Ricerca personalizzata

Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

 

 

cerca nel sito
 

 

RADIO VATICANA

Articoli e interviste

Radio Vaticana Live

Il Vangelo di oggi

 

 

Benedetto XVI

 

 

 

 

 

 

Segnala questo sito ai tuoi amici!
clicca qui


LE PIU' BELLE FAVOLE POPOLARI ITALIANE (13/12/2005)

 

“LE PIU’ BELLE FIABE POPOLARI ITALIANE”. E’ IL TITOLO DELL’ANTOLOGIA DI FAVOLE CURATA DALL’ANTROPOLOGA CECILIA GATTO TROCCHI

- Intervista con l’antropologa - 

La magia e le trame delle favole sono un richiamo fortissimo per i bambini. Le fiabe italiane, in particolare, sono tra le più ricche di creatività dell’intera produzione mondiale e compongono un patrimonio di inestimabile valore. Un tesoro formato da migliaia di racconti magici, in origine resi e tramandati nei dialetti. Nell’antologia “Le più belle fiabe popolari italiane”, edito dalla “Newton & Compton”, viene proposta un’accurata selezione di favole di tutte le regioni d’Italia. Ascoltiamo la curatrice dell’opera, l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, intervistata da Amedeo Lomonaco:  

**********

R. – Gli italiani vantano una gloria primaria: la prima grande raccolta di fiabe popolari, rese bellissime nella veste della lingua barocca, spetta a Giambattista Basile. Questo autore scrisse a Napoli, nel 1628, “Lo cunto de li cunti”. Queste sono favole con orchi, streghe, maghi, incantamenti e sono un monumento alla cultura popolare. 

Cecilia Gatto Trocchi

D. – Le fiabe italiane sono, dunque, tra le più ricche di fantasia e di creatività dell’intera produzione mondiale. Ma questo patrimonio di straordinario valore è conosciuto dai bambini? 

R. – Dalla voce viva dei parenti, dei nonni, delle nonne e dei genitori, che talvolta raccontavano le fiabe si è passati ad una nuova realtà: oggi le fiabe sono raccontate soprattutto dalle voci metalliche dei supporti magnetici. Questa tendenza rappresenta una grande perdita, perché la fiaba deve essere detta e raccontata. Nella magia della parola esiste una sorta di comunicazione affettiva molto più forte anche delle immagini, del cinema o dei cartoni animati.  

D. – Oggi, quindi, i bambini ascoltano sempre meno le favole dalla viva voce dei genitori ed i momenti di raccoglimento intorno al focolare vengono così sostituiti da sguardi vuoti davanti a scatole avanzate dal punto di vista tecnologico, ma spesso vuote di significato… 

R. – E’ importante condividere con i bambini queste esperienze. Si può anche commentare una fiaba televisiva, ma si deve sempre accrescere quello che i bambini vedono attraverso le immagini delle comunicazioni di massa con la presenza e l’affetto.  

D. - Leggendo, raccontando e citando una fiaba popolare, riscopriamo speranza e ottimismo. Infatti, come dice una canzone siberiana, “un popolo che non racconta più fiabe è destinato a morire di freddo”.  

R. – Le fiabe hanno sempre svolto una funzione di trasmissione e di conoscenze di culture diverse. Molte favole passano da una regione all’altra, da una nazione all’altra, al punto che si potrebbe dire che la patria delle fiabe è il mondo. Questo io credo e sia il vero messaggio della fiaba: la possibilità, cioè, di conoscerci e di apprezzarci malgrado le grandi differenze e le incomprensioni attraverso racconti veramente universali.

**********

 

Per la Radio Vaticana Amedeo Lomonaco, 9 gennaio 2005

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Sottofondo: Tractus