di questo primo corteo si è scontrata diverse volte con i
soldati che presidiavano con blindati il ponte senza
riuscire ad oltrepassarlo.
Gli altri
due cortei, uno, il cosiddetto corteo "rosa" che
raccoglieva animalisti, non violenti ed ambientalisti e
quello "blu" che raccoglieva anarchici, autonomi
e sindacalisti di base hanno tentato di
"prendere" il palazzo passando sotto il ponte.
Qui la battaglia è stata violentissima con attacchi e
cariche che sono andati avanti per l'intero pomeriggio: la
polizia ha caricato con idranti e proiettili di gomma, i
manifestanti hanno risposto con barricate incendiate e
bottiglie molotov. Alcune fonti riferiscono che alcuni
manifestanti sarebbero a tratti riusciti a raggiungere il
palazzo. Numerosi i feriti.
Praga,
come già Seattle, Washington,
Melboune non è stata un buon salotto per i potenti della
terra. All'orizzonte si profilano già i prossimi
appuntamenti di Nizza, Davos e Genova.
Da
"Umanità Nova" n.30 del 1 ottobre 2000