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FONDAMENTI DI ECONOMIA

L’economia è lo studio del modo in cui gli individui e le società pervengono a scegliere, con o senza l’uso della moneta, di impiegare risorse produttive scarse, suscettibili di usi alternativi, per produrre vari tipi di beni e distribuirli per il consumo, attuale o futuro, tra varie persone o gruppi sociali. Gli economisti usano distinguere tra microeconomia e macroeconomia (Samuelson).

La microeconomia studia il comportamento del singolo consumatore o del singolo risparmiatore, della singola impresa e la formazione dei singoli prezzi.

La macroeconomia studia fenomeni aggregati relativi al sistema economico visto nel suo insieme: reddito nazionale, consumi ed investimenti complessivi, importazione ed esportazione, livello generale dei prezzi.

Il consumo è l’obiettivo principale dell’attività economica e la sua massimizzazione rappresenta il fine ultimo sia del consumatore sia della politica economica, cioè di tutte quelle azioni coordinate dall’autorità volte a migliorare la quantità e la qualità del consumo della popolazione. Posto dinanzi ad una o più possibilità alternative la scelta del consumatore cadrà su quella che offre il maggior grado di soddisfazione. Si pone dunque di stabilire una relazione tra utilità (livello di soddisfazione) e combinazioni alternative di beni o servizi.

I beni sono prodotti tangibili e si distinguono in beni a uso immediato e a uso durevole, i servizi sono prodotti intangibili, beni immateriali.

Gli analisti per comprendere il comportamento dei consumatori fanno delle indagini sulle scelte del consumatore rispetto ad una data offerta di beni (perché un consumatore sceglie il bene A, perché un consumatore sceglie il bene B, perché il consumatore sceglie una combinazione congiunta di A e B).

Il piano di assi cartesiani è uno strumento grafico per vedere come due grandezze sono correlate tra loro; due grandezze possono essere inversamente o positivamente correlate tra loro.

L’utilità è la soddisfazione che il consumo di un bene o servizio arreca ad un determinato consumatore. L’utilità marginale è il grado di soddisfazione arrecato al consumatore dall’ultima quantità di un bene o servizio. L’utilità marginale del consumo di beni o servizi è decrescente, l’utilità marginale non è una previsione, un’intuizione ma è una legge.

La curva di indifferenza è quella funzione che ad ogni valore di X associa un valore di Y tale da lasciare il consumatore sul medesimo livello di utilità.

La curva di indifferenza è una tecnica utilizzata per descrivere le preferenze dei consumatori; è un insieme di punti per i quali ai fini dell’utilità del consumatore ogni punto, ovvero ogni combinazione, è indifferente. La curva di indifferenza è inclinata negativamente in quanto al diminuire della quantità di un bene deve corrispondere l’aumento dell’altro.

La retta di bilancio è la combinazione delle possibilità che ha il consumatore di consumare un paniere di beni formato da X ed Y. La linea di bilancio ci consente di individuare in una combinazione di beni l’acquisto totale di X e l’acquisto totale di Y (            distribuzione del reddito del consumatore). La linea di bilancio descrive la potenzialità di spesa del consumatore.

Il consumatore non può eccedere la propria capacità di spesa e tale condizione in microeconomia è definita come vincolo di bilancio.

Ci sarà una ed una sola curva di indifferenza tangente la linea di bilancio. Il punto di equilibrio descrive come il consumatore spende i propri soldi tra più beni. Nella maggior parte dei casi le curve di indifferenza presentano una concavità verso l’alto ed una convessità verso il basso, non toccano gli assi. Queste caratteristiche derivano dalla legge dell’utilità marginale decrescente.

            Il consumatore si collocherà nel punto in cui la curva di indifferenza più alta tra quelle compatibili con tale vincolo presentano nel punto di equilibrio lo stesso coefficiente angolare.

L’offerta è un plus di beni o servizi messi sul mercato da un produttore per realizzare un profitto; il produttore prima di mettere un prodotto sul mercato  effettua analisi di marketing (analisi della domanda, decisione del prezzo, tempo necessario per recuperare il denaro inizialmente investito).

Tra prezzo e quantità esiste una correlazione inversa ovvero maggiore è il prezzo, minore è la quantità acquistata e viceversa; è importante stabilire non tanto se la domanda diminuisce in base all’aumento del prezzo ma di quanto diminuisce.

Nell’ambito della teoria del consumo, l’elasticità della domanda sarà il rapporto tra il tasso di variazione della quantità domandata del bene X ed il tasso di variazione di un’altra variabile da cui la domanda di tale bene dipende, quale il prezzo relativo. Tra i beni e tra i servizi possono instaurarsi tre tipi di legami: 1) sostitutività, 2) complementareità, 3) indifferenza. Queste tre caratteristiche si riflettono sull’elasticità della domanda.

L’elasticità diretta è uno strumento per quantificare la variazione della quantità di un bene al variare del prezzo di quel bene.

L’elasticità indiretta studia la variazione della quantità del bene X al variare del prezzo del bene Y.

In economia la distinzione tra breve e lungo periodo consiste nel fatto che nel lungo periodo tutto può cambiare, mentre nel breve periodo almeno una delle variabili coinvolte è fissa.

L’indagine di tipo economico presuppone un’indagine di tipo tecnico-economico; per indagine di tipo tecnico-economico si intende lo studio dell’offerta (è un’indagine che riguarda solo l’offerta, non come l’offerta si incontra con la domanda).

Il mercato è il luogo, fisico o virtuale, di incontro tra la domanda e l’offerta in cui dal lato della domanda troviamo i consumatori e da quello dell’offerta troviamo gli imprenditori.

L’industria è costituita dall’insieme delle imprese che operano in un unico settore ed opera sul mercato per le stesse motivazioni di ordine economico che spingono il consumatore a recarsi al mercato. Ognuno di noi, consumatore o imprenditore, agisce in un determinato modo per massimizzare l’utilità.

Viene definita produzione qualsiasi attività mediante la quale i singoli e la collettività si procurano direttamente o indirettamente i beni di consumo che soddisfano i loro bisogni.

Il più importante fattore della produzione è il lavoro umano inteso come l’impiego di energia, fisica e/o intellettuale di un individuo volta alla realizzazione, diretta o indiretta, di un prodotto. Nella maggioranza dei casi, il lavoro non è però sufficiente perché vi sia produzione; il lavoro si può svolgere infatti solo in condizioni appropriate, e cioè in presenza di beni materiali e condizioni immateriali che rendano possibile l’ottenimento del prodotto. Tali beni e condizioni sono gli altri fattori della produzione.

            La seguente funzione serve a studiare come accoppiare capitale (K) e lavoro (L) per massimizzare la quantità prodotta (Y).

Il processo produttivo all’inizio è molto attivo, man mano che aumenta la quantità prodotta il processo tende a “stancarsi” fino ad una riduzione della quantità prodotta.

            Chiamiamo isoquanto l’insieme dei punti indicanti tutte le combinazioni dei fattori capaci di dare la stessa produzione. I punti A e B sono punti ai quali corrisponde una stessa produzione e danno un’uguale produzione anche tutti i punti del segmento AB.

La produttività marginale è data dal rapporto tra la variazione della quantità di prodotto ottenuta e la variazione della quantità di fattore impiegata. Mantenendo ferma la quantità S di semente e facendo variare la quantità L si ottiene la produttività marginale di L; reciprocamente, con S variabile e L costante, si calcola la produttività marginale della semente.

            L’aumento esasperato dei fattori produttivi comporta una congestione degli impianti causando una produttività marginale molto bassa; la produttività marginale dei fattori è decrescente.

            In senso economico si intende per costo ciò a cui l’impresa rinuncia per utilizzare un fattore produttivo; i costi possono essere fissi o variabili. I costi fissi sono costanti, non variano al variare della quantità prodotta; i costi variabili non sono costanti, variano al variare della quantità prodotta.

In economia ci sono fondamentalmente tre tipologie di costi:

costo totale (CT): ci dice quanto costa in totale produrre una certa quantità di prodotto;

costo medio (CMe): è dato dal rapporto tra il costo totale e la quantità prodotta;

costo marginale (CMg): è il costo dell’ultima unità prodotta.

La curva del costo marginale incontra la curva del costo medio nel punto minimo del costo medio ovvero in questo punto il costo marginale ed il costo medio coincidono

La macroeconomia è quella parte dell’economia politica che studia il sistema economico nel suo complesso analizzando le forze che determinano le grandezze economiche aggregate.

I neoclassici, come scuola, sono per lo più esponenti della teoria economica del liberalismo; la loro visione del mondo è quella del laissez faire, ovvero il mercato, lasciato a se stesso, tende ad un equilibrio ottimo, cioè ad una situazione in cui i bisogni degli individui sono soddisfatti nel modo migliore; nell’ambito delle teorie neoclassiche è stata assorbita la teoria di Keynes.

Il prodotto interno lordo, PIL, è il valore, ai prezzi di mercato, dei flussi di beni e servizi finali prodotti in un certo periodo di tempo, di solito l’anno, nel sistema economico che si considera.

Il reddito nazionale è la somma di tutti i guadagni che in un certo periodo gli individui ricevono per la loro partecipazione, diretta o indiretta, all’attività produttiva.

Il reddito è dato dalla somma dei consumi (C), degli investimenti (I), delle tasse (G) e delle esportazioni (E) meno le importazioni (M).

 

Y=C+I+G+X-M

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

GAGLIARDINI L. e PALMERIO G., "Economia politica", Le Monnier

MANSFIELD E., "Microeconomia", Il Mulino, Bologna, 1988

 

 

 

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