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|
LA
FAME
NEL
MONDO:
ANCHE
LA
FAME
E'
GLOBALE |
La
mappa della fame nel mondo - Le proporzioni delle persone
sottonutrite (1998-2000)

FAME:
CAUSE
ED
EFFETTI

I
dati
sulla
fame
nel
mondo
La
fame
può
coesistere
con
i
granai
pieni,
un
dato
di
fatto,
questo,
sconcertante,
che
induce
a
riflettere
e
ad
attivarsi
per
cercare
di
colmare
il
baratro
esistente
fra
le
popolazioni
che
muoiono
di
fame
e
quelle
che
vivono
nell’eccedenza
alimentare.
Quanto
è
profondo
questo
baratro?
E
perché
il
progresso
anziché
avvicinare
i
mondo
ha
accentuato
la
distanza
fra
poveri
e
ricchi?
Quanto
è
lontano
da
noi
il
mondo
di
quelli
che
muoiono
per
fame?
Ogni
giorno
veniamo
bombardati
da
notizie
sulle
persone
che
soffrono,
si
uccidono,
che
muoiono
di
fame,
circa
825
milioni,
secondo
gli
ultimi
dati
diffusi
dalla
FAO,
un
bambino
ogni
otto
secondi,
e
la
condizione
di
queste
persone,
equivalenti
alla
popolazione
complessiva
di
14
paesi
della
dimensione
dell’Italia,
non
è
transitoria.
Questi
tragici
dati,
quelle
immagini
che
irrompono
nel
nostro
quotidiano
fanno
disperatamente
da
eco
al
nostro
mondo
fatto
di
consumismo,
di
surplus
alimentare,
a
volte
purtroppo
di
indifferenza.
Viene
da
chiedersi
perché
succede
tutto
questo
in
un
mondo
in
cui
essendo
la
torta
più
grande
rispetto
al
passato
le
sue
porzioni
non
sono
tali
da
garantire
che
chi
ha
più
bisogno
di
cibo
lo
ottenga.
Dipende
sicuramente
dal
complesso
funzionamento
della
società
e
dell’economia,
e
non
si
può
essere
certi
che,
pur
producendo
tutti
di
più,
stiano
tutti
un
po'
meglio.
Il
pianeta
nel
suo
insieme,
ed
i
singoli
paesi
avranno
più
alimenti,
ma
non
necessariamente
le
persone
che
ne
avevano
troppo
pochi.
La
fame
purtroppo
continua
ad
essere
la
condizione
quotidiana
in
cui
versano
centinaia
di
milioni
di
persone
nel
nostro
pianeta
e
questo
nonostante
gli
innegabili
progressi
registrati
ultimamente
da
alcuni
paesi
del
mondo
sottosviluppato
nel
campo
dell’alimentazione
e
nonostante
i
massicci
aiuti
alimentari
della
comunità
internazionale
in
favore
delle
aree
più
depresse.
Oggi
si
calcola
che
muoiano
nel
mondo
circa
40
milioni
di
persone
per
cause
legate
alla
fame
o
alla
sottoalimentazione
e
malnutrizione.
Eppure,
il
diritto
alla
alimentazione
è
uno
dei
principi
proclamati
nel
1948
dalla
“Dichiarazione
Universale
dei
diritti
dell’uomo”.
La
coscienza
pubblica
si
è
espressa
senza
equivoci.
Nonostante
questo
milioni
di
individui
sono
ancora
segnati
dai
danni
provocati
dalla
fame
e
dalla
denutrizione
o
dalle
conseguenze
dell’insicurezza
alimentare.
Lo
abbiamo
detto
la
causa
non
è
da
ricercarsi
nella
mancanza
di
cibo.
Le
risorse
della
terra,
considerate
globalmente,
sono
in
grado
di
nutrire
tutti
i
suoi
abitanti,
il
cibo
disponibile
pro
capite
a
livello
mondiale
è
addirittura
aumentato
del
18%
circa
nel
corso
degli
ultimi
anni.
L’umanità
si
trova
oggi
di
fronte
ad
una
sfida
indubbiamente
di
ordine
economico
e
tecnico
ma
ancor
più
di
ordine
etico
e
politico.
È
una
questione
di
solidarietà
vissuta
e
di
sviluppo
autentico,
al
pari
di
una
questione
di
progresso
materiale.
Cosa
può
fare
L’Unione
Europea
per
contribuire
a
far
fronte
a
questa
drammatica
situazione?
All’interno
dell’Unione
assistiamo
a
fenomeni
aberranti
in
nome
delle
leggi
di
mercato.
Tonnellate
e
tonnellate
di
eccedenze
alimentari
che
vengono
stoccate
e
lasciate
marcire
quando
non
vengono
distrutte
immediatamente.
L’ultimo
grave
episodio
è
quello
relativo
alle
centinaia
di
migliaia
di
tonnellate
di
riso
invenduto
che
rischia
di
deperire
perché
nulla
è
stato
deciso.
La
Unione
Europea,
in
nome
del
protezionismo,
acquista
a
prezzo
di
mercato
il
riso
che
i
produttori
non
sono
riusciti
a
vendere
e
lo
deposita
in
magazzini
senza
saperne
che
fare.
Quali
sono
le
ragioni
alla
base
di
queste
scelte
e
quali
gli
strumenti
per
destinare
tali
risorse
alimentari
verso
i
Paesi
che
ne
hanno
bisogno?
per
strappare
alla
morte,
nutrendoli,
quelli
che
quotidianamente
vivono
nella
lotta
contro
la
fame.
Nutrire
coloro
che
muoiono
di
fame
è
un
imperativo
caregorico,
non
farlo
equivale
ad
ucciderli.
Può
sembrare
un
monito
duro,
quasi
insopportabile,
ma
queste
parole
indicano
una
priorità
e
vogliono
arrivare
alle
nostre
coscienze
di
cittadini
europei
e
ancor
di
più
alle
coscienze
di
coloro
che
ci
governano,
che
sono
poi
quelli
che
posso
agire
concretamente.
In
assenza
di
una
legislazione
comunitaria
specifica,
nel
panorama
di
norme
che
non
vietano,
ma
nemmeno
dispongono
che
le
eccedenze
alimentari,
altrimenti
soppresse,
siano
destinate
ai
Paesi
del
terzo
mondo,
è
un’illusione
attendersi
soluzioni
preconfezionate.
Ci
troviamo
in
presenza
di
un
fenomeno
legato
alle
scelte
economiche
dei
dirigenti,
dei
responsabili,
di
un
problema
la
cui
soluzione
sta
nella
volontà
politica.
Tuttavia
questo
appello
impegna
ognuno
di
noi.
In
quello
che
sembra,
purtroppo,
il
regno
dell’indifferenza
o
della
non
volontà
ad
impegnarsi
in
questo
senso
appare
encomiabile
l’impegno
del
Ministro
delle
Politiche
Agricole
e
Forestali
Alfonso
Pecoraro
Scanio
che
si
fa
eco
di
questo
appello
provocatorio
e
che
a
più
riprese
e
con
insistenza
ha
sollecitato
le
autorità
governative
italiane
e
la
Commissione
Europea
al
fine
di
destinare
il
riso
stoccato
alle
popolazioni
che
muoiono
di
fame.
Purtroppo
è
un
appello
senza
risposta,
che
cade
nel
vuoto
della
insensibilità,
che
si
perde
nel
labirinto
di
interesse
economici
superiori,
di
una
politica
chiusa
nei
propri
confini
e
che
sembra
prescindere
da
rapporti
umani
solidali.
Resta
la
speranza
di
una
volontà
politica
comunitaria,
sostenuta
dalle
autorità
governative
nazionali,
e
improntata
al
perseguimento
di
obiettivi
che
trascendano
i
meri
interessi
della
Unione
e
che
sappia,
in
nome
della
solidarietà,
tradursi
in
disposizioni
legislative
per
destinare
le
proprie
eccedenze
a
chi
ne
ha
bisogno,
per
evitare
di
continuare
ad
essere
indifferenti
spettatori
di
una
tragica
realtà,
sordi
alle
richieste
di
aiuto
di
chi
muore
di
fame,
nonostante
i
nostri
granai
siano
pieni.
I
dati
sulla
fame
nel
mondo
1.
Circa
24.000
persone
muoiono
ogni
giorno
per
fame
o
cause
ad
essa
correlate.
I
dati
sono
migliorati
rispetto
alle
35.000
persone
di
dieci
anni
fa
o
le
41.000
di
venti
anni
fa.
Tre
quarti
dei
decessi
interessano
bambini
al
di
sotto
dei
cinque
anni
d’età.
2.
Oggi,
il
10%
dei
bambini
che
vivono
in
paesi
in
via
di
sviluppo
muoiono
prima
di
aver
compiuto
cinque
anni.
Anche
in
questo
caso,
il
dato
è
migliorato
rispetto
al
28%
di
cinquanta
anni
fa.
3.
Carestia
e
guerre
causano
solo
il
10%
dei
decessi
per
fame,
benché
queste
siano
le
cause
di
cui
si
sente
più
spesso
parlare.
La
maggior
parte
dei
decessi
per
fame
sono
causati
da
malnutrizione
cronica.
I
nuclei
familiari
semplicemente
non
riescono
ad
ottenere
cibo
sufficiente.
Questo
a
sua
volta
è
dovuto
all'estrema
povertà.
4.
Oltre
alla
morte,
la
malnutrizione
cronica
causa
indebolimento
della
vista,
uno
stato
permanente
di
affaticamento
che
causa
una
bassa
capacità
di
concentrarsi
e
lavorare,
una
crescita
stentata
ed
un’estrema
suscettibilità
alle
malattie.
Le
persone
estremamente
malnutrite
non
riescono
a
mantenere
neanche
le
funzioni
vitali
basilari.
5.
Si
calcola
che
circa
800
milioni
di
persone
nel
mondo
soffrano
per
fame
e
malnutrizione,
circa
100
volte
il
numero
di
persone
che
effettivamente
ne
muoiono
ogni
anno.
6.
Spesso,
le
popolazioni
più
povere
necessitano
di
minime
risorse
per
riuscire
a
coltivare
sufficienti
prodotti
commestibili
e
diventare
autosufficienti.
Queste
risorse
possono
essere:
semi
di
buona
qualità,
attrezzi
agricoli
appropriati
e
l’accesso
all'acqua.
Minimi
miglioramenti
delle
tecniche
agricole
e
dei
sistemi
di
conservazione
dei
cibi
apportano
ulteriore
aiuto.
7.
Numerosi
esperti
in
questo
campo,
sono
convinti
che
il
modo
migliore
per
alleviare
la
fame
nel
mondo
sia
l’istruzione.
Le
persone
istruite
riescono
più
facilmente
ad
uscire
dal
ciclo
di
povertà
che
causa
la
fame.
Isabella
Verardi
Fonti
(divise
in
paragrafi):
1)
Il
Progetto
contro
la
Fame
nel
Mondo,
Nazioni
Unite;
2)
CARE;
3)
Istituto
per
la
promozione
dello
sviluppo
e
dell’alimentazione;
4)
Programma
mondiale
per
il
cibo
delle
Nazioni
Unite
(WFP);
5)
Organizzazione
delle
Nazione
Unite
per
l’alimentazione
e
l’agricoltura
(FAO);
6)
Oxfam;
7)
Fondo
per
l’infanzia
delle
Nazioni
Unite
(UNICEF)
La
fame
nel
mondo
-
Quando
si
parla
di
"fame"
nel
mondo,
bisogna
parlare
del
Terzo
mondo,
cioè
di
quell'area
geografica
che
non
fa
parte
né
dell'occidente
industrializzato,
dove
l'economia
è
capitalistica
e
di
mercato
(Primo
mondo),
né
di
quell'area
del
cosiddetto
"socialismo
reale"
(Secondo
mondo),
dove
la
produzione
è
pianificata
dallo
Stato
e
dove
però
in
questi
ultimi
anni
tale
modello
di
sviluppo
è
entrato
profondamente
in
crisi.
-
Come
tutti
sanno,
il
Terzo
mondo
nel
2000
avrà
l'80%
della
popolazione
mondiale,
che
vivrà
in
condizioni
poverissime:
già
oggi
il
debito
di
quest'area
coll'estero
supera
di
molto
i
mille
mrd
di
$.
Tanto
è
vero
che
si
parla
anche
di
Quarto
mondo,
quell'area
cioè
che
comprenderebbe
i
paesi
più
arretrati
del
Terzo
mondo
(ad
es.
Etiopia,
Ciad,
Tanzania,
Bangladesh
ecc.).
[Terzo
mondo
è
stata
una
parola
inventata
da
un
giornalista
francese
nel
1952,
in
analogia
col
Terzo
stato
della
Rivoluzione
francese].
-
Che
cos'è
la
fame?
Quand'è
che
si
può
parlare
di
alimentazione
insufficiente
o
di
denutrizione?
Il
fabbisogno
alimentare
degli
esseri
umani
-come
noto-
viene
espresso
in
calorie,
e
varia
a
seconda
dell'età,
del
peso,
del
sesso,
della
salute,
del
lavoro,
del
clima,
del
metabolismo,
delle
abitudini
alimentari.
Normalmente,
un'alimentazione
sufficiente
deve
garantire
almeno
2.000
calorie
al
giorno.
-
Ebbene,
si
calcola
oggi
che
nel
mondo
più
di
1
mrd
e
300
mil
di
persone
(circa
1/3
della
popolazione
mondiale)
ha
un'alimentazione
insufficiente.
Secondo
l'OMS,
di
questo
30%
almeno
500
milioni
non
dispongono
neppure
di
1500
calorie
al
giorno,
per
cui
soffrono
di
fame
assoluta.
-
Per
non
parlare
del
problema
della
sete.
Le
ultime
ricerche
fatte
nel
Terzo
mondo
indicano
che
in
Africa
circa
il
75%
della
popolazione
rurale
non
ha
acqua
potabile;
in
Americalatina
sono
il
77%;
in
Estremoriente
circa
il
70%.
In
valori
assoluti,
sono
più
di
600
milioni
le
persone
al
mondo
prive
di
acqua
potabile.
-
Conseguenze
della
fame.
Un'alimentazione
insufficiente
porta
a:
dimagrimento,
apatia,
debolezza
muscolare,
depressione
del
sistema
nervoso,
minor
resistenza
alle
malattie,
invecchiamento
precoce,
morte
per
inedia.
-
Queste
conseguenze
si
manifestano
soprattutto
nei
bambini,
la
cui
mortalità
nel
Terzo
mondo
è
altissima:
ventre
gonfio,
magrezza,
avvizzimento
della
pelle,
apatia,
ecc.
Le
malattie
parassitarie
e
infettive
colpiscono
soprattutto
i
bambini
non
solo
a
causa
della
denutrizione,
ma
anche
per
le
precarie
condizioni
igieniche
(acqua
inquinata,
mancanza
di
fogne,
ecc.).
L'UNICEF
ha
calcolato
che
la
causa
principale
di
morte
dei
bambini
fino
a
5
anni
è
dovuta
alla
disidratazione
conseguente
alle
diarree
provocate
da
infezioni
intestinali.
-
Differenze
nei
consumi
alimentari
tra
Nord
e
Sud.
Come
noto,
gli
alimenti
fondamentali
che
dovrebbero
comparire
in
tutte
le
diete,
sulla
base
di
percentuali
più
o
meno
rigorose
sono
i
seguenti:
70%
carboidrati
(cereali,
frutta,
patate,
zuccheri
ecc.)
(1
gr.
=
4
calorie);
15%
proteine,
di
cui
metà
di
origine
vegetale
(legumi,
cereali
ecc.)
e
metà
di
origine
animale
(carne,
latte,
uova
ecc.)
(1
gr
=
4
calorie);
15%
grassi
(olio,
burro
ecc.)
(1
gr
=
9
calorie);
piccole
vitamine
e
sali
minerali
presenti
nella
frutta
e
verdura,
e
circa
2,5
litri
di
acqua.
Secondo
la
FAO,
i
livelli
calorici
medi
della
popolazione
italiana
sono
superiori
del
50%
rispetto
al
necessario.
Da
noi
la
percentuale
di
bambini
che
muore
nel
primo
anno
di
età
è
di
1,4%.
-
E'
stato
dimostrato
che
il
61%
del
totale
delle
calorie
di
cui
dispone
in
media
ciascun
abitante
del
Terzo
mondo
proviene
dal
consumo
dei
cereali
(riso,
frumento,
orzo,
segale,
miglio...),
mentre
molto
ridotto
è
il
consumo
degli
altri
alimenti
(ad
es.
per
la
carne
è
3,9%
mentre
nei
paesi
sviluppati
è
13,4%).
Nei
paesi
più
sviluppati
la
percentuale
dei
cereali
consumati
raggiunge
solo
il
30%
del
totale
delle
calorie,
mentre
molto
elevata
è
la
quota
dei
prodotti
di
origine
animale
(carne,
latte,
uova,
pesce).
Ad
es.
nel
Nordamerica
i
cereali
forniscono
solo
il
24%
delle
calorie,
mentre
in
Asia
più
del
78%.
-
La
prevalenza
di
un
solo
elemento-base
nell'alimentazione
(in
questo
caso
i
cereali)
dà
luogo
a
diete
monotone,
ripetitive,
prive
di
quella
varietà
e
di
quei
valori
nutritivi
che
sono
necessari
per
un'alimentazione
equilibrata.
-
L'alimentazione
dei
paesi
avanzati.
In
Occidente
il
fenomeno
alimentare
più
diffuso
è
la
sovralimentazione.
Noi
soffriamo
di
mali
fisici
tipici
del
nostro
modo
di
mangiare:
disturbi
al
cuore,
appendicite,
calcoli,
vene
varicose,
emboli,
trombosi,
ernia,
emorroidi,
cancro
del
colon
e
del
retto,
obesità,
ecc.
-
Per
di
più
abbiamo
l'abitudine
a
utilizzare
alimenti
che
hanno
subìto
processi
di
trasformazione
(refrigerazione,
cottura,
raffinazione,
ecc.)
invece
di
alimenti
freschi:
il
che
rende
la
dieta
più
costosa
sul
piano
economico
(ed
anche
più
povera
dal
punto
di
vista
del
suo
valore
nutritivo).
-
Il
problema
maggiore
però
è
costituito
dal
fatto
che
poco
meno
della
metà
dei
cereali
prodotti
sulla
terra
vengono
utilizzati
in
Occidente
per
alimentare
quel
bestiame
che
viene
poi
consumato,
da
noi,
sotto
forma
di
carne,
uova,
latte.
Ora,
per
produrre
una
sola
caloria
di
origine
animale
ci
vogliono
ben
7
calorie
di
cereali.
La
conseguenza
di
questo
è
ovvia:
nei
paesi
avanzati
una
persona
consuma
in
media
molto
più
cereali
di
quanti
ne
consumi
una
persona
del
Terzo
mondo:
praticamente
più
di
2,5
kg
al
giorno
(pane-pasta-cereali
e
soprattutto
carne-latte-uova),
contro
i
500
gr
al
giorno
del
Terzo
mondo.
-
Se
l'enorme
quantità
di
cereali
destinati
all'alimentazione
del
bestiame
venisse
impiegata
direttamente
nell'alimentazione
umana,
potrebbero
venir
nutrite
ben
2
mrd
e
500
mil
di
persone.
Con
la
sola
quantità
di
cereali
che
USA
e
URSS
destinano
al
bestiame,
si
potrebbero
nutrire
1
mrd
di
persone.
-
La
diseguale
distribuzione
delle
risorse.
La
fame
non
è
un
male
inevitabile.
Dal
1970
al
1983
la
produzione
alimentare
complessiva
(cereali,
legumi,
tuberi,
carne
ecc.)
è
aumentata
del
47%
(l'aumento
medio
dei
prodotti
in
quei
14
anni
è
stato
del
3,3%
l'anno).
L'incremento
della
popolazione
nello
stesso
periodo
è
stato,
a
livello
mondiale,
dell'1,9%
annuo,
mentre
nel
Terzo
mondo
del
2,5%.
-
Come
si
può
notare,
la
causa
primaria
della
fame
del
mondo
non
sta
in
una
produzione
alimentare
insufficiente,
ma
nell'impossibilità
per
i
più
poveri
di
acquistare
gli
alimenti
prodotti.
I
prezzi
dei
generi
alimentari
sono
troppo
alti
per
i
redditi
medi
della
popolazione
del
Terzo
mondo.
Nei
paesi
avanzati
la
spesa
alimentare
rappresenta
il
20-25%
del
reddito
familiare,
mentre
il
resto
viene
speso
per
vestiario,
mezzi
di
trasporto,
alloggio,
divertimenti
ecc.
Nei
paesi
più
poveri
invece
la
spesa
alimentare
costituisce
fino
all'80%
del
reddito
familiare.
Da
noi
la
povertà
raramente
comporta
fame
e
denutrizione,
nel
Terzo
mondo
invece
povertà
significa
subito
fame.
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