LE
PIU' BELLE FAVOLE POPOLARI ITALIANE (13/12/2005) |
“LE
PIU’ BELLE FIABE POPOLARI ITALIANE”. E’ IL TITOLO
DELL’ANTOLOGIA DI FAVOLE CURATA DALL’ANTROPOLOGA
CECILIA GATTO TROCCHI
-
Intervista con l’antropologa -
La
magia e le trame delle favole sono un richiamo fortissimo
per i bambini. Le fiabe italiane, in particolare, sono tra
le più ricche di creatività dell’intera produzione
mondiale e compongono un patrimonio di inestimabile
valore. Un tesoro formato da migliaia di racconti magici,
in origine resi e tramandati nei dialetti.
Nell’antologia “Le più belle fiabe popolari
italiane”, edito dalla “Newton & Compton”, viene
proposta un’accurata selezione di favole di tutte le
regioni d’Italia. Ascoltiamo la curatrice dell’opera,
l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, intervistata da
Amedeo Lomonaco:
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R.
– Gli italiani vantano una gloria primaria: la
prima grande raccolta di fiabe popolari, rese
bellissime nella veste della lingua barocca,
spetta a Giambattista Basile. Questo autore
scrisse a Napoli, nel 1628, “Lo cunto de li
cunti”. Queste sono favole con orchi,
streghe, maghi, incantamenti e sono un monumento
alla cultura popolare. |

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Cecilia
Gatto Trocchi |
D.
– Le fiabe italiane sono, dunque, tra le più ricche di
fantasia e di creatività dell’intera produzione
mondiale. Ma questo patrimonio di straordinario valore è
conosciuto dai bambini?
R.
– Dalla voce viva dei parenti, dei nonni, delle nonne e
dei genitori, che talvolta raccontavano le fiabe si è
passati ad una nuova realtà: oggi le fiabe sono
raccontate soprattutto dalle voci metalliche dei supporti
magnetici. Questa tendenza rappresenta una grande perdita,
perché la fiaba deve essere detta e raccontata. Nella
magia della parola esiste una sorta di comunicazione
affettiva molto più forte anche delle immagini, del
cinema o dei cartoni animati.
D.
– Oggi, quindi, i bambini ascoltano sempre meno le
favole dalla viva voce dei genitori ed i momenti di
raccoglimento intorno al focolare vengono così sostituiti
da sguardi vuoti davanti a scatole avanzate dal punto di
vista tecnologico, ma spesso vuote di significato…
R.
– E’ importante condividere con i bambini queste
esperienze. Si può anche commentare una fiaba televisiva,
ma si deve sempre accrescere quello che i bambini vedono
attraverso le immagini delle comunicazioni di massa con la
presenza e l’affetto.
D.
- Leggendo, raccontando e citando una fiaba popolare,
riscopriamo speranza e ottimismo. Infatti, come dice una
canzone siberiana, “un popolo che non racconta più
fiabe è destinato a morire di freddo”.
R.
– Le fiabe hanno sempre svolto una funzione di
trasmissione e di conoscenze di culture diverse. Molte
favole passano da una regione all’altra, da una nazione
all’altra, al punto che si potrebbe dire che la patria
delle fiabe è il mondo. Questo io credo e sia il vero
messaggio della fiaba: la possibilità, cioè, di
conoscerci e di apprezzarci malgrado le grandi differenze
e le incomprensioni attraverso racconti veramente
universali.
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Per
la Radio Vaticana Amedeo Lomonaco, 9 gennaio 2005

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