INTERVISTA
CON ANTONIO FERRARI SULLA CRISI IN LIBANO IN LIBANO |
Ascolta
l'intervista con Antonio Ferrari
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 31 luglio 2006
DOPO
LA STRAGE DI CANA, CHE HA SUSCITATO GRANDE SCALPORE NEL
MONDO, ISRAELE
ANNUNCIA LA SOSPENSIONE DEI RAID AEREI PER 48 ORE
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Intervista con Antonio Ferrari
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In
Libano sono stati trovati, stamani, 26 corpi senza vita
nel villaggio meridionale di Srifa,
colpito da raid israeliani nei giorni scorsi. Intanto,
dopo la strage di Cana costata
la vita ieri ad almeno 57 persone tra cui 37 bambini,
Israele ha annunciato una momentanea sospensione dei raid
aerei. Ma la situazione è comunque molto tesa. Il
servizio di Amedeo Lomonaco:
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Il
governo israeliano ha accettato di sospendere per 48 ore
gli attacchi aerei nel sud del Libano e di indagare sul
bombardamento di ieri a Cana.
Ma la temporanea interruzione delle incursioni aeree non
sembra, al momento, la premessa per una tregua immediata.
Il movimento politico militare degli Hezbollah ha reso
noto che gli attacchi contro lo Stato ebraico avranno
termine soltanto quando
quest’ultimo porrà fine all'intera offensiva oltre
confine e richiamerà in patria le proprie truppe.
L’esercito israeliano ha reso noto, inoltre, di
riservarsi il diritto di attaccare in qualsiasi momento
gli Hezbollah in presenza di
una minaccia immediata per Israele. Una linea, questa, che
Israele sembra aver già seguito. Un portavoce militare ha
dichiarato, infatti, che l’aviazione
ebraica ha attaccato oggi obiettivi nei pressi di un
villaggio del sud del Libano, in appoggio alle truppe di
terra. Il ministro della Difesa israeliano, Amir
Peretz, ha annunciato, poi, il
proseguimento delle operazioni militari in Libano,
estendendo
l’area di azione di un’eventuale forza di
interposizione multinazionale. Un contingente
multinazionale, ha detto Peretz
intervenendo al Parlamento, deve essere dislocato non solo
sul confine tra Libano ed Israele, ma anche su quello fra
Libano e Siria “per impedire ulteriori forniture
militari agli Hezbollah”.
Le
dichiarazioni di Peretz
seguono quelle rilasciate, ieri, dal presidente siriano, Bashar
al-Assad, che aveva
condannato l’attacco israeliano a Cana
definendolo “terrorismo di Stato”. Nonostante
l’acuirsi delle tensioni nella regione mediorientale e
la strage di Cana, il
segretario di Stato americano, Condoleezza
Rice, si dichiara comunque
ottimista sul fatto che, entro la settimana, si possa
arrivare ad una tregua. In Libano, intanto, il patriarca
maronita, Nasrallah Sfeir,
ha denunciato e condannato il massacro compiuto a Cana.
“Il Libano – ha detto il patriarca – non è più in
grado di sopportare, il nostro popolo è in stato di agonia
mentre il mondo sta a guardare”. “Il crimine
– ha aggiunto – deve essere condannato da tutti”. Ma
le risposte della comunità internazionale non sono,
secondo diversi osservatori, così nette. Il Consiglio di
sicurezza dell’ONU, ad esempio, ha approvato una
dichiarazione nella quale si esprime “estremo turbamento
e angoscia”, senza però condannare esplicitamente
l’attacco sul villaggio sciita.
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In Libano, intanto, sembra ormai delinearsi, soprattutto
dopo la strage di Cana, un
nuovo rischio: quello della compattezza di tutte le
componenti libanesi di fronte alle offensive di Israele.
Ascoltiamo, al microfono di Amedeo Lomonaco, l’inviato
del Corriere della Sera, Antonio Ferrari:
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R.
- Il primo ministro libanese, Fuad
Sinora, è arrivato al punto di ringraziare gli Hezbollah,
ieri, dopo la strage di Cana.
Ha ringraziato i guerriglieri che stanno lottando e
sacrificando la loro vita per l’indipendenza e la
sovranità del Libano. Questa mattina, il giornale
libanese L’orient le jour
ha scritto: “Nessuno è mai riuscito a ricompattare
completamente il Paese”. Quindi, ormai, di fronte non
c’è soltanto il movimento Hezbollah che è bene
radicato nel territorio. Il gruppo sciita è ben più
grande di una piccola formazione terrorista come qualcuno
ci voleva far credere: sono una forza importante, anche
politica, molto radicata che gode anche del rispetto di
chi, in fondo, potrebbe esserle politicamente avversario.
Quindi, avendo creato una situazione del genere qual è il
rischio che si corre? E’
che l’intero Libano si senta in guerra contro Israele.
D.
- L’ipotesi di una tregua completa adesso è legata solo
all’invio di una forza internazionale o si possono
ipotizzare altre soluzioni?
R.
- E’ chiaro che una forza internazionale adesso non può
partire, anche se c’è una tregua di 48 ore che ha
l’aria, però, di essere una tregua umanitaria. Se una
forza internazionale arriva adesso, quando sono in corso i
combattimenti, si corre veramente il rischio
dell’aumento esponenziale degli attori: anche di quelli
che non vogliono entrare in un conflitto armato ma che
cercano di promuovere la pace. Non si può pensare che, a
questo punto, ci siano ancora le condizioni per una forza
di pace, a meno che il Consiglio di sicurezza dell’ONU e
i membri permanenti non si mettano completamente
d’accordo tra di loro e non
ci sia una richiesta chiara, netta forte e precisa per il
cessate-il-fuoco. Allora, se Israele accettasse e se si
creassero le condizioni, a quel punto si potrebbe partire
o comunque potrebbero cominciare i preparativi per
l’invio di una forza di pace.
D.
- Il conflitto è ancora regionale o è uno scontro che,
con il coinvolgimento sullo sfondo di altre potenze, ha già
assunto una fisionomia internazionale?
R.
- C’è il rischio che il conflitto stia
assumendo una fisionomia internazionale, se non l’ha già
assunta. Fortunatamente, non si è ancora allargato troppo
ma quello che è successo ieri può
indebolire quei leader moderati che ancora sono riusciti a
tenere le masse. Si possono creare le condizioni per uno
scontro più aperto. Non ci siamo ancora arrivati e
speriamo di non arrivarci.
D.
- In Libano, quindi,
è in gioco il futuro del Medio Oriente e forse
anche di più…
R.
- Assolutamente si. Il Libano è il crocevia: lo era prima
e, a maggior ragione, lo è oggi. Direi, anzi, che la
situazione attuale rischia di essere addirittura peggiore
di quella creatasi all’inizio della guerra civile
libanese.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 31 luglio 2006

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