RILASCIATI
PRIGIONIERI DELLE FARC IN COLOMBIA (11/01/2008) |
Colombia:
dopo la liberazione di due ostaggi, si spera nel rilascio
di altri prigionieri delle FARC
Ascolta
l'intervista di Amedeo Lomonaco con Luis Badilla
Poche
ore dopo il rilascio di Claras Rojas e Consuelo Gómez de
Perdomo, le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC)
hanno sottolineato, in una nota, di aver mantenuto la
"parola data e l'impegno" assunto con il
presidente venezuelano, Hugo Chavez. Il capo di Stato
colombiano, Alvaro Uribe, ha ringraziato per la sua
mediazione il presidente venezuelano ed invitato le FARC
“a considerare la possibilità di un negoziato semplice,
agile e basato sulla fiducia reciproca”. Quali speranze
si possono dunque scorgere adesso in Colombia dopo le
drammatiche storie, fortunatamente a lieto fine, di Claras
Rojas e di Consuelo Gómez de Perdomo? Amedeo Lomonaco
lo ha chiesto a Luis Badilla, giornalista cileno
della nostra emittente che segue le vicende dell’America
Latina:
R. - Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Chi asciuga
una lacrima di una persona accarezza il volto di
Cristo”. In questo caso, tutti coloro, persone e
organizzazioni, che si sono adoperati per la liberazione
di Claras Rojas e Consuelo Gómez de Perdomo –
sequestrate da quasi 6 anni – hanno “asciugato” le
lacrime di molte a famiglie e dell’intero martoriato
popolo colombiano. Il primo luglio scorso, durante
l’Angelus, Benedetto XVI proprio sul dramma dei
sequestri in Colombia, ha parlato di questo dolore
terribile che colpisce l’umanità tutta. In quell’occasione,
il Papa si era unito “al profondo dolore dei familiari e
dell’amata nazione colombiana, ancora una volta
funestata dall’odio fratricida”. “Rinnovo il mio
accorato appello - aveva poi aggiunto il Santo Padre -
affinché cessi immediatamente ogni sequestro e siano
restituiti all’affetto dei loro cari quanti sono tuttora
vittime di tali inammissibili forme di violenza”.
Allora, se anche sono solo due le persone liberate, il
cuore di chiunque non può restare indifferente, poiché
un po’ di lacrime sono state asciugate. Anche i
sequestratori, senza saperlo, si sono conformati
all’amore di Cristo.
D. - Quali sono adesso le prospettive per la situazione
degli oltre 750 ostaggi, ancora prigionieri di gruppi di
ribelli delle FARC?
R. - In Colombia i sequestrati negli ultimi anni sono
stati almeno 4.000. C’è chi parla addirittura di 5
mila. Si ritiene che 750 – 780 di questi ostaggi siano
attualmente nelle mani delle FARC, le cosiddette Forze
Armate Rivoluzionarie della Colombia, il più vecchio
movimento guerrigliero al mondo, poiché ormai opera dal
1964 con un dichiarato programma “marxista e bolivariano”.
La liberazione di due donne, ovviamente, è una goccia
negli oceani, ma ciò non significa che sia irrilevante;
anzi, è comunque un gesto positivo per diversi motivi.
Provo ad elencarne alcuni. Il primo ci dice che è
possibile ottenere la liberazione e che tale possibilità,
inserita nella corretta cornice della dimensione
umanitaria, evita gli ostacoli, a volte insormontabili,
della negoziazione politica. Poi, si potrebbe anche
dedurre che fra le diverse vie che si sono tentate,
compressa quella militare, questa di tipo umanitario
sembra essere la più efficace. Posso aggiungere una terza
considerazione non meno importante: mi riferisco al valore
della vita. Il dibattito e la riflessione sulla sacralità
della vita, sempre, ovunque e comunque, deve restare
aperto poiché in Colombia e altrove, ciò che è in
pericolo è la vita umana più che ogni altra cosa. A
questo punto, dobbiamo dire, come fanno in tanti in queste
ore, che queste due liberazioni possano essere un
auspicio, un’anticipazione, di altre intese umanitarie
per sottrarre alla logica dello scontro la vita di
centinaia di persone innocenti.
D. - Siamo entrati in una nuova era della lotta
condotta in Colombia dalla guerriglia e, in particolare,
dalle FARC?
R. - Una caratteristica di questo movimento della
guerriglia delle FARC è il fatto di essere del tutto
imprevedibile. Le FARC sono un movimento armato molto
diviso al suo interno, con diverse branchie, gruppi e così
via. Poi, si deve anche ricordare che le FARC, da diversi
anni, sono affiancate dal narcotraffico.
D. - Alla mediazione politica, bisogna poi aggiungere
il prezioso contributo della Chiesa…
R.
- La Chiesa in Colombia si è sempre schierata a favore
degli accordi umanitari come metodo per affrontare la
liberazione degli ostaggi. E’ naturale che, come ha
fatto mons. Fabián Marulanda, vescovo emerito di
Florencia e segretario generale dell’episcopato, abbia
espresso tutta la sua gioia e soddisfazione per il
rilascio di queste due donne. Tra l’altro, la notizia è
arrivata poco dopo che i vescovi avevano chiesto che il
2008 fosse l’anno della liberazione di tutti gli
ostaggi. Non solo un auspicio. Un vero programma di azione
perché, ha detto, “liberare i sequestrati è
un’esigenza del diritto umanitario”. Parlando di
queste due donne, mons. Marulanda ha anche sottolineato:
“Vediamo che si è aperta una finestra per la libertà
di tutti. La guerriglia deve ascoltare la richiesta del
popolo colombiano; deve capire che quella del sequestro è
una via sbagliata”. Va ricordato, tra l’altro, che la
Chiesa colombiana da anni, usando vie discrete e senza
protagonismo, ha lavorato costantemente per la liberazione
di ostaggi; le sue richieste sono state sempre di natura
umanitaria e dunque senza contropartite. Penso che la
“finestra di speranza” che si è aperta e di cui parla
mons. Marulanda, sia oggi la cosa più importante. Tutti
dovrebbero lavorare, d’ora in poi, per far sì che
questa speranza diventi realtà.

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