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I FAUTORI DELLA GLOBALIZZAZIONE

 

Carlini: "Internet enfatizza il locale"

Martino: "nessuno fermi la storia"
Del Debbio: "la glob. rende liberi" Nilles: "il futuro è il telelavoro"
Ferrarotti: "il mondo è  interrelato" Ravasi: "prolifera l'interesse religioso"
Friedman: "la glob. porta prosperità" Ruggiero: "c'è ricchezza per tutti"
Krugman: "non tutti i mali sono globali" Shumpeter: "il capitalismo crea"

 

In questo paragrafo sono riportate le riflessioni di alcuni tra coloro che sono favorevoli agli attuali processi di globalizzazione.

Microsoft e Intel. L’ultimo decennio del secolo e del millennio porta il loro marchio: Bill Gates, padre padrone del software fagocitante ed onnipresente, Andy Grove, mago delle microchip, il motore che alimenta il novanta per cento dei personal computer in circolazione. Sono considerate le nuove dinastie del potere economico e industriale: il primo è l’uomo più ricco della terra, il secondo uno dei capitani d’industria più invidiati ed imitati d’America. Sul loro impatto gli esperti e gli storici sono però ancora incerti: Microsoft e Intel fanno in realtà già parte del ventunesimo secolo, la loro storia ed il loro destino sono ancora tutti da scrivere, la sfida è appena iniziata. "Il business - ha detto Bill Gates - è la velocità del pensiero e la globalizzazione non fa altro che dare una veste nuova e più efficace alla vecchia economia". “Attualmente - dice Grove - tutti parlano delle aziende Internet. Fra cinque anni, questa denominazione non avrà più alcun significato. Perché? Perché tutte le aziende saranno aziende Internet e saranno la vera espressione della globalizzazione."

Laurent Fabius, ministro delle finanze francese, sostiene che si sta costruendo una pericolosa caricatura della globalizzazione; per il ministro francese sbaglia chi crede che questa sia solo un fenomeno economico che non ha a che fare con le nazioni, le società e l'ambiente e non è nel giusto chi crede che il processo di mondializzazione sia ad esclusivo vantaggio delle lobby. La preoccupazione di Laurent Fabius è che l'opinione pubblica consideri pregiudizialmente l'impegno delle organizzazioni internazionali e dei governi al servizio delle lobby e non dei Paesi e dei popoli.

Per Stanley Fischer, numero due del FMI, la globalizzazione crea nuove opportunità e minimizza i rischi; Michael Moore, direttore generale del Wto, rifiuta l'idea che il Wto sia frutto di un complotto tra le grandi multinazionali e alcuni governi occidentali. "La povertà e l'ineguaglianza risalgono a ben prima della globalizzazione e non c'è ragione per fermare il commercio, la tecnologia, le comunicazioni e le idee" sostiene James Wolfenshon, presidente della Banca mondiale.

Thomas Friedman, editorialista economico del "New York Times" sostiene apertamente le caratteristiche positive del villaggio globale ed ha di recente pubblicato "The Lexus and the olive Tree". Secondo Friedman le vicende del mondo attuale sono frutto della combinazione di processi diversi che hanno radici profonde e sviluppi recenti e la globalizzazione è l'elemento di novità: se dovessimo analizzare una realtà composta solo da microchip e mercati forse la globalizzazione è un sufficiente strumento di indagine, ma la realtà è composta anche da uomini e donne con costumi, tradizioni, desideri e aspirazioni imprevedibili. Così, oggi, gli affari mondiali possono essere spiegati come un'interazione tra ciò che è nuovo, come un sito Internet, e ciò che è antico, come un contorto albero di ulivo sulle rive del Giordano. 

Horst Koheler, direttore generale del Fondo monetario internazionale, sta seguendo una ricetta anti-Usa per riformare il Fmi e sostiene che "bisogna mettere steccati statali all'economia globalizzata e stabilire regole per i mercati di capitali cercando un equilibrio tra il flusso dei capitali dall'estero e la capacità di assorbimento da parte delle strutture di ciascun Paese che li riceve". Si dichiara inoltre possibilista sull'adozione di misure restrittive ai movimenti di capitale come quelle intraprese dal primo ministro della Malaysia, Mahathir, nel pieno della crisi asiatica del '97, che avevano sollecitato numerose critiche anche negli Usa.

Paul Krugman, economista di fama internazionale, rispetto al tema della globalizzazione sostiene che è ancora presto per affermare che la globalizzazione sia un processo distruttivo e destabilizzante. Secondo Paul Krugman i discorsi e le tesi contro la globalizzazione sono divenuti così pervasivi che molti osservatori sembrano determinati a incolpare i mercati globali di una quantità di mali sociali. Spesso si verifica un problema di sopravvalutazione sugli effetti della globalizzazione ed il rischio è che il pubblico, condotto erroneamente a credere che il commercio internazionale sia la fonte di tutti i nostri mali, possa reclamare qualche genere di protezionismo ignorando quanto di buono la globalizzazione ha fatto per tanta gente, negli Stati Uniti e all'estero.

Lo scienziato americano Jack Nilles ritiene che il telelavoro sia una soluzione ecologica, economica e a misura d'uomo. Il telelavoro è ogni forma di sostituzione degli spostamenti di lavoro con tecnologie dell'informazione e il telependolarismo consente di portare il lavoro ai lavoratori piuttosto che i lavoratori al lavoro. Il telelavoro è strettamente connesso alle nuove tecnologie di informazione che costituiscono le basi portanti dei processi di globalizzazione. Il telelavoro e il telependolarismo hanno enormi potenzialità di trasformare in meglio alcuni aspetti della vita urbana.

J. Shumpeter, indica la figura dell’imprenditore come ruolo chiave per il progresso tecnologico: quello di colui che veicola la conoscenza, che permette di introdurre all'interno del processo produttivo innovazioni tecnologiche, un perno per lo sviluppo dell’impresa caratterizzato da valenza sostanziale. Egli è in grado di ristrutturare il processo produttivo incorporando nuovi prodotti o processi di invenzione propria che rappresentano l'esito del progresso scientifico, oppure più frequentemente, egli riesce a percepire le innovazioni promosse dall’ambiente esogeno all’impresa (centri di ricerca o università) e a incrementare l’efficienza dei processi produttivi. Le nuove combinazioni danno luogo alla nascita di nuove imprese che entrano in competizione con quelle già esistenti e attraverso questo scontro, causato dalla distruzione creatrice le vecchie imprese, che adottano ancora le vecchie soluzioni e sono avverse al cambiamento, sono destinate a soccombere. L’imprenditore è colui  che rompe la routine quotidiana del meccanismo economico grazie all’introduzione di nuove combinazioni produttive e nuovi processi di cui egli stesso più essere inventore o più facilmente il diffusore. L’imprenditore è spinto da volontà di realizzazione personale e dalla voglia di raggiungere un certo successo a livello imprenditoriale e grazie alla sua continua ricerca e introduzione di nuove combinazioni nell’impiego dei fattori produttivi (innovazioni). E’ considerato il motore dell’intero processo di avanzamento  tecnico.

Il pensiero "pro global" degli autori italiani

Il Presidente del Consiglio Giuliano Amato prevede nell'era della globalizzazione un futuro rosa per l'Italia. "Non ascoltate i profeti di sventura perchè il futuro non è nero, ma vivibile". Giuliano Amato rimarca che in Europa ci sono oltre 600 mila posti di lavoro nelle alte tecnologie e verso queste nuove frontiere del mercato vanno indirizzati i corsi di formazione e di preparazione per cogliere le opportunità che i processi di globalizzazione offrono.

Secondo il giornalista Franco Carlini, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, Internet che costituisce l'esempio più lampante del fenomeno della globalizzazione non sembra assolutamente schiacciare individui e culture ma esalta ed enfatizza identità singole e di gruppo. L'assenza di centro e di idee unificanti viene criticata per l'inaffidibilità delle fonti e per l'eccessiva assenza di regole ma, secondo i cultori delle matematiche non lineari, è proprio dal caos e dalle microinterazioni che possono scaturire ordine e strutture.

Tullio De Mauro, Ministro della Pubblica Istruzione nell'attuale governo Amato considera la portata della globalizzazione dal punto di vista linguistico.L'imponente sanscritizzazione del cinese, la grecizzazione dell'etrusco e del latino, l'arabizzazione del persiano, la latinizzazione di molte lingue germaniche e soprattutto dell'inglese sono alcuni episodi storici che mostrano quanto largamente abbia operato e operi l'interscambio globalizzante tra le lingue. I linguaggi, sostiene De mauro, sono sempre stati unificanti e differenti e per questo possono considerarsi una metafora del fenomeno della globalizzazione che presenta sia processi di omogeneizzazione sia processi di differenziazione.

Per Paolo Del Debbio il mondo della comunicazione ha trattato la globalizzazione seguendo quasi esclusivamente l'ottica dei no global e sono stati troppo trascurati i vantaggi e i dati statistici che i processi di globalizzazione hanno prodotto.

Franco Ferrarotti, professore di sociologia, attribuisce alla globalizzazione aspetti sia positivi che negativi; tra gli aspetti positivi menziona la portata globale di tale processo che non allude più ad una metafora ma ad una realtà di fatto. Il mondo ,secondo Franco Ferrarotti, si è fatto complesso e nello stesso tempo fortemente interrelato. La globalizzazione non è più una metafora, è un legame che non consente nè fughe nè assenze e la correlazione tra i mercati e le economie su scala planetaria si è resa positiva, coinvolge tutti.

L'economista Antonio Martino sostiene che il fenomeno della globalizzazione è antichissimo, anche se in tempi recenti ha assunto proporzioni senza precedenti. La globalizzazione, implica enormi vantaggi per tutti: il liberismo, dice Antonio Martino, non è una garanzia sufficiente di pace ma certo è che il protezionismo è stato storicamente una delle maggiori cause di conflitto tra i Paesi. Antonio Martino sostiene che i vantaggi sono talmente rilevanti da essere chiari persino a chi non studia professionalmente questi fenomeni e dubita che si riuscirà a portare indietro le lancette della storia.

Per Gianfranco Ravasi, membro della Pontificia commissione dei Beni culturali della Chiesa e prefetto della Biblioteca-pinacoteca Ambrosiana, ai nostri giorni le modalità di comunicazione e di incidenza sono molto mutate anche per le religioni che, dopo un transitorio appannamento nella fase tutto sommato limitata della secolarizzazione, stanno registrando una tumultuosa reviviscenza. Il punto di partenza è quello della globalizzazione, fenomeno decisivo perchè al suo interno si attua una profonda ricerca di comunione, di corresponsabilità. La molteplice offerta di comunicazione genera possibilità di scambi, di collaborazione, di corresponsabilità, di comunione e di dialogo.

Secondo l'ambasciatore Renato Ruggiero ha diretto la World Trade Organization (Wto) gli effetti della rivoluzione in atto plasmano un nuovo rapporto tra economie avanzate ed economie in via di sviluppo. Le attuali dinamiche esigono nuovi contatti tra governi e cittadini e nuovi legami tra i popoli, trascendendo culture, classi sociali, nazionalità e definiscono una nuova dimensione dell'integrazione economica, una dimensione "senza frontiere" tale da imprimere un'ulteriore accelerazione allo sviluppo in gran parte del mondo. I fattori geografici, temporali e i confini nazionali influiranno molto poco sulle scelte economiche e l'accresciuto quadro di concorrenza andrà a vantaggio dei consumatori, delle piccole e medie imprese e dei Paesi in via di sviluppo. Potenzialmente tale economia rappresenta un fattore di uguaglianza nel senso che la diffusione della tecnologia tende a creare ovunque pari opportunità. Ruggiero prevede l'avvento di un'era di capitalismo "senza contrasti", intendendo che il libero accesso all'informazione condurrà vicino ad un "mercato perfetto", cioè ad un mercato esente dai tradizionali difetti del sistema. Ruggiero conclude la propria riflessione sostenendo la necessità di spingere il processo nelle direzioni in cui avrà sicuramente effetti positivi quali la scienza, l'informazione, la medicina, gli standard tecnici e la formazione professionale.

 

 

 

 

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